Data center, l’impatto ambientale si riduce a partire dalla progettazione

I data center richiedono determinate attenzioni per ridurre il loro impatto energetico e ambientale. Occorre lavorare per migliorare ogni aspetto, dalla progettazione alla scelta dei materiali. C’è chi lo sta già facendo, con ottimi risultati.

TAKEAWAY

  • Malgrado i miglioramenti in termini di efficienza energetica, l’impatto ambientale dei data center costituisce un tema sensibile.
  • Per ridurre le emissioni e puntare a una maggiore sostenibilità ambientale, occorre lavorare a un miglioramento sin dalla loro progettazione.
  • C’è chi lavora per la realizzazione di data center curando ogni aspetto dalla loro ubicazione, dalla selezione dei materiali fino alla gestione degli edifici in modalità smart building.

Conciliare digitalizzazione e sostenibilità nei data center è fondamentale, dato il loro impatto sensibile in termini di consumi energetici e di emissioni.

Sull’efficienza energetica dei data center si sta già lavorando da tempo e i risultati ci sono. Lo evidenzia, ad esempio, lo “United States Data Center Energy Usage Report”, supportato dal Federal Energy Management Program del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

Il rapporto evidenzia che il consumo di elettricità dei data center è aumentato di circa il 4% nel periodo 2010-2014, con un notevole miglioramento rispetto all’incremento stimato per il periodo 2005-2010 (+24%) e all’aumento di quasi il 90% stimato per il periodo 2000-2005.

Resta il fatto che il 4,2% dell’elettricità mondiale è consumata dal settore digitale, segnala GreenIT: di questa quota il 30% è dovuto ai data center, che sono responsabili dell’1% del consumo mondiale.

Data center: infrastrutture cardine per l’ICT

La carbon footprint di un data center non è influenzata solo dal consumo elettrico, ma anche da quello idrico, per raffreddare i server, e dalla durata di vita delle apparecchiature. Inoltre va considerato anche l’impatto, in termini emissivi, dei materiali edili usati, a partire dal cemento, impiegato in notevoli quantità.

Tutto questo richiede cambiamenti significativi a livello globale. In questo senso una norma dell’International Telecommunication Union (ITU) sottolinea come il rispetto dell’Accordo di Parigi esigerà dal settore ICT una riduzione delle emissioni pari al 45% entro il 2030.

Tuttavia, i data center sono infrastrutture imprescindibili oggi più che mai. La loro presenza si diffonde ovunque: i data center con infrastruttura fisica in Europa sono 1830, dei quali 152 in Italia, che rappresenta il quarto Paese, contandone di più dopo Germania (22%), Francia (14%) e Paesi Bassi (13%).

Dove e come intervenire? Da un approccio olistico e coordinato, che possa andare a ottimizzare più aspetti. C’è chi si è mosso per intraprendere azioni sfidanti mirate a ridurre le emissioni in maniera significativa, con obiettivi condivisi, per riuscire a unire il duplice intento di digitalizzazione e sostenibilità nei data center.

In questo senso va segnalato il Climate Neutral Data Center Pact, accordo su base volontaria intrapreso da vari operatori settore e stipulato con la Commissione Europea nel 2021. Esso impegna gli operatori del settore a ridurre l’elevata impronta ambientale e di carbonio dei data centre (o anche datacentre).

Tra i 25 membri firmatari (oltre alle 17 Associazioni) vi sono colossi IT come Google, Amazon Web Services, IBM e Microsoft. Si sono impegnati a ridurre l’uso di energia, risorse e acqua nei loro data center e ad alimentarli esclusivamente con energia rinnovabile entro il 2030.

Sostenibilità nei data center, un impegno olistico

A firmare l’impegno c’è anche il gruppo francese Data4, specializzato nella progettazione, costruzione, finanziamento e gestione di centri elaborazione dati. Si è posto, fin dalla sua nascita, nel 2006, l’obiettivo di costruire campus con data center altamente connessi, resilienti e sostenibili. Nei suoi sedici anni di attività ha realizzato cinque campus e 27 data center.

Data4 ha un approccio che da tempo mira a conciliare digitalizzazione e sostenibilità nei data center. Oltre a lavorare per ridurre le emissioni, puntando su più azioni – si spazia dal bilancio delle emissioni e analisi del ciclo di vita degli impianti che consentono di individuare le leve su cui agire, all’uso di energia elettrica no-carbon certificata all’origine, fino alla migliore gestione dei rifiuti con un approccio rivolto all’economia circolare – opera anche alla compensazione delle emissioni residue attraverso la creazione di pozzi di carbonio naturali.

