Tecnologia e ambiente, VMware mette in campo le sue “Force for Good”

Tutte le Big Tech, non solo le Top 5, sono convocate per rispondere ad obiettivi ambientali e sociali con impegni e progetti concreti che “diano un senso” all’Agenda 2030 a livello globale e locale. Nel corso di una recente conferenza stampa, VMware ha presentato le sue “force for good” per affrontare le sfide più complesse sulle quali l’intera comunità globale è chiamata a dare una risposta

TAKEAWAY

  • Tecnologia e ambiente: presentato il primo Global Impact Report 2020 di VMware, il rapporto che evidenzia i più recenti risultati dell’azienda rispetto agli obiettivi che si era data per il 2020
  • L’azienda ha identificato 30 obiettivi misurabili da raggiungere entro il 2030 (30×30) che si concentrano su tre temi: Trust, Equity e Sustainability
  • Tra le “force for good”, presentata la nascita della Foresta VMware, 500 piante hanno trovato “casa” in un’area di 2.000 mq all’interno del Parco Nord di Milano nell’ambito del progetto ForestaMI, una attività di forestazione urbana promossa dal Comune di Milano che si pone l’obiettivo di piantare nel territorio municipale 3 milioni di alberi entro il 2030

Il binomio tecnologia e ambiente sta assumendo un ruolo importante nelle strategie di molte aziende che sono chiamate a “dare un senso” alle proprie Agende 2030, non solo attraverso una visione ma anche – e soprattutto – mediante azioni concrete ed attività tangibili che dimostrino quanto l’impegno nel “costruire un mondo più equo e sostenibile” possa finalmente andare al di là degli slogan e della buona pubblicità.

Nel corso di una recente conferenza stampa, Raffaele Gigantino, country manager di VMware Italia, ha riassunto le principali azioni messe in atto dalla multinazionale americana (già nel 2015, con obiettivi al 2020), presentato la visione dell’azienda annunciando la sua Agenda 2030, e raccontato l’impegno locale dell’azienda italiana.

Global Impact Report

Raffaele Gigantino, Country Manager VMware Italia
Raffaele Gigantino, Country Manager VMware Italia

«Il Global Impact Report è lo studio che evidenzia l’impegno di VMware a essere una forza per il bene e che riporta i risultati raggiunti e gli obiettivi per costruire un business responsabile e un futuro resiliente», esordisce Gigantino. «Il report evidenzia i risultati raggiunti al 2020 su diversi fronti, dallo sviluppo di prodotti con minore impatto energetico/ambientale (con riduzione delle emissioni di CO2), all’utilizzo di energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili, fino all’impegno personale delle donne e degli uomini che lavorano in VMware e che hanno dedicato il loro tempo supportando più di 10.000 organizzazioni no-profit in 97 Paesi ed oltre 2.400 istituti di istruzione in 93 Paesi con oltre 48.000 studenti, grazie alla nostra VMware IT Academy».

Il Global Impact report evidenzia infatti come, dal 2003, il portafoglio prodotti dell’azienda americana abbia aiutato le aziende clienti a evitare oltre 1,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2. Sul fronte del consumo energetico, invece, emerge che VMware ha ottenuto la certificazione CarbonNeutral Company per due anni consecutivi ed oggi fornisce il 100% dell’elettricità nelle sue strutture globali da fonti rinnovabili.

Agenda 2030

Accantonati i risultati raggiunti nel 2020, VMware ha recentemente annunciato anche la sua visione di medio lungo termine presentando le direttrici della sua Agenda 2030.

L’azienda ha identificato una sorta di “formula”, 30×30: 30 obiettivi misurabili da raggiungere entro il 2030. Tre le direttrici portanti sulle quali definire le azioni da intraprendere:

  • Fiducia: da intendersi come “sicurezza” e “protezione” (l’impegno di VMware va nella direzione dello sviluppo tecnologico e della formazione per contrastare gli attacchi informatici che minacciano il mondo digitale);
  • Equità: anche in questo caso la direttrice degli obiettivi “chiama in causa” lo sviluppo dei prodotti (tecnologie per abilitare una forza lavoro distribuita dando ai dipendenti non solo maggiore flessibilità ma anche pari opportunità e garanzie di inclusività), da un lato, e, dall’altro, l’impegno delle persone (attraverso partnership con istituzioni accademiche e partner no-profit, VMware contribuirà a colmare il divario di competenze digitali e a rendere la trasformazione digitale più accessibile a tutti);
  • Sostenibilità: in questo ambito, l’azienda si assume la responsabilità di innovare per un mondo più resiliente, decarbonizzando l’infrastruttura digitale attraverso tutto l’ecosistema di partner e clienti.

