Droni e frutticoltura: in Trentino si sperimenta la tecnica del rilascio del maschio sterile contro la mosca della frutta

È possibile utilizzare i droni per neutralizzare la mosca della frutta, insetto che, in Trentino, fa puntualmente danni, soprattutto agli alberi di pesco e di mele? La risposta viene dall’Istituto di Ricerca Fondazione Edmund Mach (FEM), che sta sperimentando la tecnica del rilascio del “maschio sterile”. Vediamo di che cosa si tratta.

L’impiego dei droni in frutticoltura è sempre meno un fatto isolato e sempre più “progetto” in grado di effettuare trattamenti mirati e a impatto zero, in direzione di una sostenibilità ambientale che poggia sulla concretezza. E la diffusione ragionata di insetti è un esempio eloquente di tale progettualità.

Ne sa qualcosa l’Istituto di Ricerca Fondazione Edmund Mach (FEM), che sta sperimentando la tecnica del rilascio del maschio sterile tramite droni, per neutralizzare la mosca della frutta, insetto che, in Trentino, fa puntualmente danni, soprattutto agli alberi di pesco e di mele.

In che cosa consiste? Nel rilasciare – attraverso l’utilizzo di droni – mosche della frutta sterili importate dalla Spagna. L’utilizzo di tale tecnica presenta un duplice beneficio: consente di ridurre la presenza di questo insetto nocivo e, allo stesso tempo, l’utilizzo di insetticidi, come accade in Spagna, dove questo metodo è ormai collaudato.

Contro la mosca della frutta vince l’approccio ecologico

Il Ceratitis Capitata – questo il nome latino della mosca mediterranea della frutta – è un parassita originario dell’Africa orientale, diffuso in tutte le aree frutticole della costa mediterranea e in grado di attaccare più di trecento specie agrarie.

Considerata una delle specie più temibili a causa del suo elevato potenziale biologico, nel nostro Paese è presente nelle regioni meridionali e centrali ma, a causa dei cambiamenti climatici, ha causato danni anche nelle regioni settentrionali

In Trentino, ad esempio, è stata segnalata per la prima volta nel 1990, ma questo primo ritrovamento è stato seguito da altri che testimoniano una diffusione lenta e costante nella regione.

Allo stato attuale, in Italia la mosca mediterranea della frutta è stabilita nell’area dell’Alto Garda e a macchia di leopardo nella Valle dell’Adige, dove provoca danni soprattutto agli alberi di mele.

Per mantenere il danno al di sotto della soglia economica, sono necessari specifici trattamenti con insetticidi ovo-larvicidi. Ma c’è un problema: il Ceratitis Capitata attacca le mele mature poco prima della raccolta, momento in cui non è possibile effettuare trattamenti insetticidi. Il che ha indotto a cercare soluzioni alternative.

In particolare, le ricerche, oggi, si focalizzano sull’approccio ecologico, tra cui la tecnica del maschio sterile (Sterile insect technique – SIT), che prevede il rilascio, sui frutteti, di maschi sterili della stessa specie.

versamento, all’interno del serbatoio del drone, di insetti
Droni e frutticoltura: versamento, all’interno del serbatoio del drone, dei maschi sterili della mosca della frutta destinati al lancio sui frutteti

Droni contro la mosca della frutta: il progetto FEM per l’area del Trentino

In Italia, la tecnica del maschio sterile è stata adottata negli anni 2018-2020 e, fin da subito, ha avuto come obiettivo quello di stabilire la fattibilità della sua applicazione per il controllo della mosca mediterranea della frutta in Trentino.

Il primo obiettivo raggiunto ha riguardato la definizione di una procedura più rapida possibile per il trasferimento dei maschi sterili – in fase post larvale – dalla biofabbrica alle aree di rilascio.

La velocità, in questo caso, è un fattore determinante, poiché il tempo trascorso dagli insetti – appena usciti dalla biofabbrica e, dunque, in uno stadio post larvale – in condizioni di carenza di ossigeno è fondamentale che sia ridotto al minimo, pena l’influenza dei parametri di qualità degli insetti rilasciati e, di conseguenza, della loro efficacia.

Al conseguimento di questo obiettivo è seguito lo studio delle fasi di preparazione in laboratorio e di rilascio, corredate da indagini circa la percentuale di maschi emergenti a ogni spedizione, la dispersione in campo, la percentuale di ricatture, nonché la valutazione della performance di accoppiamento con la popolazione naturale.

Spiegano Gino Angeli Serena Chiesa del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach (FEM):

Negli anni 2018 e 2019, i rilasci sono stati effettuati manualmente, mentre nel corso del 2020, terzo e ultimo anno del progetto, gli esperti della FEM si sono concentrati sullo sviluppo di un’alternativa attraverso l’uso dei droni. Con la collaborazione di ND Movie, che ha sviluppato il prototipo sperimentale per il rilascio, si sta procedendo con i primi test in campo

L’applicazione di questo innovativo metodo di rilascio, che ha preso spunto dalle esperienze di altri paesi del mondo – dove la distribuzione dei maschi sterili della mosca mediterranea della frutta viene effettuata con aerei ultraleggeri – consentirebbe la copertura di vaste zone in tempi brevi, rendendo più sostenibile l’applicazione della tecnica SIT nel nostro territorio del Trentino.

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Paola Cozzi
Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente mi dedico al Giornalismo Digitale ed esploro nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione

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