A questo proposito, lo scorso mese di luglio ha siglato un accordo con Fransylva/CEPF, la Confederazione dei proprietari forestali europei, che permette al Gruppo di collaborare con una rete di oltre 50mila silvicoltori privati per compensare tutte le emissioni residue di gas a effetto serra corrispondenti agli ambiti 1 e 2 per tutte le attività del Gruppo in Europa nel 2021.

Questo passo rappresenta un ulteriore tassello a Data4Good, programma di sviluppo sostenibile voluto dalla stessa Data4 che ripensa l’intero modello di business per garantire che la propria crescita sia tesa a uno sviluppo digitale ed economico responsabile.

Il Gruppo aderisce anche all’iniziativa Assessing Low Carbon Transition (ACT) promossa dall’Agenzia per l’Ambiente e l’Economia dell’Energia in Francia e al Carbon Disclosure Project (CDP). È un programma gestito dall’omonima organizzazione internazionale, che fornisce a imprese, autorità locali, governi e investitori un sistema globale di misurazione e rendicontazione ambientale.

Tutto questo lavoro ha permesso di arrivare alla compensazione di tutte le emissioni per tutte le attività delle filiali del Gruppo in Europa, compreso il Campus italiano di Milano-Cornaredo. Questo campus, in particolare, si sviluppa su una superficie di circa 14mila metri quadri, dispone di data center certificati ANSI TIA 942 Tier IV, ovvero il massimo livello di resilienza per questo tipo di infrastrutture.

Ognuno dei sette data center presente conta qualcosa come 5500 sensori, oltre a rack e cablaggi, che ne fanno dei veri e propri smart building.

Responsabile del sito e del suo sviluppo è Davide Suppia, country director e vice president sales di Data4 Italia, che abbiamo incontrato e a cui abbiamo anche chiesto come sia possibile coniugare digitalizzazione e sostenibilità nei data center, garantendo prestazioni, sicurezza e resilienza.

Davide, come è possibile conciliare l’esigenza di digitalizzazione e di sostenibilità nei data center, a livello di progettazione e realizzazione?

Davide Suppia, Data4 Italia
Davide Suppia

Parto dall’esperienza di Data4, che costruisce e gestisce campus con data center che prevedono tutta una serie di certificazioni a livello europeo a garanzia di sicurezza, ma che assicurano anche un’elevata attenzione a sostenibilità ed efficienza energetica.

Questa attenzione è posta a partire da un’attenta progettazione, che tiene conto di molteplici aspetti. Tra questi c’è la scelta dell’ubicazione: a seconda del contesto geografico, possiamo prevedere con precisione quale sarà il comportamento di quel determinato centro elaborazione dati, in termini di impatto ambientale oltre che di consumo energetico.

La nostra attenzione, naturalmente, va anche al risparmio energetico. A questo proposito, uno dei parametri considerati è l’indice PUE (Power Usage Effectiveness), utile a misurare l’efficienza energetica di un data center: rispetto al PUE medio nel settore – che si attesta a 1,67 (al 2019, secondo una ricerca di Uptime Institute) – la progettazione di ogni nuova costruzione di data center è ottimizzata in modo che ci si possa aspettare un PUE teorico di 1,22, potendo così ridurre il consumo complessivo di quasi 1 MW.

Inoltre, ci poniamo anche il pensiero circa il futuro riciclo di queste infrastrutture. Occorre, quindi, pensare alla definizione di strutture caratterizzate da superfici importanti che siano quanto più resilienti ma anche quanto più sostenibili già oggi. In questo senso, oltre al rispetto delle misure antisismiche più elevate, è necessario pensare a contenere la carbon footprint fin dalla selezione dei materiali. Anche da qui passa la volontà di conciliare digitalizzazione e sostenibilità nei data center.

La prima sfida che abbiamo voluto affrontare insieme ai nostri partner fornitori del prefabbricato per l’infrastruttura parte dalla selezione del materiale edile. Per questo si è richiesto un cemento a basso contenuto di carbonio.

