Opinioni e preoccupazioni in tema di intelligenza artificiale: Giappone, USA e Germania a confronto

Da un sondaggio su 3256 intervistati, la fotografia delle opinioni e delle preoccupazioni di carattere etico, legale e sociale - da parte di utenti giapponesi, statunitensi e tedeschi - circa l’utilizzo dell’AI. Ne esce un quadro di cui è tempo che il nuovo dibattito sull’etica dell’intelligenza artificiale si arricchisca.

Le opinioni della gente comune sull’intelligenza artificiale, gli atteggiamenti del pubblico – positivi e negativi – i suoi timori riguardo alle tecniche AI e alle sue applicazioni negli ambiti più diversi del quotidiano, variano da latitudine a latitudine.

Secondo gli autori di un’indagine resa pubblica recentemente – dal titolo “Segmentation of ethics, legal, and social issues (ELSI) related to AI in Japan, the United States, and Germany”, condotta da due Atenei giapponesi, l’Università di Kanazawa e l’Università di Tokyo – queste differenze sono semplicemente il riflesso delle diverse politiche in tema di etica dell’intelligenza artificiale delineate dai diversi paesi nel mondo.

Ad esempio, «le differenti riflessioni contenute nelle linee guida sull’AI di Giappone, Stati Uniti ed Europa – si legge nell’articolo che illustra il lavoro realizzato – portano, ciascuna, a visioni diverse. In Giappone si tende, in generale, a enfatizzare la promozione della diffusione delle tecnologie – tra cui l’artificial intelligence – e, allo stesso tempo, a tranquillizzare i potenziali fruitori. Negli Stati Uniti, invece, viene sottolineata la necessità di massimizzare i benefici sociali dell’AI, la sua utilità pratica, mentre in Europa si insiste sui diritti dell’utente, che mai nessuna tecnologia deve ledere, e sulle responsabilità di ciascuno nel farne un uso etico».

Tabella che illustra come opinioni e atteggiamenti nei confronti dell’intelligenza artificiale differiscno a seconda del paese di riferimento. I paesi asiatici - come il Giappone - hanno spesso opinioni relativamente positive sull'AI nei sondaggi globali (Fonte: “Segmentation of ethics, legal, and social issues (ELSI) related to AI in Japan, the United States, and Germany” - Università di Kanazawa e Università di Tokyo).
Esempio di come opinioni e atteggiamenti nei confronti dell’intelligenza artificiale differiscano a seconda del paese di riferimento. I paesi asiatici – come il Giappone – hanno spesso opinioni relativamente positive sull’AI nei sondaggi globali (Fonte: “Segmentation of ethics, legal, and social issues (ELSI) related to AI in Japan, the United States, and Germany” – Università di Kanazawa e Università di Tokyo).

Da questa tesi, l’idea di un sondaggio online per esplorare le opinioni sull’AI da parte di utenti giapponesi, statunitensi e tedeschi, per poi porle a confronto segmentando il campione di intervistati in base ai dati raccolti.

L’obiettivo è giungere a delineare un quadro di riferimento delle diverse percezioni che il pubblico ha – sotto il profilo etico, legale e sociale – degli usi che si fanno dell’intelligenza artificiale. Un quadro che sia utile ad aziende, tecnici e sviluppatori del settore AI in diverse aree del mondo. Vediamo insieme che cosa ne è emerso.

Opinioni sull’intelligenza artificiale: metodologia e struttura della ricerca

L’indagine attorno alle opinioni sull’intelligenza artificiale (realizzata a giugno del 2021) ha sondato – in base allo schema ELSI (Ethics, Legal and Social Issues) – le preoccupazioni degli intervistati riguardo agli aspetti etici, legali e sociali relativi all’applicazione delle tecniche AI in quattro diversi scenari, evidenziando come le variabili sociodemografiche (età, genere, istruzione, occupazione e reddito familiare) e il livello di conoscenza della materia influenzino il “sentire” del pubblico.

Per quanto concerne il Giappone, sono stati (previo consenso) raccolti dati da 1075 intervistati (514 uomini e 561 donne); per gli Stati Uniti, sono stati, invece, raccolti dati da 1095 intervistati (537 uomini e 558 donne) e, infine, per la Germania, si è trattato di 1086 intervistati (539 uomini e 547 donne). L’età di tutti i partecipanti al sondaggio è compresa tra 20 e 69 anni.

