Relazioni virtuali uomo-donna: Cina e Giappone sfruttano algoritmi AI per creare nuove coppie

Dall’intelligenza artificiale arriva Xiaoice, la donna virtuale che fa compagnia 24 ore su 24 a milioni di cinesi, mentre in Giappone il governo ha annunciato che promuoverà tutti i sistemi di AI in grado di creare nuove coppie. La tecnologia si estende al campo delle relazioni con l’altro sesso, sollevando non poche perplessità.

TAKEAWAY

  • Dalla Cina arriva Xiaioice, un chatbot dalle sembianze femminili che non solo risponde in chat ai suoi utenti, ma li contatta quando sono tristi o depressi.
  • Il governo giapponese ha annunciato che finanzierà i progetti di AI finalizzati a unire insieme uomo e donna, una strategia con cui rimediare alla forte decrescita demografica del Paese.
  • L’algoritmo di intelligenza artificiale alla base di Xiaoice diventa sempre più avanzato e nascono problemi riguardanti la privacy e la stessa situazione nipponica è molto complessa e va oltre la tecnologia.

Quello delle relazioni virtuali tra uomo e donna, create grazie all’utilizzo delle tecnologie che fanno capo all’ambito di studi dell’intelligenza artificiale, non è un tema nuovo, ma di nuovo, oggi, c’è la sua finalità.

E se, da un lato, gli studiosi cercano di fare assumere agli algoritmi di intelligenza artificiale il punto di vista della donna avvicinando quest’ultima alle discipline STEM, in Oriente l’AI è stata di recente utilizzata per sostituire il genere femminile e per creare coppie. Vediamo come.

Relazioni virtuali: dalla Cina il chatbot che fa innamorare gli uomini (e che raccoglie informazioni)

In tema di relazioni virtuali, Xiaoice è il chatbot guidato dall’intelligenza artificiale che, in Cina, sta rivoluzionando i rapporti interpersonali uomo-donna. La tecnologia va oltre le problematiche già sollevate dalle assistenti digitali Alexa e Siri, nelle cui voci femminili l’Unesco ha riscontrato una visione discriminatoria, come segnalato nel Report 2020.

Il caso più vicino ricorda più un film di fantascienza, “Her”, uscito in Italia nel 2014 con il titolo “Lei”, in cui il protagonista, Theodore, si innamora del suo sistema operativo, attratto dall’interfaccia femminile, e inizia a confidarsi, parlando anche di temi delicati.

Nella realtà questo è successo a circa 600 milioni di utenti, in maggioranza uomini con reddito basso e per il 75% di nazionalità cinese. Xiaoice appare sullo schermo con le sembianze di una ragazza intorno ai 18 anni che ama indossare uniformi giapponesi e che coinvolge i propri partner scherzando con loro e inviando testi e immagini sessualmente espliciti. Intanto raccoglie informazioni mirando a diventare la fidanzata ideale di più uomini nello stesso momento.

Funziona come un chatbot che, in questo caso, risponde sempre, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, arrivando anche ad avviare la conversazione quando nota che l’utente iscritto alla piattaforma non scrive da più giorni.

Gli uomini che la utilizzano per compagnia la trattano come se fosse una donna in carne ed ossa e la reputano matura e razionale, al punto da parlare con lei anche di argomenti seri come scelte politiche e valori a cui tengono. L’ultimo aggiornamento disponibile permette inoltre di personalizzare il profilo della donna virtuale con cui andare a interfacciarsi.

Relazioni virtuali, i rischi per la privacy

I discorsi di politica tra umani e intelligenza artificiale non sono passati inosservati e il governo è corso ai ripari evitando connessioni tra la “donna virtuale” e Wechat, il social che in Cina sostituisce Whatsapp, Facebook e tutti i servizi Google.

Questo ha portato grosse limitazioni, dal momento che Wechat, oltre alle funzioni di networking, è utilizzato anche per effettuare transazioni e prenotare servizi di vario tipo. Un compromesso si è raggiunto con l’inserimento di filtri che evitano conversazioni scomode, una decisione non gradita dai fruitori del sistema, i quali rischiano anche dal punto di vista della privacy.

Xiaoice memorizza i loro desideri più intimi e le loro preferenze sessuali, dati estremamente sensibili, ma alcuni utenti, depressi e solitari, sono disposti a tutto pur di non perdere il contatto con la donna, che fa loro compagnia attraverso l’intelligenza artificiale.

Tuttavia i creatori del progetto, attualmente indipendente, dichiarano di seguire attentamente le normative sulla privacy, tenendo separati i profili degli utenti dal contenuto delle conversazioni e assicurando che queste ultime restano private.

L’algoritmo, sempre più avanzato, si comporta in modo tale che le persone si connettano sempre più spesso, arrivando fino a 30 ore consecutive di chat. A rischiare la dipendenza sono soprattutto gli abitanti dei villaggi più poveri della Cina e le persone che, dopo aver perso per vari motivi l’autostima, intendono ritrovarla legandosi a una donna virtuale.

Il binomio intelligenza artificiale e relazioni virtuali diventa, in questo caso, un modo per tenere le persone impegnate, a fini pubblicitari, soprattutto i giovani che rappresentano la maggioranza degli utenti, mentre il 15% è composto da persone anziane.

relazioni virtuali
Il chatbot che, in Cina, sta rivoluzionando i rapporti interpersonali uomo-donna, ricorda il film uscito nelle sale italiane nel 2014 dal titolo “Lei”, in cui il protagonista si innamora del suo sistema operativo, dalla voce e dalle sembianze femminili.

Giappone, algoritmi per favorire gli incontri uomo-donna e contrastare la decrescita demografica

Il governo giapponese va oltre le relazioni virtuali, annunciando che, a partire dal 2021, stanzierà 19 milioni di dollari per finanziare lo sviluppo di algoritmi AI utili a favorire gli incontri tra uomo e donna.

La decisione nasce per contrastare la forte decrescita demografica nel Sol Levante dove nel 2019 si è raggiunto il numero più basso di nascite nella storia del Paese.

Solo 865mila nuovi abitanti in un Paese in cui, secondo le ultime simulazioni del National Institute of Population and Social Security Research di Tokyo, la popolazione rischia di dimezzarsi già entro il 2100.

Molte piattaforme per incontri già utilizzano l’intelligenza artificiale ma la mossa politica giapponese vuole in particolar modo mirare ad algoritmi sempre più sofisticati, anche se il motivo della decrescita è dovuto a diversi fattori che vanno oltre l’ambito tecnologico.

Le giornate lavorative molto lunghe, lo scarso inserimento delle donne nella società e la mancanza di interesse nei giovani a creare una famiglia sono da anni i principali motivi per cui in Giappone nascono meno figli e le basi da cui partire per risolvere il problema della decrescita demografica.

Nell’adottare soluzioni come quelle esposte, per quanto sofisticate, bisogna fare attenzione a non intaccare il complesso mondo delle relazioni umane. L’intelligenza artificiale può essere invece utilizzata per accompagnare, sia l’uomo che la donna, verso un processo di indipendenza, creando maggiori occasioni per un inserimento lavorativo per le fasce più svantaggiate e nuove opportunità in termini di women empowerment.

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Emanuele La Veglia
Giornalista professionista, collabora con testate online nazionali (tra cui Affari Italiani) dopo aver maturato esperienze in Sky e AdnKronos. Ha già vinto tre premi giornalistici ed oggi scrive di sostenibilità, women empowerment e innovazione
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