Il ruolo dell’AI come supporto al potenziamento delle competenze e al percorso di carriera in ambito IT

Un’istantanea che fa luce sui vantaggi dell’intelligenza artificiale a sostegno della formazione in un ambito professionale specifico, illustrando come lavora un algoritmo di machine learning nel guidare i candidati lungo il percorso che conduce all’affinamento delle proprie abilità e a nuove opportunità di lavoro.

Secondo uno studio a cura del World Economic Forum, nel mondo sono oltre 250 gli strumenti volti alla gestione delle risorse umane nel mondo del lavoro che utilizzano tecniche di intelligenza artificiale. Tra questi figurano anche soluzioni AI per applicazioni di selezione del personale (30%), per la sua valutazione (9%), il suo addestramento (11%), la formazione e il tutoraggio (1%). Dati numerici, questi, non particolarmente brillanti se considerati come valori assoluti (soprattutto quelli relativi all’adozione dell’intelligenza artificiale per la formazione professionale), che rimandano – osservano gli analisti del WEF – a un problema globale di mancanza di competenze, all’interno delle aziende, nel gestire l’impiego di sistemi AI per la formazione dei propri dipendenti, così come dei giovani talenti all’inizio del proprio percorso lavorativo.

Numeri, però, da interpretare anche come opportunità, come punto di partenza per quel comparto che guarda alla qualificazione e alla riqualificazione professionale delle persone già occupate o in cerca di lavoro, per mezzo di tool che sfruttano l’AI, specie in alcuni Paesi europei – tra cui l’Italia – e negli Stati Uniti, che stanno ormai sempre più abbandonando la formazione di tipo tradizionale. Per quanto riguarda, in particolare, l’Italia, ricordiamo, inoltre, che è del 28 dicembre 2022 la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale, del Piano Nazionale Nuove Competenze, correlato al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e teso a potenziare l’intero sistema della formazione dei dipendenti aziendali, definendo specifiche attività di upskilling e reskilling riferite a molteplici settori, compreso l’IT.

Ma, studi statistici e piani del Governo a parte, con quale ruolo si colloca l’intelligenza artificiale all’interno di questo scenario?

Intelligenza artificiale per la formazione professionale: focus sugli skill gap

La potenza di calcolo applicata all’elaborazione e all’analisi di un’ampia mole di dati inerenti alle abilità, al sapere e alle esperienze lavorative di ogni utente intenzionato ad affinare la propria preparazione in un ambito specifico: questo l’obiettivo preliminare di un algoritmo di intelligenza artificiale in seno a un sistema concepito per la formazione professionale, destinata sia a persone già impiegate che a coloro che sono alla ricerca di occupazione.

Claudia Cattaneo, Head Of Experis Academy e referente italiano del progetto global Experis Career Accelerator (ECA).
Claudia Cattaneo

Ne è un esempio la piattaforma digitale Experis Career Accelerator, nata dall’esigenza di “accelerare” – come suggerisce il nome stesso – i percorsi di formazione dei professionisti IT con almeno tre anni di esperienza nel settore, «pronti a cambiare ruolo, a migliorarlo, a implementare il proprio percorso di carriera – ottenendo anche una certificazione – con l’occhio attento al mercato del lavoro e alle sue richieste» precisa Claudia Cattaneo, Head Of Experis Academy e referente italiano del progetto Experis Career Accelerator (ECA), firmato Experis, brand ManpowerGroup.

La piattaforma lavora avvalendosi di un algoritmo di machine learning in grado di analizzare e incrociare, in tempo reale, i dati relativi a oltre 30mila skill e a 10mila ruoli IT, arrivando a formulare una corrispondenza tra tali dati rispetto a quelli che sono i 20 profili più richiesti dal mercato.

Più nel dettaglio – spiega Cattaneo – il candidato che si registra, inserisce il proprio curriculum vitae, compie un’autovalutazione di quelle che sono le proprie competenze IT sulla base di una serie di skill automaticamente proposte dal sistema AI ed esplicita – tra i numerosi ruoli elencati, tra cui, ad esempio, quello del Data Analyst, dell’IT Project Manager e del Cyber Security Analyst, solo per citarne alcuni – quello al quale ambisce.