Lungo queste tre direttrici, si snoderanno gli obiettivi, alcuni dei quali saranno:

  • rendere la sicurezza intrinseca nell’infrastruttura digitale per far fronte agli attacchi informatici;
  • collaborare con i partner del cloud pubblico per ottenere operations a zero emissioni di carbonio entro il 2030;
  • aumentare in modo significativo l’efficienza del carico di lavoro in termini di emissioni di carbonio nelle operations digitali dei nostri clienti;
  • assumere una donna per ogni uomo e garantire che il 50% dei manager siano donne o appartenenti a una comunità sottorappresentata;
  • raggiungere un livello netto di emissioni di carbonio pari a zero per le attività e la supply chain e ridurre le emissioni del 50% entro il 2030 rispetto al livello di riferimento del 2018;
  • coinvolgere il 75% dei fornitori per aiutarli a ridurre le loro emissioni, fissando obiettivi raggiungibili già entro il 2024;
  • utilizzare il 100% dell’energia da fonti di energia rinnovabile.

Tecnologia e ambiente, la strada della decarbonizzazione

Giuseppe Di Franco, Group Executive VP Atos, Global Head Resources Services CEO Atos Italia
Giuseppe Di Franco, Group Executive VP Atos, Global Head Resources Services CEO Atos Italia

Uno dei temi dibattuti nel corso della conferenza stampa riguarda la decarbonizzazione. Giuseppe Di Franco, Group Executive Vice President Atos, Global Head of Resources & Services, CEO Atos Italia, ha evidenziato come «oggi digitalizzazione, robotizzazione, vengono viste con accezione negative».

«Io sono convinto che la digitalizzazione sia da “leggere” persino come sinonimo di “decarbonizzazione”: è con la tecnologia e la digitalizzazione che riusciremo a portare avanti politiche e programmi di sostenibilità ambientale», evidenzia Di Franco. «Tuttavia, passare da fonti energetiche fossili alle fonti rinnovabili – per esempio – richiede cambi di paradigma importanti, ci sono tantissimi impatti, dalle infrastrutture delle reti elettriche ai flussi energetici».

«La tecnologia è indispensabile per rendere la decarbonizzazione un percorso fattibile», prosegue Di Franco. «La transizione energetica deve essere supportata dalla digitalizzazione delle reti e degli impianti. La digitalizzazione consente di usare le infrastrutture in modo più efficiente e quindi rendere minore la richiesta di risorse per la transizione energetica. Se ad esempio si crea un “gemello digitale” di una rete elettrica, si possono simulare gli impatti della autoproduzione con fonti rinnovabili e quindi fare investimenti in modo molto più mirato e produttivo».

«La transizione energetica può essere declinata in sostenibilità e digitalizzazione. Il fattore discriminante però è l’interconnessione, non si può pensare di fare progetti “a silos”, serve una visione macro e progettualità micro ma connessa», gli fa eco Luca Ceriani, Chief Digital Officer del Gruppo Alperia, provider di servizi energetici green dell’Alto Adige.

Luca Ceriani, Chief Digital Officer del Gruppo Alperia
Luca Ceriani, Chief Digital Officer del Gruppo Alperia

«Le fonti rinnovabili diventano fattore di cambiamento anche della società, passando da una visione macro (con energia erogata e distribuita da centrali) a una micro (con produzione che avviene a livelli di singola abitazione, condominio). Cambia l’urbanizzazione, cambia la società», invita poi a riflettere Di Franco.

«Si parla molto di comunità energetiche, ma perché questo paradigma possa davvero prendere forma servono investimenti importanti in infrastrutture e tecnologie», aggiunge ancora Ceriani.

La foresta VMware

Tra le “force for good” messe in campo da VMware, a livello locale, anche una foresta di nuovi alberi donati al Comune di Milano e piantati all’interno del Parco Nord della città.

La Foresta VMware è parte di una iniziativa che l’azienda ha deciso di sviluppare per sostenere il progetto ForestaMI e contribuire attivamente alla riduzione della CO2 tramite la piantumazione di alberi all’interno del Parco Nord di Milano. L’attività di forestazione urbana promossa dal Comune di Milano si pone l’obiettivo di piantare nel territorio municipale 3 milioni di alberi entro il 2030; VMware ha contribuito donando 500 alberi che hanno “trovato casa” su una superficie di 2mila mq all’interno del parco.

Secondo quanto riportato dal country manager italiano, Raffaele Gigantino, durante il loro ciclo di vita, le piante assorbiranno 16.750 kg di CO2 ogni anno, pari a:

  • 1 volta il giro della terra percorso in un’auto di media cilindrata
  • 35 viaggi andata e ritorno da Roma a Londra a bordo di un aereo
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Nicoletta Boldrini
Giornalista e divulgatrice indipendente, autrice e speaker, con due anime: tecnologica e umanistica | Analizzo gli impatti delle tecnologie sul nostro futuro | Il mio motto: sempre in marcia a caccia di innovazione | #Tech4Good #Tech4Future
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