Intelligenza artificiale a scuola: a Modena suona la campanella dell’AI

A Modena, all’interno di una scuola media, è nato il primo programma di studi dedicato all’Artificial Intelligence. Frutto di un accordo tra l’Istituto comprensivo locale e un’azienda di AI, è solo l’ultima delle iniziative che vedono il capoluogo emiliano assumere il ruolo di città AI-centrica.

TAKEAWAY

  • Il corso di Intelligenza Artificiale per gli studenti delle scuole medie avviato a Modena intende combinare attività teoriche e pratiche, competenze logiche e capacità manuali.
  • L’idea che si intende passare è che con l’AI si replica il processo di apprendimento e di conoscenze fornite da una materia scolastica.
  • L’attività didattica rientra nella fiorente attività dedicata alla ricerca e sviluppo che vede Modena come una delle città più attive sull’AI.

Ore 9: lezione di Intelligenza Artificiale. Accade a Modena, all’Istituto comprensivo 3, scuola secondaria di 1° grado – ovvero le medie – che diventa così la prima scuola sperimentale in Italia nell’ambito di studi che fa capo all’intelligenza artificiale. Agli studenti dagli 11 ai 14 anni saranno insegnate le fondamenta dell‘artificial intelligence e, con essa, Machine Learning, Deep Learning e Computer Vision

Intelligenza artificiale a scuola: dove nasce l’idea dell’insegnamento 

A fine ottobre sono state poste le basi per l’avvio della prima scuola italiana sperimentale di AI con la firma del protocollo d’intesa tra Istituto comprensivo 3 “Piersanti Mattarella” di Modena e Ammagamma. Obiettivo della proposta è la realizzazione di attività per la sperimentazione e l’implementazione di metodologie e strumenti di didattica sull’Intelligenza Artificiale. 

Abbiamo avuto la fortuna di trovare un preside alquanto illuminato, Daniele Barca, che ci ha offerto la possibilità di sperimentare in un’attività scolastica riconosciuta quanto già da noi portato avanti a livello extra curriculare, come un corso di studi complementare a matematica” spiega Fabio Ferrari, founder di Ammagamma. E prosegue:

L’idea è nata dalla nostra esperienza condotta nel settore imprenditoriale, portando l’AI all’interno dei processi aziendali. Ci siamo resi conto di quanto fosse fondamentale formare le persone su questi temi, a partire dai più giovani. L’Intelligenza Artificiale entra ormai in ogni attività: per questo abbiamo voluto insegnarla a scuola, in modo che i ragazzi possano avere un approccio logico e critico verso questa disciplina, che in alcuni casi provoca timore, causato dalla forte asimmetria che c’è tra chi detiene le conoscenze scientifiche e gli interlocutori finali. Noi spieghiamo fin dalle giovani generazioni che l’Intelligenza artificiale è solo algebra, strumento da sempre a supporto dell’uomo per definire la natura

Come si struttura l’offerta didattica: teoria e pratica

Il programma di studio, ancora in definizione, prevede alcune ore settimanali di lezione dedicata all’AI. Di sicuro, l’approccio sarà innovativo: non solo matematica e tecnologia, ma anche moduli per educare all’uso dell’immaginazione e del pensiero simulativo, della curiosità e del pensiero critico. Fare educazione sull’AI significa, innanzitutto, insegnare come usare l’intelligenza umana.

L’offerta didattica sarà condotta con metodo sperimentale e quanto più analogico possibile: l’idea è far comprendere praticamente cosa sia l’artificial Intelligence, a partire da un lavoro manuale, facendo fare agli studenti delle esperienze dalla forte componente digitale, ma appresa in modo “fisico”.

Si lavorerà con carta, forbici, colla e con l’ausilio tecnologico di stampante e videocamera per toccare con mano i processi logici alla base degli algoritmi di Intelligenza artificiale. Dai riscontri avuti in brevi esperienze svolte in altre scuole, questo approccio ha sempre avuto un impatto positivo. L’imminente rischio di lockdown e di didattica a distanza è già contemplato: è previsto, infatti, un programma alternativo.

da sinistra, Fabio Ferrari; il preside Daniele Barca e il Project Manager Education Pietro Monari
A Modena, all’interno di una scuola media, è nato il primo programma di studi dedicato all’AINella foto, da sinistra, Fabio Ferrari; il preside Daniele Barca e il Project Manager Education Pietro Monari.