Ogni scenario preso in considerazione dal team di studio descrive l’impiego di tecniche AI nell’ambito di differenti applicazioni:

  • scenario “cantante”, in cui l’artificial intelligence viene utilizzata per replicare la voce di cantanti famosi, deceduti
  • scenario “servizio”, dove l’AI è protagonista di un servizio clienti
  • scenario “armi”, che rimanda all’uso dell’intelligenza artificiale per mettere a punto armi autonome
  • scenario “crimine”, in cui ci si avvale dell’AI per prevenire attività criminali

Gli scenari AI ipotizzati

Ognuno dei quattro scenari presi in esame dall’indagine attorno alle opinioni sull’intelligenza artificiale descrive una situazione in cui un team di ricercatori e sviluppatori AI, dopo avere attentamente analizzato gli impatti positivi e negativi dell’applicazione alla quale stanno lavorando, si trova a dover scegliere se proseguire oppure fermarsi.

Ogni scenario – specifica il team di studio – rimanda esplicitamente a riflessioni su aspetti etici e legali dell’AI e, implicitamente, a considerazioni di carattere sociale:

«Ad esempio, nello “scenario cantante” le questioni etiche e legali riguardano l’opportunità di sfruttare commercialmente, senza la sua approvazione, la voce del cantante ancora in vita riprodotta artificialmente. Nello “scenario arma”, invece, gli aspetti etici hanno a che vedere con le responsabilità legali dell’eventuale uccisione di un essere umano da parte dell’AI, mentre le tematiche legali concernono, eventualmente il malfunzionamento del prodotto»

Gli intervistati hanno risposto a una serie di domande sulle tematiche inerenti ai quattro scenari utilizzando una scala da uno a sette punti.

Illustrazione grafica dei dell'indagine, sintetizzati in un cubo 3D e segmentati in quattro gruppi - azzurro (17%), arancione (22%), rosso (33%) e blu scuro (28%) - con risposte corrispondenti ai valori della scala, dove quella inferiore rappresenta valori correlati a minori preoccupazioni riguardo all’AI, mentre quella più alta rappresenta valori correlati a maggiori preoccupazioni (Fonte: “Segmentation of ethics, legal, and social issues (ELSI) related to AI in Japan, the United States, and Germany” - Università di Kanazawa e Università di Tokyo).
I dati dell’indagine, graficamente sintetizzati in un cubo 3D, sono stati segmentati in quattro gruppi – azzurro (17%), arancione (22%), rosso (33%) e blu scuro (28%) – con risposte corrispondenti ai valori della scala, dove quella inferiore rappresenta valori correlati a minori preoccupazioni riguardo all’AI, mentre quella più alta rappresenta valori correlati a maggiori preoccupazioni (Fonte: “Segmentation of ethics, legal, and social issues (ELSI) related to AI in Japan, the United States, and Germany” – Università di Kanazawa e Università di Tokyo).

Come si evince dal cubo 3D riportato sopra, le risposte del gruppo azzurro contengono opinioni molto positive nei confronti della ricerca sull’intelligenza artificiale, quelle del gruppo arancione opinioni molto negative, mentre quelle dei gruppi rosso e blu scuro rimandano a risposte a metà della scala, dove quella inferiore rappresenta valori correlati a minori preoccupazioni riguardo all’AI, mentre quella più alta rappresenta valori correlati a maggiori preoccupazioni. 

Le tre dimensioni sono “etica” (con valori che vanno da “eticamente molto corretto=1” a “eticamente molto scorretto=7”), “tradizione” (estremamente favorevole da una prospettiva tradizionale=estremamente sfavorevole da una prospettiva tradizionale=7) e “leggi” (politiche e leggi sono sufficientemente stabilite=1 a politiche e leggi non sono sufficientemente stabilite=7).

Ciascun partecipante ha risposto a queste tre domande su una scala da uno a sette per i quattro scenari.

Opinioni sull’intelligenza artificiale: le differenze emerse in merito ai quattro scenari

I risultati della ricerca tesa a fotografare le opinioni sull’intelligenza artificiale da parte di un campione eterogeneo per appartenenza geografica, mostrano innanzitutto che una certa percentuale di intervistati di ogni paese considerato «si oppone – per motivi etici, legati alla tradizione e legali – alla conduzione della ricerca sull’AI nei quattro scenari designati».

L’esempio più eclatante – fanno notare gli autori dello studio – si riferisce allo scenario “arma”, «dove gli intervistati giapponesi hanno risposto più frequentemente con “eticamente scorretto”, “sfavorevole dal punto di vista tradizionale” e “politiche e leggi non sufficientemente stabilite” rispetto agli intervistati statunitensi e tedeschi».

Risultato, questo – spiegano – coerente con studi precedenti, i quali rilevano come i giapponesi siano storicamente maggiormente preoccupati per lo scenario “arma” rispetto, invece, a quanto lo siano, per cultura, persone provenienti dagli Stati Uniti.

Inoltre, l’esistenza dell’articolo 9 della Costituzione giapponese impone “la rinuncia alla guerra”, rafforzando così la percezione negativa dell’uso dell’AI per costruire armi.

