Cambiamento climatico e stoccaggio CO2: la piantumazione come strategia e la natura come asset che genera valore ecologico ed economico

Oggi, la carbon neutrality, da sola, è sufficiente a combattere il cambiamento climatico? È sufficiente - per comuni cittadini, aziende e organizzazioni - farsi carico della propria impronta climatica e scegliere di rendere le proprie attività non impattanti verso il clima?

Di cambiamento climatico e stoccaggio CO2 – tematiche legate a filo doppio – si dibatte da tempo a livello internazionale, con proposte e direttive, a partire dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e dall’Accordo di Parigi, fino ad arrivare al Green Deal europeo.

In particolare, la prima – alla quale aderiscono i governi dei Paesi membri dell’ONU, compresa l’Italia – si prefigge di portare a termine, entro il 2030, gli obiettivi definiti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (i Sustainable Development Goals), focalizzati su un’ampia gamma di questioni, tra cui, appunto, il cambiamento climatico e la tutela dell’ambiente, regolando le emissioni di anidride carbonica.

E l’Accordo di Parigi – sottoscritto nel 2015 da tutti i Paesi UE – impone l’impegno a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2050 e a raggiungere l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature medie globali a 1,5°C.

Si spinge oltre il Green Deal europeo che, a maggio del 2020, in seguito a un rapporto della Commissione europea sulla scia dell’emergenza pandemica, si arricchisce di una precisa strategia per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2050. Strategia che poggia sulla piantumazione – con la collaborazione dei 27 Stati membri – di tre miliardi di alberi entro il prossimo decennio.

Sappiamo che è l’anidride carbonica prodotta dalle attività umane il principale fattore del cambiamento climatico e, più in particolare, del riscaldamento globale. Nel corso del 2020 – si legge proprio in un documento della Commissione europea – la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha superato del 48% il livello preindustriale (ossia prima del 1750). E il periodo 2011-2020 è stato, per l’Europa, il decennio più caldo mai registrato, con una temperatura media globale di 1,1ºC al di sopra dei livelli preindustriali.

Ricomposto, in brevissima sintesi, lo scenario, alcune domande sono lecite. Tra queste, una è se, oggi, per combattere il cambiamento climatico, sia sufficiente essere carbon neutral. Se, per arrivare a un punto di volta, sia sufficiente farsi carico della propria “impronta climatica” e scegliere di rendere le proprie attività non impattanti verso il clima.

Secondo Giuseppe Gagliano, founder di 17tons – startup della sostenibilità, la cui mission è ridurre la CO2 già immessa nell’atmosfera – non basta più essere a “emissioni zero”:

Dalla prima rivoluzione industriale fino ai nostri giorni, abbiamo immesso in atmosfera tonnellate di anidride carbonica. Al punto che, oggi, l’imperativo non è più solo diventare carbon free, ma stoccare la CO2 già immessa, assorbirla, “succhiarla”, come solo gli alberi hanno la possibilità di fare

Cambiamento climatico e stoccaggio CO2: il progetto che punta all’assorbimento di 19mila kg di anidride carbonica

cambiamento climatico e stoccaggio CO2
Giuseppe Gagliano

Le parole di Gagliano ci riportano al Green Deal europeo e alla sua strategia della piantumazione, al concetto di natura come strumento che contiene in sé le risposte per ritrovare una dimensione sostenibile, alle piante come ecosistema cooperativo.

E a questi principi si ispira il progetto di piantumazione #19milakg di R1 Lease – società di R1 Group – e 17tons, che prevede la messa a dimora di circa duecento alberi in due aree del Lazio, Roma e Nerola, che inizieranno ad assorbire 19mila kg di CO2.

In questo momento, siamo nella fase di affinamento dell’Alpha Test. Finora abbiamo messo a dimora 105 alberi e altri cento ne andremo a piantumare entro settembre. E ci siamo dati un primo preciso obiettivo che è, appunto, quello dei 19mila Kg di CO2 stoccati” spiega.

La pianta prescelta per il progetto in tema di cambiamento climatico e stoccaggio CO2 è la Paulownia, le cui caratteristiche rimandano a una crescita molto rapida e – grazie anche alla sua peluria fogliare – alla cattura di grandi quantità di anidride carbonica, circa 100 kg ogni anno.

