Nel report WEF sull’attuazione della transizione energetica nel mondo emergono segnali incoraggianti, ma c’è ancora molto da fare sotto diversi punti di vista

La transizione energetica nel mondo procede, ma spesso non tiene conto di almeno una delle caratteristiche fondamentali: equità, sicurezza e sostenibilità.

Lo evidenzia il report 2023 realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con Accenture, intitolato “Fostering Effective Energy Transition”.

Per “promuovere una transizione energetica efficace” sono fondamentali i tre elementi citati, insieme a una serie di fattori che possono assicurare un passaggio omogeneo ed efficace a un’economia “green”. Dal documento emerge un aspetto positivo: nell’ultimo decennio, i punteggi ETI (Energy Transition Index) globali sono migliorati del 10%.

Tuttavia, tra le righe dell’analisi, si notano diversi aspetti migliorabili. Sui 120 Paesi analizzati, solo due paesi – India e Singapore – stanno facendo progressi su tutti gli aspetti delle prestazioni del sistema energetico. Inoltre, solo il 18% dei paesi nel 2023 ha bilanciato gli imperativi del “triangolo energetico”. Sul totale, 113 Paesi hanno sì compiuto progressi nell’ultimo decennio, ma solo 55 hanno migliorato i propri punteggi di oltre il 10%.

Infine, secondo il report, solamente 41 paesi hanno compiuto progressi costanti nell’ultimo decennio.

Nel 20% dei Paesi mondiali considerati si registra un rallentamento dei progressi sull’equità energetica, mentre in tema di sostenibilità va segnalato come i paesi che rappresentano più del 90% delle emissioni mondiali stanno dando la priorità alla sostenibilità.

L’attenzione alle rinnovabili, ma anche a politiche mirate a una maggiore sostenibilità e all’attenzione verso comportamenti virtuosi c’è, ma la crescita è lenta. Va sempre ricordato che l’ultimo rapporto IPCC ha messo – ancora una volta – in chiaro la necessità di ridurre le emissioni di quasi metà entro il 2030 per limitare il riscaldamento a 1,5°C.

“Alla luce di questi sviluppi, ora è più importante che mai per i paesi accelerare ulteriormente la loro transizione energetica in modo da bilanciare e soddisfare la necessità di un’economia equa, sostenibile e sicura”, segnala il WEF.

Takeaway

Sulla diffusione delle energie rinnovabili c’è ancora molto da fare. Lo ricorda il report WEF dedicato al tema. I punteggi medi globali dell’indice sulla transizione energetica sono aumentati del 10% dal 2014, ma negli ultimi tre anni la crescita è stata marginale.
I progressi ci sono ma ancora lenti: solo 41 paesi hanno fatto passi avanti costanti nell’ultimo decennio. Ma soprattutto manca ancora un giusto rapporto tra equità, sicurezza e sostenibilità.
Malgrado il contesto geopolitico e le difficoltà, che non hanno ancora permesso di smarcarsi dai combustibili fossili, vi sono segnali incoraggianti, tra questi gli investimenti in rinnovabili, che nel 2022 hanno raggiunto il record di 1300 miliardi di dollari.
Transizione energetica nel mondo, la tabella ETI (Energy Transition Index) del World Economic Forum
Transizione energetica nel mondo, la tabella ETI (Energy Transition Index) del World Economic Forum

La transizione energetica nel mondo e un’equità ancora da costruire

La transizione energetica nel mondo ha subito diversi contraccolpi, specie negli ultimi due anni. L’invasione dell’Ucraina ha contribuito in maniera determinante a innescare una crisi energetica globale con prezzi alle stelle e interruzioni dell’approvvigionamento. Di conseguenza, molti Stati hanno fatto ricorso – chi più, chi meno – al carbone per soddisfare il fabbisogno energetico. Il consumo mondiale di carbone ha raggiunto un ulteriore record e sui combustibili fossili c’è stata una corsa – specie su gas e GNL – anche se la volatilità del mercato del gas si è estesa ai mercati dell’elettricità.

