Il report del World Economic Forum mette in evidenza diversi Paesi che hanno messo in atto politiche incoraggianti per la transizione energetica. Cosa resta da fare oggi e nel prossimo futuro

Il report “Fostering Effective Energy Transition” realizzato da WEF in collaborazione con Accenture, oltre a segnalare gli aspetti più critici alla base della transizione energetica nel mondo, mette in evidenza anche quali sono i Paesi più (e meno) virtuosi in questo passaggio che comprende la produzione da fonti rinnovabili, ma anche un’attenzione agli aspetti fondanti di una vera transizione che devono comprendere, in modo quanto più omogeneo, equità, sostenibilità e sicurezza.

Takeaway

Nel report WEF dedicato alla promozione dell’Energy Transition sono elencati diversi Paesi che hanno promosso passi importanti. Non ci sono solo i “soliti noti”: dal Kenya al Costa Rica, dall’Azerbaigian al Ghana, l’attenzione alle rinnovabili è quanto mai globale.
Cosa resta da fare per attuare un passaggio dalle fossili alle rinnovabili, promuovendo economie energetiche che contemplino equità, sicurezza e sostenibilità? Servono investimenti, ma serve anche un quadro normativo che incoraggi e sostenga il cambiamento.
Dall’energy storage ai sistemi CCS, diverse tecnologie devono crescere in modo pressoché esponenziale perché si possa arrivare a centrare il traguardo net zero economy al 2050.

Il quadro nel mondo: i Paesi più virtuosi nell’energy transition

Un primo elemento che accomuna i 120 Paesi analizzati con la lente dell’Energy Transition Index è che tutti condividono attributi comuni, tra cui un ridotto livello di sovvenzioni energetiche, una maggiore sicurezza energetica ottenuta grazie a un mix energetico ed elettrico diversificato, una maggiore quota di energia “pulita” nello stesso quadro energetico e un ambiente normativo forte e favorevole a guidare la transizione energetica.

La maggior parte dei paesi mostra progressi, con le nazioni in via di sviluppo al centro della scena.

Se si considera il vertice della classifica, i primi dieci Paesi provengono dall’Europa occidentale e settentrionale e rappresentano il 2% delle emissioni di CO2 legate all’energia, il 4% dell’approvvigionamento energetico totale e il 2% della popolazione mondiale. Non è un campione rappresentativo di un cambiamento sostanziale: prova ne è che tra le dieci economie più grandi al mondo, solo la Francia figura nella top ten. A parziale compensazione, nelle prime venti posizioni figurano Cina e Brasile.

Sebbene siano presenti molte economie avanzate nei primi posti, va anche rilevato che sono presenti anche 14 paesi dell’Europa in via di sviluppo ed emergente, dell’Asia in via di sviluppo ed emergente, dell’America Latina e dei Caraibi

Per quanto riguarda i Paesi virtuosi, Azerbaigian e Kenya sono i due Paesi che hanno fatto registrare i maggiori miglioramenti tra il 2022 e il 2023. Detto che solo India e Singapore stanno facendo progressi su tutti gli aspetti delle prestazioni del sistema energetico, negli aspetti particolari si notano altri Paesi virtuosi. In termini di equità si segnalano Oman, Canada, Stati Uniti e Svezia mentre i migliori nella dimensione sicurezza, accanto a economie avanzate, come Stati Uniti, Australia ed Estonia, si trova la Malesia, un paese in via di sviluppo. Sempre in tema di sicurezza mostrano ottimi risultati anche Brunei, Ghana e Albania. Il primo Stato si è concentrato sulla diversificazione delle proprie fonti energetiche, mentre il Ghana e l’Albania hanno ridotto le importazioni e migliorato l’affidabilità energetica.

In termini di sostenibilità, l’America Latina guida la classifica della dimensione con Costa Rica, Paraguay e Uruguay, grazie all’abbondante potenziale idroelettrico.

Nel complesso il 62% della popolazione mondiale oggi risiede in un paese che sta guidando o avanzando verso una transizione energetica equa. In questi paesi si lavora per promuovere condizioni per il raggiungimento dell’equità energetica e per ridurre la disuguaglianza sociale, nonché per affrontare una più ampia accessibilità economica energetica.

Energy Transition: gli elementi da considerare oggi e domani

Per realizzare un’efficace Energy Transition, i Paesi devono bilanciare il proprio sistema energetico attraverso le dimensioni di equità, sicurezza e sostenibilità e compiere progressi in tutti i fronti. Questa finora è una carenza che si ravvisa nella stragrande maggioranza degli Stati.