Riguardo allo “scenario cantante”, invece, gli intervistati giapponesi hanno mostrato meno preoccupazione sotto il profilo etico e legato alla tradizione rispetto a Germania e Stati Uniti.

«Questa differenza del grado di preoccupazione potrebbe essere dovuta al fatto che i giapponesi ben conoscono questo tipo di applicazione dell’AI. In Giappone, infatti, una famosa cantante scomparsa nel 1989, è stata “riportata in vita” nel 2019 proprio grazie alle tecniche di artificial intelligence, addirittura eseguendo un brano inedito durante un famoso programma televisivo nipponico».

Si ha un’opinione più positiva e si è, dunque, meno preoccupati degli effetti di una tecnologia che già si conosce e con la quale si possiede già una certa familiarità.

L’età degli intervistati e il loro bagaglio di sapere in fatto di tecnologie si sono rilevate variabili decisive, significativamente correlate al grado di preoccupazione:

«Le persone meno giovani hanno mostrato più preoccupazione per l’utilizzo dell’AI nei quattro scenari ipotizzati e nelle tre prospettive – ossia etica, legale e sociale – in linea con studi precedenti».

Mentre, coloro i quali hanno una maggiore comprensione di che cosa sia l’intelligenza artificiale, oltre a risultare più interessati alle sue tematiche, sono quelli che comprendono più in profondità potenza e possibili rischi delle sue applicazioni. E questo aspetto è altresì legato ad aspettative più marcate nei confronti di una regolamentazione e di lenee guida sull’AI e i suoi impieghi.

In materia di opinioni sull’intelligenza artificiale, nel segmentare gli intervistati in base al grado di positività del loro atteggiamento riguardo alle attuali politiche in tema di regolamentazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, sono quattro i gruppi emersi: positivimeno scetticiscettici e negativi.

«Gli scettici – precisano gli autori – sono quelli più propensi a ritenere che le leggi e le politiche attuali non siano sufficienti a proteggere dai danni dell’AI».

I quattro gruppi sono rappresentati in modo diverso nei tre paesi. La maggior parte dei giapponesi, ad esempio, è stata segmentata nel gruppo dei meno scettici (36%) o nel gruppo degli scettici (35%). Il che significa che c’erano meno giapponesi che avevano opinioni “estreme” positive (gruppo 1) o “estreme” negative (gruppo 4) riguardo all’uso dell’artificial intelligence.

Sempre riguardo al campione giapponese, sebbene il numero relativo di risposte estreme fosse piccolo, più persone sono state segmentate nel gruppo dei negativi (20%) rispetto al gruppo dei positivi (9%), suggerendo che un minor numero di persone ha avuto atteggiamenti positivi nei confronti dell’AI in Giappone.

benché il 65% degli intervistati giapponesi concordi sul fatto che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sia stato un bene per la società, nutre preoccupazioni per i suoi aspetti etici, legali e sociali (per una visione integrale di tutti i risultati dell’indagine, si rimanda al link indicato all’inizio).

Linee di studio future

Il merito di questa indagine attorno alle opinioni sull’intelligenza artificiale in paesi diversi per posizione geografica, storia e cultura, è quello di avere definito per la prima volta una metodologia precisa applicata all’analisi comparata degli atteggiamenti nei confronti dell’AI.

Certo, ci si attendevano risposte differenti da parte degli intervistati asiatici, americani ed europei. E molte di esse erano già note. L’originalità di questo lavoro risiede nell’averle sistematizzate e segmentate, in modo da rappresentare uno strumento concreto in mano a decisori, aziende del settore, sviluppatori AI ed eticisti.

Il nuovo dibattito attorno all’etica dell’intelligenza artificiale – auspica il team di studio – dovrebbe arricchirsi prendendo in considerazione le opinioni del pubblico, le sue preoccupazioni, il suo scetticismo.

I limiti di questo lavoro – che andrebbero superati in futuro – sta nel campione di intervistati, assai ampio numericamente eppure fermo a tre aree. Varrebbe la pena considerare, nella futura ricerca, altri paesi europei, così come altri paesi asiatici, tra cui Cina e India. Anche gli scenari ipotizzati andrebbero, in futuro, ampliati.

In terzo luogo, si è trattato di un sondaggio online, dunque limitato a coloro che possono accedere a una connessione stabile, lasciando fuori parte della popolazione che ancora – per motivi di età oppure socioeconomici – non può essere coperta da indagini online.

Infine, un’importante indicazione per la linea di ricerca futura riguarda un’altra prospettiva di studio che, dalle preoccupazioni per gli aspetti etici, legali e sociali dell’AI, passi a indagare i benefici attesi e in che modo questi superano timori e scetticismi.

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Paola Cozzi

Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente si dedica al Giornalismo Digitale ed esplora nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione

Articoli: 290

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