Proprio questa situazione negli ultimi tre anni ha portato a shock estremi dei prezzi, aggravando la povertà energetica e bloccando l’accesso all’energia.

Ecco, quindi la tensione su uno degli elementi portanti della transizione energetica: l’equità. Lo stesso WEF lo sottolinea:

“Mentre i risultati in materia di sostenibilità ambientale sono cresciuti più rapidamente e i paesi stanno dando la priorità alla sicurezza energetica dopo gli insegnamenti tratti dalla crisi energetica, è necessario affrontare considerazioni sull’inclusione e l’equità per una transizione solida e resiliente.”

Ricorda inoltre gli elementi alla base di una transizione giusta: i progressi nella transizione energetica sono determinati dalla misura in cui si riesce a costituire un solido ambiente favorevole. Questo richiede un quadro normativo stabile e la capacità di attrarre e impiegare capitali su larga scala. Oltre a un quadro politico completo per rinnovabili, efficienza energetica e l’accesso all’energia,

“i quadri normativi devono essere allineati con una tabella di marcia concreta, ambiziosa e credibile verso il ‘net zero’, supportata da una tariffazione efficiente del carbonio”.

Un ambiente per gli investimenti caratterizzato da basso costo del capitale, liquidità nei mercati nazionali e attrattiva per gli investimenti diretti esteri è un fattore abilitante per mobilitare livelli crescenti di capitale per la transizione energetica. Lo stesso report non manca di ricordare come le economie avanzate devono rispettare l’impegno di mobilitare annualmente 100 miliardi di dollari di finanziamenti per il clima destinati ai paesi in via di sviluppo.

Uno scenario con molte incognite

A fronte di questo quadro, le criticità non mancano: le aziende stanno cercando di spostare le operazioni verso mercati con energia più economica e affidabile, sollevando preoccupazioni per l’occupazione nelle comunità locali. Inoltre, la risposta fiscale per mitigare gli effetti della crisi energetica su consumatori e imprese ha imposto un pesante onere finanziario ai governi, con stime di sovvenzioni ai combustibili fossili superiori a mille miliardi di dollari nel 2022.

Da qui le difficoltà implicite: un mix energetico ancora troppo marcatamente affrancato a gas, petrolio e carbone (in tutti i Paesi esaminati i combustibili fossili sono la fonte energetica primaria) e situazioni poco eque.

Proprio l’equità è il valore che ha subito un andamento altalenante: dal 2014 il punteggio riguardante la dimensione equa ha registrato un aumento del 4%, con un recente incremento del 3% tra 2021 e 2022, ma poi ha subito un calo del 4% dal 2022 al 2023 a seguito dei segnali del mercato poco incoraggianti.

Con il perdurare della crisi energetica globale, l’impennata dei prezzi dell’energia continua ad alimentare pressioni inflazionistiche che scoraggiano gli investimenti in paesi che già affrontano tassi di interesse elevati e maggiore volatilità. Di conseguenza, “gli investimenti per l’accesso all’energia diminuiscono mentre anche l’accessibilità dei servizi energetici diventa fortemente limitata, aumentando le preoccupazioni per l’equità e la giustizia della transizione energetica”. I dati traducono questa preoccupazione in previsioni drammatiche:

“le stime suggeriscono che circa 75 milioni di persone che hanno avuto accesso all’elettricità di recente probabilmente perderanno la possibilità di pagarla e 100 milioni di persone potrebbero tornare a utilizzare la biomassa tradizionale per cucinare”.

Il rischio è che, con questo scenario, reso ancora più pesante dai sussidi alle fossili, porti a diseguaglianze ancora più spiccate tra economie avanzate ed emergenti. Questo potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo alla transizione energetica.