A breve – ricorda – saranno disponibili tutti i dati relativi al progetto, con la visualizzazione dei campi piantumati, le informazioni sulla crescita degli alberi e le condizioni del terreno, la stima degli impatti ambientali, il livello di stoccaggio di CO2 raggiunto e la tokenizzazione degli asset.

Riguardo a quest’ultimo punto, ricordiamo che #19milakg è, a tutti gli effetti, un progetto di riforestazione e parte da un presupposto preciso: la natura è un asset in grado di generare valore economico, oltre che ecologico.

Valore che è possibile stimare, come ha già fatto il Living Planet Index, che lo ha quantificato in 125 trilioni di dollari per anno, pari a circa il 160% del prodotto interno lordo globale. Proprio alla luce di tale valore, la natura va tutelata dal rischio di perdere le sue preziose risorse. Sarebbe interessante – osserva Gagliano – riuscire a integrare il valore della natura e il suo contributo all’ecosistema economico e alla sfera del benessere umano.

Ebbene, il progetto di piantumazione degli alberi di Paulownia nelle aree del Lazio va in questa direzione, cercando di creare un ecosistema, di sensibilizzare comuni cittadini, enti locali e aziende ad adottare, oppure a regalare, un token di albero, ovvero un’identità digitale green di cui si ha prova sulla blockchain, di cui di possiedono tutte le informazioni e di cui si può seguire la crescita. Vediamo in che modo.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale e l’architettura blockchain utilizzata

Di ogni albero piantumato, viene creato un avatar, un’identità digitale. E lo facciamo servendoci di tutta una serie di dati che transitano attraverso gateway IoT presenti nelle aree di messa a dimora e che riguardano la posizione esatta della pianta, il suo stato di salute e il suo processo di crescita. Più nel dettaglio, per mezzo di sonde, vengono rilevati lo stato di umidità del terreno a più livelli, la tessitura del terreno, la ventosità, oltre alle informazioni relative alle condizioni climatiche specifiche di quel luogo

E qui entrano in gioco le tecniche che fanno capo all’ambito di studi dell’intelligenza artificiale e, più nello specifico, un algoritmo di machine learning, il cui compito sarà, da un lato, analizzare e incrociare tutti questi dati – fa notare Giuseppe Gagliano – per generare dei “basket di valori” (definiti “eco values” e “business-values”) e, dall’altro, per fare analisi predittiva, vale a dire per individuare la probabilità di risultati futuri (ad esempio, il rischio di marcescenza delle radici o il rischio di mortalità) sulla base di tutte le informazioni raccolte.

Nell’ambito di questo progetto in tema di cambiamento climatico e stoccaggio CO2, fanno parte degli “eco values”, ad esempio, la capacità dell’albero di stoccare CO2 e, attraverso la fotosintesi clorofilliana, di trasformarla in ossigeno. Rientrano, invece, tra i valori di business quelli generati dalle trasformazioni che la pianta potrebbe subire in futuro, dopo un eventuale suo abbattimento per ricavarne legno. Questi due ambiti – eco values e business values – andranno poi a generare il token value, ovvero il “valore” della pianta, che verrà registrato sulla blockchain.

In particolare – precisa – l’architettura blockchain che, entro la fine dell’anno, andremo a utilizzare sarà Algorand, scelta in quanto supporta la generazione di non-fungible token (NFT), oltre che per la sua flessibilità, data dalla possibilità di creare smart contract”.

Aggiunge che, dal momento in cui la pianta nasce, questa viene tracciata digitalmente mediante un tag RFID passivo, posto all’interno di un piccolo tronchetto quando l’albero è piccolo e dentro la stessa corteccia nel momento in cui l’albero cresce. E conclude:

In questo modo, avremo la mappatura specifica e completa di ogni pianta per tutto il suo ciclo di vita, che gli utenti potranno seguire attraverso la nostra piattaforma, creata ad hoc per dare vita a un vero e proprio ecosistema

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Paola Cozzi
Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente si dedica al Giornalismo Digitale ed esplora nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione
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