Intervista a Joice Preira, ricercatrice nel campo dei Futures Studies e specializzata in Strategic Foresight, Co-direttrice dello Speculative Design Hub dell’Italian Institute for the Future

Se non siamo noi a pensare al nostro futuro, qualcun altro (o qualcos’altro) lo farà al posto nostro. Abbiamo il potere di decolonizzare i futuri, evitando di percorrere strade già scritte, ma per farlo abbiamo bisogno di nuove abilità, quelle del campo dei Futures Studies e del Foresight, contrastando al contempo l’emergente fenomeno del “futureswashing”, neologismo introdotto da Joice Preira, ricercatrice nel campo dei Futures Studies e specializzata in Strategic Foresight, Co-direttrice dello Speculative Design Hub dell’Italian Institute for the Future, e sviluppato – facendone un vero e proprio progetto di alfabetizzazione – con Arianna Mereu, consulente esperta di tendenze, insegnante di Visual Language, Trends Forecasting e Strategic Foresight, richiamando il più noto greenwashing – l’ambientalismo di facciata – e, più ingenerale, il verbo to whitewash (imbiancare, dare “una mano di bianco” nell’accezione di “mascherare, coprire, nascondere”) applicato ai metodi Futures & Foresight (indicando così una sorta di “abilità di facciata”, quelle che Alex Fergnani, ricercatore su Corporate Foresight e Futures Methods attribuisce ai “futuristi pop” o “futuristi ciarlatani”) ed alle modalità che hanno oggi le aziende di approcciare il futuro: tutte parlano di futuro ma sono davvero rare quelle che esplorano con metodo i futuri.

«I futuristi (professionisti nel campo della previsione basata su Futures Studies e Foresight) non fanno alcuna predizione del futuro, semplicemente perché il futuro non esiste e se anche volessimo tentare di prevederlo non avremmo mai a disposizione tutte le informazioni per poter contemplare tutte le variabili in gioco», spiega Joice Preira. «Tuttavia, tutti noi siamo consapevoli del fatto che le scelte compiute oggi corrispondono ad una alternativa di futuro possibile. Sappiamo bene, cioè, che ciò che scegliamo di fare nel presente genera una serie di impatti e condiziona il nostro futuro. Eppure… sempre più spesso scegliamo di diventare spettatori inermi di un futuro scritto e deciso da altri. Dobbiamo riprenderci la capacità di scegliere e decidere, consapevoli che possiamo “hackerare” questi futuri già scritti ed anticipare i cambiamenti».

Ciò a cui si riferisce Joice Preira è l’idea di uscire dagli schemi secondo i quali siamo portati a pensare che il futuro abbia solo una dimensione temporale, iniziando a concepire il futuro come ad uno spazio occupabile e, come tale, colonizzabile da alcuni a sfavore di altri (ne stiamo avendo un assaggio proprio in quest’epoca storica con le Big Tech che stanno spingendo – più o meno consapevolmente – verso un futuro caratterizzato da oligopoli economici capaci di influenzare la vita politica e sociale delle persone e di intere nazioni).

Alfabetizzazione dei futuri (Futures Literacy)

Ciò che fanno i futuristi è decolonizzare (e insegnare a decolonizzare e hakerare) i futuri, partendo dalla consapevolezza che non ci può essere un unico futuro predeterminato ma un’infinità di futuri possibili, alternativi, potenziali, auspicabili… «Il futuro non è lineare, è un insieme di realtà alternative che dobbiamo imparare ad immaginare ed esplorare da prospettive e “lenti” differenti (sociale, economica, politica, ambientale, tecnologica, legale ed etica secondo la cosiddetta analisi STEEPLE, acronimo di Social, Technological, Economic, Environmental, Political, Legal, Ethical)», spiega Joice Preira.

Joice Preira, Co-direttrice dello Speculative Design Hub dell’Italian Institute for the Future
Joice Preira, Co-direttrice dello Speculative Design Hub dell’Italian Institute for the Future

Per imparare a immaginare ed esplorare futuri possibili servono nuove competenze e un nuovo mindest culturale, serve una vera e proprio alfabetizzazione dei futuri, la cosiddetta Futures Literacy, da non intendersi solo come conoscenza di base di una teoria o un concetto, ma una vera e propria educazione teorica e pratica dell’approccio e dei metodi di Futures & Foresight. «Il processo di alfabetizzazione è un mezzo di emancipazione civile e libertà: così come imparare l’alfabeto ci apre le porte alla lettura, alla conoscenza, alla comprensione, alla formulazione del pensiero, l’alfabetizzazione ai futuri ci permette di imparare ad anticipare il mondo che verrà», invita a riflettere Joice Preira.

