Crowdsourcing: computer personali per combattere la Covid-19 (ma non solo!)

Tutti possono contribuire ad aiutare gli scienziati a trovare una cura per la Covid-19 (e non solo!). Basta mettere a disposizione il proprio computer.

Tutti possono contribuire ad aiutare gli scienziati a trovare una cura per la Covid-19 (e non solo!). Basta mettere a disposizione il proprio computer. Più di 200mila volontari in tutto il mondo stanno aiutando a trovare potenziali trattamenti per la malattia Covid-19, eseguendo simulazioni sui loro computer di casa e laptop.

Si tratta di un progetto di crowdsourcing con più di un milione di dispositivi resi disponibili da singoli cittadini alla scienza, per aiutare a smistare decine di migliaia di molecole.

Non solo vaccini, per combattere la malattia (la Covid-19) causata dall’ormai arcinoto nuovo coronavirus SARS-CoV-2, serve intensificare la ricerca scientifica per identificare molecole e sviluppare poi farmaci antivirali in grado di assicurare un trattamento efficace per le persone infette dal virus.

L’identificazione delle molecole e la simulazione delle proteine rappresentano due importantissimi tasselli nel campo della ricerca medica, chimica e farmacologica, ma richiedono enormi capacità di calcolo.Ciascuno di noi, con un piccolo gesto di solidarietà, può contribuire a superare questa sfida, semplicemente mettendo a disposizione il proprio computer (mentre lo si può continuare ad usare anche per altro!).

L’elaborazione distribuita non è una cosa nuova, ma spesso si è concretizza solo grazie a ristrette cerchie di persone coinvolte in un progetto. Da qualche anno, fortunatamente, iniziano a prendere forma interessanti progetti di crowdsourcing, come quello di Folding@Home che, attraverso un semplice software, consente a tutti di condividere la potenza di calcolo inutilizzata del proprio computer, con l’obiettivo di sostenere la ricerca per la cura di malattie come cancro, SLA, Parkinson, Huntington e molte altre.

Nello specifico, la “raccolta” di capacità elaborativa, serve per analizzare e simulare i cosiddetti processi di ripiegamento delle proteine (si riferiscono al modo in cui le proteine ottengono la loro struttura tridimensionale; soltanto una volta terminato il ripiegamento le proteine possono assumere la loro funzione fisiologica). Noi esseri umani facciamo affidamento sulle proteine per mantenerci sani; queste si assemblano da sole, ripiegandosi. Ma quando si ripiegano male, possono esserci gravi conseguenze per la salute.

Per “alimentare” questo tipo di ricerche servono supercomputer con enormi capacità di calcolo. Ma… anche noi, nel nostro piccolo, possiamo donare un po’ di capacità di calcolo.

Qui trovate la pagina con il software da installare >> https://foldingathome.org/start-folding/  

Crowdsourcing e Covid-19, più di un milione di dispositivi resi disponibili da singoli cittadini alla scienza

L’elaborazione distribuita è alla base del progetto COVID Moonshot, un’ambiziosa iniziativa di crowdsourcing per accelerare lo sviluppo di un antivirale per la Covid-19 (alla quale partecipano Folding@Home e AWS che ha donato l’utilizzo in cloud di moltissimi server).

Ad oggi, sono oltre un milione i dispositivi personali che hanno contribuito al progetto, con la loro capacità di calcolo distribuita resa disponibile alla community.

Il progetto prevede la pianificazione periodica di veri e propri “sprint” – della durata di una settimana – grazie ai quali, chiamando “a rapporto” i donatori di capacità di calcolo, si indirizza tutta la potenza elaborativa per l’esecuzione di simulazioni molecolari.

Questi sprint hanno aiutato a selezionare decine di migliaia di potenziali molecole da sintetizzare per rispondere a domande difficili nell’ottimizzazione del legame dei composti principali per lo sviluppo di nuovi farmaci.

La potenza di calcolo combinata e distribuita ha già permesso agli scienziati di studiare la proteina NSP16 all’interno del DNA del virus SARS-CoV-2; la correttamente inibizione, attraverso certe molecole, di questa proteina consentono al nostro sistema immunitario di riconoscere e combattere il virus. Ecco allora che la ricerca ha bisogno di trovare la giuste molecole per creare gli inibitori della proteina NSP16.  

Come riportato in un recente articolo pubblicato sul sito del World Economic Forum, a firma di Victoria Masterson, il progetto ha permesso di accumulare uno dei database di simulazione di proteine pubbliche più grandi al mondo (che Folding@Home sta ora condividendo come set di dati aperti su AWS) in modo che i ricercatori di tutto il mondo possano accedere facilmente a questi dati per accelerare la ricerca delle terapie per combattere la COVID-19.

Citizen science, l’aiuto dei cittadini alla scienza

Nel suo articolo, Victoria Masterson fa un piccolo ma interessante riferimento alla cosiddetta “scienza dei cittadini”. Secondo la rivista Nature, le radici della scienza dei cittadini risalgono al 1900, quando una società di conservazione degli uccelli persuase gli americani a contare gli uccelli invece di sparargli.

Tuttavia, è solo negli ultimi 15 anni che la scienza dei cittadini è riuscita concretamente ad espandersi, grazie soprattutto alle tecnologie che hanno fornito alle persone dispositivi e app per acquisire, elaborare e condividere dati, tra cui telecamere, registratori audio e navigazione satellitare.

Milioni di persone in tutto il mondo ora contribuiscono alla ricerca scientifica in tutto il mondo attraverso progetti e piattaforme di citizen science. Un altro esempio, oltre a quello di Folding@Home, viene da Zooniverse, una comunità online con 1,6 milioni di utenti registrati che contribuiscono attivamente a progetti di ricerca guidati da centinaia di ricercatori in svariati campi, dalla classificazione delle galassie al conteggio dei pinguini alla trascrizione dei manoscritti…

Alcuni tra i progetti più rilevanti di questa comunità di cittadini e ricercatori includono la classificazione degli animali nel Serengeti, la scoperta di nuovi esopianeti utilizzando il telescopio spaziale Kepler, la comprensione della struttura sociale e le storie di vita delle balene beluga in Canada, la creazione di un vastissimo archivio di documenti dell’Olocausto (per tenere viva la memoria – aggiungo io – di ciò di cui può essere capace l’essere umano).

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Nicoletta Boldrini
Giornalista e divulgatrice indipendente, autrice e speaker, con due anime: tecnologica e umanistica | Analizzo gli impatti delle tecnologie sul nostro futuro | Il mio motto: sempre in marcia a caccia di innovazione | #Tech4Good #Tech4Future
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