IoT e dispositivi medici: nell’era dell’Internet of Bodies il corpo umano diventa una piattaforma tecnologica

Se l’IoT che abbandona gli oggetti e si connette ai corpi umani apre a un mondo affascinante e dalle molteplici opportunità, l’Internet of Bodies sta trasformando il corpo umano in una piattaforma tecnologica che, attraverso i dispositivi medici, produce e trasmette enormi quantità di dati e di informazioni sensibili, che potrebbero essere violati.

TAKEAWAY

  • Quando l’IoT – o Internet of Things – attraverso dispositivi medici si connette al corpo umano, il risultato è l’Internet of Bodies (IoB), ambito tecnologico che, nell’ultimo anno e mezzo, ha registrato una crescita significativa a livello globale.
  • Gli analisti del World Economic Forum hanno messo in rilievo come la varietà e la quantità dei dati raccolti tramite le tecnologie IoB stiano promuovendo trasformazioni nella ricerca e nell’industria sanitaria, in particolare con lo sviluppo del mercato digital legato alla salute.
  • Ma se l’IoT che si connette ai corpi umani è un mondo affascinante e dalle molteplici opportunità, l’Internet of Bodiessta trasformando il corpo umano in una piattaforma tecnologica che, attraverso i dispositivi medici, produce e trasmette enormi quantità di dati e di informazioni sensibili, che potrebbero essere violate.
  • Sono necessarie azioni immediate per affrontare le considerazioni etiche e legali, legate al trattamento dei dati sanitari, che derivano dall’Internet of Bodies.
  • I dati relativi alla salute sono inclusi, dal GDPR, tra i dati “particolari”, in merito ai quali vanno applicati limiti severi e tutele specifiche. Il loro trattamento è lecito se avviene per finalità di medicina preventiva, di diagnosi, di assistenza o di terapia sanitaria o sociale o per motivi di interesse pubblico, ad esempio per la protezione da gravi minacce per la salute.

Quando l’IoT – o Internet of Things – attraverso dispositivi medici si connette al corpo umano, il risultato è l’Internet of Bodies (IoB) o Internet dei corpi, ambito tecnologico che, nell’ultimo anno e mezzo, ha registrato una crescita significativa a livello globale.

Al momento, l’IoB esprime tutto il suo potenziale nell’ambito del medicale e dell’assistenza sanitaria, dove, appunto, il collegamento del corpo umano alla rete avviene attraverso dispositivi medici che vengono semplicemente indossati dal paziente oppure impiantati nel suo corpo o, ancora, ingeriti, con la possibilità di essere monitorati e controllati a distanza. Per la precisione, esistono tre generazioni di Internet of Bodies. Queste includono:

  • dispositivi indossabili – come Apple Watch – in grado di monitorare alcuni parametri vitali quali pressione arteriosa e ritmo cardiaco
  • dispositivi impiantabili, tra cui, ad esempio, pacemaker, defribrillatori, impianti che ripristinano la percezione uditiva e sensori sottocutanei per misurare la glicemia
  • dispositivi commestibili (la “pillola digitale” o “pillola intelligente”, ad esempio) connessi in tempo reale a una macchina remota

Per quanto riguarda, in particolare, i dispositivi medici commestibili, l’ultima generazione di IoB si fonda su farmaci digitali costituiti da sensori e chip che, una volta ingeriti, raccolgono dati e, direttamente dallo stomaco, li inviano a un dispositivo remoto connesso a Internet per la supervisione medica. Ne è un esempio la pillola chemioterapica digitale, che combina farmaci chemioterapici con un sensore che acquisisce, registra e condivide le informazioni con gli operatori sanitari riguardo al suo dosaggio e al tempo di rilascio, oltre ad altri dati su riposo, attività, frequenza cardiaca e altri parametri.

Sempre per quanto concerne la terza generazione di Internet of Bodies, a fare un ulteriore passo avanti è la Brain Computer Interface (BCI), ovvero un’interfaccia neurale che mette in comunicazione il cervello con un dispositivo esterno – quale, ad esempio, un computer – per il monitoraggio e il controllo in tempo reale delle sue funzioni. L’obiettivo finale è quello di aiutare a ripristinare alcune funzioni cerebrali di individui con disabilità.

