A che punto è, nel mondo, l’elaborazione di strategie per l’intelligenza artificiale?

Quanti sono - e quali sono - nel mondo i Paesi che hanno già messo a punto un piano nazionale che metta ordine nell’adozione delle tecniche di intelligenza artificiale? Eccone un’istantanea ricca di chiaroscuri.

TAKEAWAY

  • Il tasso di adozione dell’intelligenza artificiale, negli ultimi anni, è andato aumentando nel mondo. E le questioni relative alla pianificazione di un impianto normativo che regoli l’utilizzo dell’AI rappresentano delle priorità per tutti gli Stati coinvolti.
  • Al momento, sono oltre cinquanta i Paesi che hanno già pubblicato strategie nazionali in tema di AI contenenti precisi obiettivi.
  • Se ne parla nello studio – divenuto un libro – dal titolo “L’intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile”, realizzato da AIxIA (Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale) e dal Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

Il tasso di adozione delle tecniche che fanno capo all’ambito di studi dell’intelligenza artificiale – seppure con differenze che riflettono il tessuto socio-economico e culturale delle diverse aree di riferimento  negli ultimi cinque anni è andato aumentando a livello globale. E le questioni relative alla pianificazione di un impianto normativo che regoli l’utilizzo dell’intelligenza artificiale rappresentano precise priorità per tutti i Paesi coinvolti (al momento, sono oltre cinquanta quelli che hanno già pubblicato strategie nazionali in tema di AI contenenti precisi obiettivi).

Se ne parla nello studio – divenuto un libro – dal titolo “L’intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile”, realizzato da AIxIA (Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale) e dal Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e con il contributo del CNR. Vediamone insieme la fotografia che ne emerge.

Intelligenza artificiale e strategie nazionali: gli elementi che accomunano i piani elaborati nel mondo

Dovendo immaginare una classifica in tema di intelligenza artificiale e strategie nazionali, ai primi posti, per completezza dei piani già elaborati in questi ultimi tre anni, troviamo Nord America (con gli Stati Uniti in testa) ed Europa occidentale, con Italia, Francia, e Germania ai vertici [per approfondimenti sull’AI, consigliamo la lettura della nostra guida all’intelligenza artificiale che spiega cos’è, a cosa serve e quali sono gli esempi applicativi – ndr].

Si tratta di Paesi dagli scenari politici ed economici diversi, ma i cui programmi per l’AI presentano non poche attinenze, tra cui l’attenzione alla gestione dei dati, la preoccupazione per le problematiche riguardanti la governance delle tecnologie, l’esigenza di fare chiarezza in materia di privacy e il focus sulla progettazione di sistemi di artificial intelligence che siano spiegabili.

Le priorità in comune hanno a che vedere con la creazione di centri di ricerca e sviluppo e con l’incremento degli investimenti nella ricerca sull’intelligenza artificiale. Il focus è primariamente sul mondo del lavoro e sulla formazione dei giovani, dando vita a iniziative ad hoc per aiutare ad acquisire competenze specifiche in materia, indirizzate sia alla forza lavoro, sia agli studenti. L’obiettivo ultimo – per gli Stati che già possiedono strategie per l’AI – è quello di arrivare a sviluppare progetti di “apprendimento permanente” nell’ambito delle tecnologie digitali.

Vi è, inoltre, per tutti, la necessità di supportare l’ingresso delle tecniche di intelligenza artificiale nel settore privato e finanziare startup e piccole e medie imprese. In ultimo – ma non per importanza – il porre l’AI al servizio di cause di rilievo globale, come i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, tra cui lo sviluppo economico e sociale, il cambiamento climatico e la tutela dell’ambiente.

Mappa delle strategie di intelligenza artificiale nel mondo, con l’indicazione dei Paesi in cui sono state pubblicate all’interno di documenti già resi pubblici e di quelli in cui, invece, sono ancora in fase di definizione.
Mappa delle strategie di intelligenza artificiale nel mondo, con l’indicazione dei Paesi in cui sono state pubblicate all’interno di documenti già resi pubblici e di quelli in cui, invece, sono ancora in fase di definizione (Fonte: Artificial Intelligence Index Report 2021, https://aiindex.stanford.edu/wp-content/uploads/2021/03/2021-AI-Index-Report_Master.pdf).

Parità di accesso alla trasformazione digitale: l’AI è per tutti

In tema di intelligenza artificiale e strategie nazionali, se da Stati Uniti ed Europa ci spostiamo nelle aree a Sud del mondo, riscontriamo che sono pochi i Paesi che hanno stilato piani nazionali per l’AI: se guardiamo, ad esempio, all’Africa sub-sahariana, attualmente soltanto la Repubblica di Mauritius (Paese insulare dell’Africa) ne possiede uno, mentre il Sud Africa, solo oggi, si sta attivando con una serie di prime iniziative.

Al di là, però, del quadro che emerge guardando a queste zone, il pensiero va alla diseguaglianza rispetto ai Paesi menzionati e, più in generale, a tutte le regioni del Nord America e dell’Europa occidentale. A tale riguardo, gli autori dello studio “L’intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile” auspicano, da parte delle organizzazioni internazionali, sempre più interventi mirati a favore di aree come la già citata Africa subsahariana, l’Asia e l’America Latina, con l’obiettivo principe di fare sì che i vantaggi derivanti dall’utilizzo delle tecnologie digitali siano “di tutti” e “per tutti” e non solo di una comunità elitaria.