Gli elementi dell’Energy Transition Index secondo gli analisti del World Economic Forum
Gli elementi dell’Energy Transition Index secondo gli analisti del World Economic Forum

Il problema è che, a fronte di un quadro ancora disomogeneo, c’è bisogno di accelerare la transizione verso fonti rinnovabili, verso sistemi e soluzioni capaci di ridurre una decarbonizzazione complessiva di molti dei settori più impattanti. Resta però un quadro, come si legge nel report, in cui:

“diversi eventi ambientali, macroeconomici e geopolitici nell’ultimo decennio hanno influenzato il sistema energetico in una miriade di modi e hanno evidenziato le complessità della transizione energetica. Nell’ultimo decennio, il mondo ha compiuto passi significativi verso la transizione verso sistemi energetici a basse emissioni di carbonio, anche se non al ritmo necessario per raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050”.

Tuttavia, non tutto è negativo. Tutt’altro. Lo conferma il fatto che nell’ultimo decennio, l’83% dei paesi monitorati dall’ETI ha migliorato le prestazioni del proprio sistema energetico, un’indicazione della loro forte crescita del sistema energetico. I punteggi medi globali delle prestazioni del sistema sono costantemente aumentati.

Gli investimenti finanziari in energia da rinnovabili continuano a essere un fattore chiave per le economie in transizione. Essi, segnala il WEF alimentano altri fattori abilitanti l’Energy Transition, come lo sviluppo e l’implementazione della tecnologia, facilitando attivamente l’aumento della capacità delle energie rinnovabili e dell’infrastruttura associata. Nonostante i progressi compiuti, gli investimenti nella fornitura di energia pulita rimangono ancora un fattore critico. Solo sei Paesi sono riusciti a destinare più dell’1% del loro PIL nel 2022 in investimenti nelle rinnovabili.

A partire dal 2023, solo 17 paesi su 120 sono riusciti a riflettere i propri obiettivi net-zero nel quadro normativo.

La International Energy Agency stima che circa 2800 miliardi di dollari saranno investiti in energia nel 2023. Più di 1700 miliardi di dollari saranno destinati all’energia pulita, tra cui energia rinnovabile, nucleare, reti, stoccaggio, combustibili a basse emissioni, miglioramenti dell’efficienza e uso finale di energie rinnovabili ed elettrificazione.

“Per ogni dollaro speso in combustibili fossili, ora ne vengono spesi 1,7 in energia pulita. Cinque anni fa questo rapporto era di uno a uno”.

Dove serve accelerare

In diversi settori è necessario velocizzare la transizione. In questo senso, l’industrializzazione di soluzioni avanzate ha il potenziale di ridurre i costi, quindi è necessario accelerare in modo esponenziale la velocità e la portata della loro implementazione. Un esempio, per essere sulla strada degli obiettivi net zero al 2050, il sistema energetico deve registrare una crescita della capacità di stoccaggio delle batterie di ben 15 volte mentre i sistemi CCS (carbon capture and storage) di ben 40 volte entro il 2030. Allo stesso modo, il mercato dell’idrogeno verde dovrebbe crescere da 500 milioni di dollari a 120 miliardi e i biocarburanti avanzati da 3 miliardi a 180 miliardi di dollari.

Sempre secondo la IEA, entro il 2030 dovranno essere investiti 900 miliardi di dollari per modernizzare le reti elettriche e costruire stazioni di ricarica per veicoli elettrici pubblici, stazioni di rifornimento di idrogeno, condotte di cattura diretta dell’aria e di CO2, impianti di stoccaggio e terminali di importazione ed esportazione. Inoltre, 1700 miliardi di dollari dovranno essere investiti ogni anno in tecnologie a basse emissioni di carbonio nei settori di utilizzo finale. La maggior parte di questi stanziamenti dovrà provenire dal settore privato, sostenuti da politiche pubbliche capaci di contribuire con incentivi. Serve accelerare, quindi, ed è necessario farlo ora, evidenzia il WEF:

“Le azioni intraprese nei primi anni di questo decennio di realizzazione saranno fondamentali per garantire che una forte ambizione a lungo termine sia sostenuta da progressi immediati. La transizione energetica deve essere resa resiliente per mantenere la velocità nelle attuali volatilità e durante potenziali interruzioni future”.

Scritto da:

Andrea Ballocchi

Giornalista Leggi articoli Guarda il profilo Linkedin