Insomma, l’estensione dell’IoT alla sfera del corpo umano apre scenari di rilievo in ambito medico-scientifico, con benefici importanti per il paziente e impatti sull’industria sanitaria. Vediamo quali.

Internet of Things e dispositivi medici: i vantaggi e le opportunità dell’IoB

Gli analisti del World Economic Forum, in un documento dal titolo “Shaping the future of the Internet of Bodies: new challenges of technology governance”, realizzato in collaborazione con la McGill University, a Montréal, in Canada, hanno messo in rilievo come la varietà e la quantità dei dati raccolti tramite le tecnologie IoB stiano promuovendo trasformazioni nella ricerca e nell’industria sanitaria, in particolare con lo sviluppo del mercato della salute digital. E come i loro utilizzo abbia benefici importanti sul benessere psico-fisico dei pazienti. Sono quattro, in particolare, i vantaggi messi in luce:

  • il monitoraggio continuo dei segni vitali del corpo tramite sensori consente agli operatori sanitari di monitorare meglio le condizioni dei pazienti, all’interno e all’esterno delle strutture sanitarie. Il monitoraggio continuo è sempre più riconosciuto come uno strumento utile per affrontare le esigenze sanitarie della popolazione mondiale che invecchia e dei pazienti con malattie croniche. Recentemente, il monitoraggio remoto è stato utilizzato anche nella lotta contro il Covid
  • le tecnologie IoB facilitano il coinvolgimento attivo dei pazienti oltre le prassi della medicina tradizionale. Un buon esempio è dato dal programma online di riabilitazione avviato nel sud della California nel 2019, in cui gli operatori sanitari hanno monitorato a distanza le abitudini all’esercizio fisico e all’assunzione dei farmaci da parte di pazienti che si stavano riprendendo da attacchi cardiaci. Il rapporto rafforzato tra pazienti e operatori sanitari, oltre alla flessibilità dei programmi da remoto, ha migliorato il tasso di completamento dei programmi di riabilitazione da meno del 50% all’87%, abbassando il numero delle ricadute e riducendo, di conseguenza, i costi medici
  • i dati forniti dalla tecnologia IoB consentono di individuare precocemente le malattie e di offrire misure preventive. Inoltre, il volume e la varietà dei dati possono aiutare a fare avanzare la ricerca sulla medicina di precisione, correlando i dati sullo stile di vita e i dati ambientali individuali con i dati genetici e biologici, fornendo informazioni più approfondite sui driver e sui trattamenti della malattia
  • oltre alle applicazioni sanitarie, le tecnologie IoB vengono adottate anche in luoghi di lavoro pericolosi come cantieri, miniere e fabbriche, per monitorare i lavoratori, supervisionare i rischi ambientali, ridurre l’esposizione a lesioni muscoloscheletriche e altri danni, fornendo informazioni a distanza. I dati dei sensori in tempo reale forniscono una guida ai lavoratori in difficoltà e migliorano il monitoraggio della sicurezza

La questione della governance tecnologica dell’Internet of Bodies

Ma ogni medaglia ha due facce. E se l’IoT che abbandona gli oggetti e si connette ai corpi umani apre a un mondo affascinante e dai molti vantaggi per pazienti e operatori sanitari, oltre che dalle molteplici opportunità per le aziende del settore, l’Internet of Bodies sta trasformando il corpo umano in una piattaforma tecnologica che, attraverso i dispositivi medici, produce e trasmette enormi quantità di dati e di informazioni sensibili, che potrebbero essere violati.

Con un numero sempre maggiore di sensori collegati ai corpi, impiantati o ingeriti per monitorare, analizzare, raccogliere e trasmettere dati, sono necessarie azioni immediate per affrontare le considerazioni etiche e legali, legate al trattamento dei dati sanitari, che derivano dall’IoB. E l’urgenza di tali azioni è ulteriormente posta in primo piano dalla pandemia da Covid, con l’utilizzo di tecnologie e di dati IoB che vengono utilizzati per la sorveglianza e il tracciamento del virus

puntualizzano gli analisti del World Economic Forum.

Le aziende che producono tecnologie e dispositivi per l’IoB dovranno chiarire come intendono proteggere la privacy degli utenti da potenziali attacchi da parte di hacker e, più in generale, dai problemi di sicurezza informatica, poiché malfunzionamenti intenzionali o falle nei dispositivi possono generare ripercussioni molto gravi. Ricordiamo che al centro ci sono persone malate, in stato generale di fragilità.