Ciò richiede un impegno non indifferente per quanto riguarda le formule realizzative della mescola, tale da garantire identiche caratteristiche performanti a quelle tradizionali, ma assicurando una sensibile riduzione dell’impatto ambientale.

Come rendere più ecosostenibili i data center fin dalla loro costruzione?

Un aspetto che curiamo riguarda anche la modalità di trasporto delle strutture prefabbricate: dovendo circolare su strada, abbiamo richiesto che venisse fatto mediante veicoli alimentati esclusivamente con eco-fuel.

Anche in questo caso è una sfida assai complessa, sia in termini di mezzi che di strutture di rifornimento, che ne fanno mezzi ancora poco diffusi.

Un ulteriore passo che testimonia ancora una volta come lo sviluppo sostenibile sia al centro della nostra strategia è il programma Data4Good. Tra i suoi quattro pilastri (environment, people, innovation, community) c’è l’attenzione alla formazione dei collaboratori alle tematiche dello sviluppo sostenibile, coinvolgendoli attivamente nella sfida climatica.

Non solo: abbiamo attivato anche iniziative per le giovani generazioni, col programma Data4Academy che coinvolge le scuole, promuovendo visite nelle nostre strutture. Perché siamo consapevoli di quanto siano importanti i data center nelle nostre vite, ma spesso non sono considerati tali. La relazione tra digitalizzazione e sostenibilità nei data center è fondamentale, quindi. E tale mission, per noi, risulta quanto mai cruciale.

Lei è a capo del progetto di espansione del campus di Cornaredo, che annovera sette data center operativi e pensati in forma di edifici “intelligenti”. Perché il concetto di smart building è fondamentale per garantire affidabilità e resilienza?

Il building è progettato per essere su misura di data center. Questo significa applicare “intelligenza”, che passa dalla presenza – in ognuno – di circa 5500 sensori di vario tipo che riportano i propri dati a un BMS (Building Management System), sistema che monitora il funzionamento del data center, in modo che esso sia quanto più efficace ed ecocompatibile possibile.

Così è possibile riuscire a gestire ogni parametro utile, dai consumi energetici al raffreddamento ottimale degli spazi e delle macchine, dalla regolazione e spegnimento delle luci fino alla qualità dell’aria. Anche da qui passa lo sforzo di conciliare digitalizzazione e sostenibilità nei data center.

Quindi, viene assicurata la sicurezza fisica delle infrastrutture ICT, che in un data center è un parametro fondamentale, ma al contempo è possibile ottimizzare tutte le condizioni interne anche per il benessere di chi vi risiede.

Come immagina saranno i centri di elaborazione dati nel 2030 o nel 2050, quando l’esigenza di coniugare digitalizzazione e sostenibilità nei data center sarà ancora più forte?

È difficile immaginare, oggi, misure migliorative di quanto già si sta facendo oggi per i data center, per la cui realizzazione vengono stanziati investimenti ingenti. Posso, però, pensare a un forte avanzamento di connettività, elemento altrettanto importante quanto la sicurezza e la gestione energetica. In questo ambito, è prevedibile una forte evoluzione, che richiederà sempre maggiore attenzione, a partire dalla progettazione.

A questo proposito, già oggi contiamo su determinati strumenti che permettono di disegnare il data center in maniera virtuale, così da comprendere che cosa ottimizzare ancora prima di costruirlo, con benefici anche in termini ambientali. 

In futuro si andrà sempre di più verso una maggiore potenza di calcolo, ma si assisterà anche a un’evoluzione e a un miglioramento tecnologico, che si tradurrà anche in dimensioni più compatte, oltre che in consumi e in calore ridotti. Anche qui la connettività assumerà un ruolo ancor apiù importante.

Tutto questo avrà ripercussioni sul design dei data center, che saranno più piccoli, richiedendo un minore impegno in termini di consumo di suolo e di energia, riducendo anche le emissioni. Ciò comporterà un miglioramento radicale, che permetterà di unire ulteriormente le esigenze di digitalizzazione e sostenibilità nei data center.

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Andrea Ballocchi

Giornalista specializzato in tecnologia, focalizzato su temi che riguardano l'Internet of Things e le tecnologie emergenti che hanno un impatto significativo sulla vita quotidiana e su quella futura. Oltre alla tecnologia si occupa anche di temi legati alla sostenibilità ambientale e non solo (edilizia, architettura, design...)

Articoli: 101

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