È a questo punto, dopo il matching tra tutti i dati inseriti e il ruolo IT prescelto, che il sistema calcola lo skill gap, ossia il divario esistente tra le conoscenze e le competenze che il candidato possiede e quelle richieste dal ruolo indicato:

«L’algoritmo restituisce al candidato una ”fotografia”, in cui si evidenza a che punto è, sotto il profilo delle skill, rispetto al ruolo di atterraggio e in cui vengono indicati i percorsi formativi online gratuiti – da seguire in modo del tutto autonomo – che egli ha a disposizione per poter colmare il gap, parzialmente o totalmente»

La correlazione tra profilo del candidato, competenze e opportunità di lavoro

Quelle alle quali si è fatto riferimento finora, in tema di intelligenza artificiale per la formazione professionale, sono competenze altamente tecniche e specifiche, sottolinea Claudia Cattaneo. E la prima fotografia restituita in tempo reale dal sistema AI ritrae tali competenze, coniugate con le richieste e i desideri espressi dai candidati, in un preciso momento del loro percorso. Ma il lavoro dell’algoritmo di machine learning alla base della piattaforma non si arresta:

«Continua a elaborare i dati inseriti e a restituire, in fasi diverse del progetto – anche dopo che il candidato ha seguito un corso o quando ha raggiunto alcuni titoli rispetto al proprio percorso di formazione – sempre nuove fotografie, col fine di fare il punto, passo dopo passo, sui traguardi formativi conseguiti in vista dell’obiettivo finale che si è posto»

Inoltre, oltre alle indicazioni su come superare gli skill gap, il sistema mette anche in correlazione i profili, le competenze dichiarate e le esigenze di carriera con le opportunità di lavoro maggiormente in linea con tutti questi dati.

Questa piattaforma di intelligenza artificiale è uno strumento globale e l’Italia è solo uno dei Paesi in cui – a partire dallo scorso settembre – è attiva. Tuttavia, «pur non disponendo ancora dei dati completi riguardo alle evidenze emerse, possiamo affermare che oggi, rispetto alla totalità dei candidati a livello globale, il 42% di questi è italiano. E riguardo agli skill gap rilevati dall’algoritmo AI, sia per quanto concerne l’Italia che gli altri paesi coinvolti nel progetto, questi sono maggiormente legati a tematiche in ambito cloud e security, in merito alle quali, nel breve periodo, dovremo fare delle valutazioni per capire come poterci focalizzare in maniera ancora più puntuale» fa notare il referente italiano del progetto.

Intelligenza artificiale per la formazione professionale: i vantaggi

L’apporto delle tecniche di intelligenza artificiale all’interno di una piattaforma – come quella descritta – messa a punto per accelerare e potenziare la formazione professionale di determinate figure ha, innanzitutto, il merito di ridurre in modo significativo le tempistiche e i costi relativi alla valutazione di grosse quantità di profili dei candidati, rimarca Cattaneo. Ma non solo.

Potendo analizzare e incrociare enormi volumi di dati simultaneamente, un altro vantaggio dato dall’AI è quello che consente di customizzare, di personalizzare i percorsi formativi, garantendo a ognuno contenuti quanto più mirati, nonché – nel caso di questo specifico progetto – di effettuare un aggiornamento continuo delle figure professionali IT oggi maggiormente richieste. In questo modo, «il link tra il candidato e il mercato è quanto più possibile accorciato, oltre ad essere mirato. E questa è una leva che, in un mercato altamente competitivo come quello odierno – per quanto concerne tali profili – fa la differenza»

Più nel dettaglio, relativamente alla personalizzazione dell’offerta formativa:

«In questo momento, stiamo incominciando ad assemblare i dati che, man mano, la piattaforma sta raccogliendo e ci sta restituendo. Sulla base dell’analisi di questi dati, saremo in grado di inserire ulteriori item nel sistema, per poter sempre più centrare il focus di quello che i candidati stanno effettivamente richiedendo»

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Paola Cozzi

Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente si dedica al Giornalismo Digitale ed esplora nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione

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