Sicurezza e sostenibilità

Oltre che sull’equità, la transizione energetica nel mondo si poggia – come detto – su sostenibilità e sicurezza. A quest’ultimo riguardo, su scala globale, i punteggi hanno mostrato i maggiori progressi nell’ultimo decennio, sebbene siano ancora in ritardo rispetto a equità e sostenibilità.

Tuttavia ci sono dei fattori da considerare: man mano che i sistemi energetici diventano più interconnessi e dipendono da tecnologie avanzate, come smart grid, sistemi di controllo di supervisione e acquisizione dati e altre infrastrutture digitali, possono diventare vulnerabili alle minacce informatiche. “Pertanto, le misure di sicurezza informatica e le solide difese devono avere la priorità per mitigare questi rischi man mano che le reti avanzano”.

Quanto alla sostenibilità, alla base dell’Energy Transition Index, nell’ultimo decennio, questa dimensione ha registrato una crescita del 7% nei punteggi globali. Questo significa che c’è stato un incremento su efficienza energetica, decarbonizzazione e nel progresso verso sistemi energetici puliti, elementi costituenti.

Il report WEF ricorda che la transizione verso sistemi energetici sostenibili è un processo complesso che richiede un’attenta pianificazione e attuazione delle politiche. In questo senso, ricorda quanto riportato dalla IEA:

“dal 2020, i governi di tutto il mondo hanno contribuito a mobilitare circa mille miliardi di dollari USA per azioni legate all’efficienza energetica come la ristrutturazione degli edifici, i trasporti pubblici e i progetti infrastrutturali e il sostegno ai veicoli elettrici. Ciò equivale a circa 250 miliardi di dollari all’anno impiegati dal 2020 al 2023, equivalenti a due terzi della spesa totale per il recupero di energia pulita”.

Infine, per quanto riguarda i progressi tecnologici, necessari per sistemi energetici sostenibili, le principali economie stanno integrando le proprie politiche climatiche, di sicurezza energetica e industriale in strategie più ampie.

Gli aspetti positivi

In un quadro a tinte variegate, vanno anche messi in luce gli aspetti positivi che potrebbero avere risvolti sul medio e lungo termine. Si pensi, per esempio, alle politiche messe in atto dagli Stati Uniti, culminati con la Inflation Reduction Act e con la “risposta” dell’Unione Europea attraverso il Net-Zero Industry Act dell’UE per aumentare l’energia pulita, guidare l’innovazione e preparare il terreno per una decarbonizzazione accelerata.

Ci sono poi dei segnali lusinghieri: il mercato dei veicoli elettrici ha registrato una crescita record: le vendite di unità hanno superato i 10 milioni nel 2022 e il 14% delle nuove auto vendute era elettrico.

Dalla mobilità elettrica agli intenti delle aziende, anche in questo caso va segnalato il fatto che giusto un anno fa, a giugno 2022, 702 delle più grandi aziende del mondo hanno fissato obiettivi net zero.

Ma l’elemento più significativo è la crescita esponenziale delle energie rinnovabili “sebbene sia necessaria l’innovazione nelle tecnologie energetiche di prossima generazione”. A tale proposito va ricordato che nel 2022 gli investimenti nelle energie rinnovabili hanno raggiunto il livello record di 1300 miliardi di dollari, un +19% rispetto ai livelli di investimento del 2021 e un +70% rispetto ai livelli pre-pandemici nel 2019.

“In tutto il mondo, i paesi hanno aggiunto a le loro capacità rinnovabili. Uno dei motivi è l’ampia disponibilità e maturità delle tecnologie rinnovabili”.

I costi diminuiti rappresentano una leva importante per la crescita delle rinnovabili. Basti ricordare quanto avvenuto nel fotovoltaico: dal 1976 il prezzo dei moduli solari è diminuito del 99,6%.

Scritto da:

Andrea Ballocchi

Giornalista Leggi articoli Guarda il profilo Linkedin