Un percorso tutt’altro che compiuto… di fatto, è appena iniziato e richiede tempo per produrre i suoi effetti. «Ciò che dobbiamo fare in questo periodo di ‘interregno’ è fare in modo che questa alfabetizzazione si liberi dell’insidioso futureswashing che si sta già palesando provocando ancora più confusione nelle persone, nelle aziende e nelle organizzazioni sociali, economiche e politiche, che ancora non hanno avuto modo di conoscere, approfondire e ‘prendere dimestichezza’ con i Futures Studies ed il Foresight», è il monito di Joice Preira.

Tutti parlano di futuro, aziende, brand, messaggi pubblicitari di qualsiasi genere e previsioni di esperti ed analisti. Si parla di “futuro del lavoro”, di “futuro del retail”, di “futuro dei social network”, di “futuro dell’alimentazione”, di “futuro della mobilità”… e via dicendo, l’elenco potrebbe anche tendere all’infinito se la fantasia non rischiasse di arenarsi.

«Ma sono tutte narrazioni a senso unico, che ben dimostrano cosa significa colonizzare il futuro… spesso per altro con narrazioni contaminate da pregiudizi (a volte anche inconsapevoli)», mette in guardia Preira.

Prendiamo l’esempio del futuro dell’alimentazione. La narrazione predominante va verso un futuro fatto di alimentazione proteica proveniente da insetti e dalla cosiddetta “carne coltivata”, ma questo è solo uno degli scenari possibili che, per altro, non è nemmeno di natura globale (questo tipo di narrazione riguarda solo alcune zone geografiche della Terra). «Troppo spesso le narrazioni del futuro non sono inclusive e men che meno tengono conto delle diversità», puntualizza Joice Preira. «Questo perché si tratta di narrazioni che non hanno alcun rigore di metodo in ambito Futures & Foresight e sono costruite semplicemente proiettando in modo lineare sul futuro alcune delle tendenze più evidenti del presente. Ma la storia ci ha già insegnato che questo approccio non è più sufficiente per anticipare i cambiamenti e fronteggiarli al meglio. Non possiamo limitarci a proiettare nel futuro ciò che consociamo del passato e osserviamo nel presente, dobbiamo fare uno sforzo in più, uno sforzo creativo, immaginativo, di esplorazione qualitativa partendo da ciò che non conosciamo affatto».  

«Il rischio di questo “futurismo pop” è che la disciplina ed i metodi rigorosi non vengano compresi a fondo e che persone ed aziende si “scottino”», è la preoccupazione di Joice Preira, «come avvenuto in passato per altre discipline. Pensiamo al Design Thinking, prima che riuscisse ad essere davvero percepito come metodo rigoroso e professionale siamo dovuti passare dalla diffusa percezione che associava il metodo ad una divertente seduta di gioco con i foglietti colorati… ci sono voluti anni di “battaglie culturali” da parte dei professionisti con competenza ed esperienza per riconoscere – fuori dai contesti professionali di nicchia – il valore della disciplina e del metodo. Mi auguro che la strada del Futures Thinking possa essere meno tortuosa».

Joice Preira: “Generosità per alimentare una vera cultura di cambiamento”

Il contrasto al futureswashing, nella visione di Joice Preira, passa anche dalla volontà dei futuristi professionisti di oggi di aprirsi con generosità per democratizzare gli studi di futuro e il Foresight: «Dobbiamo imparare a condividere di più, ad essere generosi rendendo ‘open’ l’accesso alle nostre conoscenze teoriche e farci carico di trasmettere anche le esperienze pratiche all’interno di una vera community. Non dobbiamo temere di perdere mercato ma contribuire a svilupparne di nuovi».

Oggi ci sono tanti approcci differenti, anche riconoscere che non ne esiste uno migliore di un altro e che la contaminazione di metodo è arricchente è una apertura doverosa. «A volte sono testimone diretta di alcune chiusure e rifiuti nei confronti di metodi nuovi o alternativi rispetto alla “letteratura classica” dei Futures Studies – confessa Joice Preira – ma io sono fermamente convinta che la diversità (da tutti i punti di vista) debba essere incoraggiata e persino ‘spinta’, per questo mi muovo con coraggio anche in ambienti dove so che non sono del tutto gradita ed accettata».

Infondo, la decolonizzazione dei futuri richiede anche scelte coraggiose e un po’ controcorrente.

Scritto da:

Nicoletta Boldrini

Futures & Foresight Director | Direttrice Responsabile Tech4Future Leggi articoli Guarda il profilo Linkedin