Negli Stati Uniti, un esempio emblematico legato ai possibili rischi della tecnologia IoT estesa al corpo umano, è dato da un episodio che vede protagonista l’ex vicepresidente di George W. Bush, Dick Cheney, il quale, qualche tempo fa, ha deciso di sostituire il defibrillatore che aveva nel torace con un nuovo dispositivo non WiFi, per timore di essere assassinato da scosse elettriche al cuore. Fatto, questo, che ha attirato l’attenzione dei media sul tema, aprendo il dibattito sulla sicurezza dell’Internet of Bodies.

Chi può accedere ai dati raccolti da un dispositivo IoB? Un dispositivo che monitora il paziente, potrebbe anche tenere traccia di comportamenti poco consoni alla sua patologia: ebbene, le compagnie di assicurazione sanitaria potrebbero negargli la copertura di fronte a tali comportamenti rilevati dai dispositivi medici? E, ancora, un impianto cocleare ripristina l’udito, ma potrebbe anche registrare le conversazioni presenti nell’ambiente in cui si trova il paziente: questi dati rimarranno privati? Ma lasciamo gli Stati Uniti e vediamo come si esprime, in merito al trattamento dei dati sanitari, il quadro normativo europeo.

IoT dispositivi medici
In questo momento, l’Internet of Bodies esprime tutto il suo potenziale nell’ambito dell’assistenza sanitaria, dove il collegamento del corpo umano alla rete avviene attraverso dispositivi medici indossati dal paziente oppure impiantati nel suo corpo o, ancora, ingeriti, con la possibilità di essere monitorati e controllati a distanza.

Dispositivi medici e dati sanitari: che cosa dice il GDPR

In materia di trattamento dei dati personali e privacy, in Europa il punto di riferimento è il GDPR – General Data Protection Regulation, divenuto operativo a partire dal 25 maggio 2018.

Ricordiamo che il Regolamento UE, per “dati personali” intende qualsiasi informazione riguardante la persona fisica, identificata – o identificabile – attraverso nome, cognome, codice identificativo, dati relativi alle sue caratteristiche fisiche, fisiologiche, genetiche, psichiche, economiche, culturali o sociali.

E, nonostante non disciplini in modo settoriale il trattamento dei dati in ambito sanitario, questi trovano una loro definizione nell’art. 4 del Regolamento, come “quei dati personali riguardanti la salute fisica e mentale di una persona, compresa la prestazione di quei servizi di assistenza sanitaria volti a rivelare informazioni relative al suo stato di salute” e, insieme ai dati genetici, sono inclusi, dal GDPR, tra i dati cosiddetti “particolari”.

Il trattamento dei dati sanitari è lecito se avviene per finalità di medicina preventiva, di diagnosi, di assistenza o di terapia sanitaria o sociale. Inoltre, è lecito per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica – ad esempio per la protezione da gravi minacce per la salute – a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici.

In tutti gli altri casi, il trattamento dei dati sanitari deve sottostare al consenso dell’interessato, preceduto da idonea informativa. Diversamente è illecito. E l’ultimo comma dell’articolo 2-septies del Codice privacy (decreto legislativo n. 196 del 2003, aggiornato al D.lgs 101/2018) ribadisce che i dati relativi alla salute delle persone non possono essere diffusi, né pubblicati.

In seguito alla pandemia da Covid – proprio “per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica, quali la protezione da gravi minacce per la salute – il 3 marzo 2020, il Garante Privacy ha introdotto qualche modifica, riconoscendo alle Autorità impegnate nell’attività di prevenzione della diffusione del virus un “ruolo speciale” nel trattare i dati personali di coloro che lo contraggono.

E il 9 marzo 2020, il decreto legge varato dal Governo per rafforzare il sistema sanitario nazionale di fronte al dilagare dell’epidemia, ha sancito che Protezione civile, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, ospedali e tutte le forze in campo per contenere il contagio e assistere i malati, possono raccogliere tutti i dati sanitari e personali che ritengono necessari a contrastare l’emergenza.

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Paola Cozzi
Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente si dedica al Giornalismo Digitale ed esplora nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione

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