Intelligenza artificiale a scuola: cosa piace di più ai ragazzi?

Ma come si riesce ad attirare l’attenzione dei giovani studenti su un tema apparentemente così complesso? Per evidenziare quanta attenzione generi l’intelligenza artificiale a scuola, Fabio Ferrari racconta l’aneddoto di un’insegnante di inglese che si è appassionata così tanto da legare la propria materia, pur nel rispetto del programma didattico, all’AI, suscitando l’entusiasmo nei ragazzi. 

Gli studenti come accolgono questa materia? Innanzitutto, l’integrazione tra esperienza pratica e teorica aiuta molto perché coinvolge i ragazzi, tanto che poi riportano in famiglia quanto apprendono in classe. Apprezzano il collegamento con altre materie, ma soprattutto comprendono che studiare AI li porta a conoscere meglio l’uso dello smartphone e le dinamiche ad esso collegate.

Verrà spiegato loro che l’intelligenza artificiale ha a che fare con un complesso di software, di programmi informatici e matematici che cercano di simulare l’apprendimento. Si cercherà di fare passare l’idea che con l’AI si replica un po’ il processo di apprendimento e di conoscenze fornite da una materia scolastica. Anche l’algoritmo può costruire una propria esperienza da cui trarre delle intuizioni per programmare il futuro. 

Anche la mitologia può aiutare nell’insegnamento dell’AI: alle medie si insegna epica e, di conseguenza, mitologia. Pensiamo, ad esempio, all’Oracolo di Delfi: un agente predittivo che, a volte, ha provocato lutti e sciagure a causa di previsioni sbagliate. Questo esempio servirà per sviluppare nei ragazzi il giusto approccio critico, che deve evitare di affidarsi totalmente e ciecamente agli algoritmi.

Gli studenti devono essere stimolati a pensare di poter governare questi metodi predittivi e di conoscere i principali passaggi logici che sovrintendono l’AI, permettendo loro di stabilire una relazione positiva e corretta anche con strumenti e App governate dall’Intelligenza artificiale, da Spotify a Instagram. 

Intelligenza artificiale al centro di Modena: dall’Academy al libro bianco per la didattica italiana

Questo progetto in qualche modo si collega con l’attività già svolta in città di creare una sorta di “centro di gravità” dell’AI, guidato dall’Università di Modena e Reggio Emilia che, giusto l’anno, scorso ha ufficializzato la nascita di un Centro di ricerca internazionale in visione e intelligenza artificiale e di una “Artificial Intelligence Academy”, istituti e guidati da Rita Cucchiara, docente presso la stessa Unimore e direttore del National Lab CINI-AIIS.

Fabio Ferrari mette in luce la vocazione educativa di Ammagamma, che non si esaurisce alla proposta scolastica in atto a Modena. Per questo ha pubblicato il Libro Bianco De Arte Intelligendi sulla metodologia didattica dell’AI, proposto in open source, che ha ottenuto il patrocinio di Unesco e Commissione Europea: “vuole essere un compendio pratico e una traccia utile per i decisori politici e istituzionali per creare un riferimento didattico sull’AI, disciplina oggi mancante nella fascia scolastica delle scuole medie. Manca un corso strutturato: il nostro impegno è proprio quello di colmare la lacuna, fornendo delle linee guida utili per avviare un confronto col mondo politico italiano che ha mostrato un crescente interesse“.

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Andrea Ballocchi
Giornalista specializzato in tecnologia, focalizzato su temi che riguardano l'Internet of Things e le tecnologie emergenti che hanno un impatto significativo sulla vita quotidiana e su quella futura. Oltre alla tecnologia si occupa anche di temi legati alla sostenibilità ambientale e non solo (edilizia, architettura, design...)

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