Tra le iniziative già in essere, destinate allo sviluppo di progetti AI in quelle aree del mondo socialmente ed economicamente più fragili, ricordiamo l’Artificial Intelligence for Development – a opera dell’International Labour Organization (ILO), agenzia ONU dedita alla promozione della giustizia sociale – che opera attraverso una piattaforma internazionale per l’apprendimento interattivo. E il progetto Artificial Intelligence for All – FAIR Forward, dell’Istituto tedesco per la cooperazione internazionale, a supporto di Paesi partner in Africa e Asia per conto del Ministero federale per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Quest’ultimo, in particolare, è nato da una riflessione di più ampio respiro in merito alle concrete difficoltà di molti Stati africani e asiatici nel godere del progresso tecnologico, del processo di digital transformation che ha investito tutto il mondo. Si pensi, ad esempio – solo per semplificare un discorso che sarebbe complesso – al fatto che le lingue africane e asiatiche non rientrano tra quelle utilizzate dagli assistenti vocali attualmente in commercio e che, per quanto riguarda la protezione dei dati personali e la privacy, solo pochi Paesi in Africa presentano un riferimento normativo di base.

In questo momento, Artificial Intelligence for All – FAIR Forward sta operando in Ghana, Ruanda, Sudafrica, Uganda e India, dove il suo supporto mira a trasferire una serie di conoscenze in materia di tecniche di intelligenza artificiale e a definire policy per un’etica dell’AI e la protezione dei dati. E per quanto riguarda, nello specifico, il Ghana, il progetto sostiene giovani start-up impegnate nello sviluppo di sistemi che sfruttano algoritmi di machine learning.

Intelligenza artificiale e strategie nazionali: uno sguardo a Stati Uniti e Cina

È stata la Cina, nel 2016, col 13th Five-Year Plan for Developing National Strategic and Emerging Industries a dare il via al primo documento nazionale per l’intelligenza artificiale, al quale poco dopo non poteva mancare quello degli Stati Uniti Preparing for the future of Artificial Intelligence, focalizzato sull’andamento degli studi e delle ricerche sull’AI e sulle applicazioni concrete e “possibili” di quest’ultima.

In particolare, quello americano è stato il primo piano nazionale – in ordine di tempo – a prevedere una serie di raccomandazioni nell’utilizzo dell’artificial intelligence, soprattutto nell’ambito del “bene pubblico”, con l’accento sulle problematiche inerenti l’equità, la governance e la sicurezza.

Attualmente, in tema di intelligenza artificiale e strategie nazionali, gli USA sono tra i Paesi maggiormente impegnati a potenziare il finanziamento della ricerca e a formare una forza lavoro pronta per l’AI. Ed è del gennaio 2021 l’istituzione del National AI Initiative Office che, tra i suoi primi interventi, ha visto la presa in carico delle questioni relative ai bias.

Tornando, invece, alla Cina, nonostante il suo primato nell’adozione di un piano nazionale per l’AI, risultano ancora troppo deboli i suoi regolamenti in materia di protezione dei dati e di governance delle tecnologie, con evidenti rischi che ricadono sul diritto alla privacy e alla riservatezza dei cittadini.

Nel Next Generation Artificial Intelligence – piano di sviluppo reso noto a luglio del 2017 – dichiara di voler «guidare il mondo nel campo dell’AI», sottolineando la volontà di potenziare agli investimenti nel settore pubblico, dai quali, poi, deriverebbe l’input a sostenere gli investimenti nel privato.

I piani dell’Unione Europea e dell’Italia

In tema di intelligenza artificiale e strategie nazionali, risale all’aprile del 2018 il primo documento dell’UE (Declaration of cooperation on AI), seguito, poco dopo, da una comunicazione della Commissione che raccoglie le prime linee guida della strategia europea per l’artificial intelligence.

Entrambi gli atti gettano le basi di quelle che saranno le posizioni dell’UE in materia e che la allontanano da quelle di Stati Uniti e Cina, ovvero il fatto di porre “la persona” come perno attorno al quale ruota lo sviluppo delle tecnologie digitali, di sostenere l’utilizzo dell’AI per il bene di tutti e di fare sì che questa sia affidabile, etica e sicura.

Il White Paper on Artificial Intelligence – A European Approach (del febbraio 2020), insieme alla definizione di A European Strategy for Data, dello stesso anno, completano il terreno sul quale poggia la strategia digitale del vecchio continente.

Zoomando sull’Italia, troviamo il lavoro di un gruppo di esperti – creato presso il Ministero dello Sviluppo Economico – che, nel 2019, ha messo a punto ottantadue proposte che segnano la strategia del Paese per l’intelligenza artificiale. Tra queste, la raccomandazione di osservare la visione europea, che vuole l’essere umano prevalere sull’AI e non il contrario, di investire sull’educazione digitale e di porre l’accento sui dati, prestando particolare cura alla loro raccolta e gestione.

Inoltre, tra le proposte per la strategia italiana dell’AI, anche quella che va nella direzione di un regolamento finalizzato a guidare – per mezzo delle tecnologie – lo sviluppo sostenibile in ambito ambientale e sociale.

Dalle ottantadue proposte, il Ministero dello Sviluppo Economico ha tratto la Strategia nazionale per l’IA – posta in consultazione pubblica a ottobre del 2020 – in cui vengono indicati una serie di settori prioritari sui quali investire, tra cui figurano salute e benessere, smart city, industria e manifattura e ambiente.

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Paola Cozzi
Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente si dedica al Giornalismo Digitale ed esplora nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione
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