Gli italiani e la sostenibilità: occorrono maggiore conoscenza delle problematiche e più competenze e consapevolezza in tema di tecnologie digitali a supporto

Che cosa davvero sanno e che cosa pensano gli italiani della correlazione tra digitalizzazione e sostenibilità ambientale? Si è posta le domande la Fondazione per la sostenibilità digitale che, sul tema, ha condotto un’ampia indagine dalle numerose riflessioni.

TAKEAWAY

  • Nelle giornate della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, i dati dell’indagine “Italiani e sostenibilità digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano”, a cura della Fondazione per la sostenibilità digitale, appaiono come un ulteriore monito ad agire concretamente – non a parole – sul fronte sostenibilità e ambiente.
  • La ricerca ha esplorato sfere diverse, tra cui quelle che fanno riferimento allo smart environment e allo smart living, con l’obiettivo di cogliere la percezione che gli italiani hanno circa lo stretto legame esistente tra digitalizzazione e sostenibilità.
  • Tra le tante riflessioni sui dati emersi, quella sulla mancanza di correlazione tra l’utilizzo di determinate tecnologie a supporto della sostenibilità ambientale e il grado di conoscenza degli utenti sulla materia, motivati più da convinzioni personali che da una percezione reale circa la gravità delle questioni clima e inquinamento e dei rischi che l’umanità corre.

In piena COP26 – la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, di scena a Glasgow in questi giorni e fino al 12 novembre 2021 – i dati che emergono dall’indagine “Italiani e sostenibilità digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano”, a cura della Fondazione per la sostenibilità digitale, appaiono come un ulteriore forte monito ad affrontare una sfida che necessita, da parte di tutti – compresi i cittadini – di conoscenza delle problematiche, da cui derivano, poi, la consapevolezza degli strumenti digitali a disposizione e la motivazione ad agire concretamente.

La ricerca, condotta mediante interviste telefoniche su un campione di 800 persone, rappresentativo – per genere, età, titolo di studio e area geografica – della popolazione italiana, ha esplorato sfere diverse, tra cui quelle che fanno riferimento allo smart environment e allo smart living, col fine preciso di arrivare a cogliere la percezione che gli italiani hanno dello stretto legame esistente tra digitalizzazione e sostenibilità (intesa sotto il profilo ambientale e sociale), dove la prima è in grado di fornire strumenti concreti alla piena realizzazione della seconda e dove quest’ultima segna, invece, alcuni punti fermi nel processo di trasformazione digitale. E L’espressione “sostenibilità digitale”, che dà il titolo allo studio del Digital transformation Institute, ben sintetizza questa correlazione. Ma vediamo quali sono, in merito a tali tematiche, il “sapere” e il pensiero degli italiani.

Sostenibilità: gli italiani ne comprendono il significato, ma faticano a calarlo nella realtà

È di Mauro Minenna, direttore del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, la riflessione in base alla quale «La sostenibilità migliora nel momento in cui le persone sono dotate di conoscenza, di strumenti e di motivazione».

E riguardo al primo elemento – la “conoscenza” – se guardiamo a uno dei dati centrali rilevati dal sondaggio in tema di sostenibilità digitale, ben l’80% degli italiani intervistati ritiene di possederne quando si parla di “sostenibilità”. Ma un altro dato ancora ci fa comprendere che si tratta di un conoscere astratto, privo di agganci con la dimensione del reale e, dunque, senza un suo tradursi in azioni quotidiane concrete. La sostenibilità rimane, così, nel dominio delle idee.

E lo confermano altri numeri: il 46% di coloro che hanno partecipato alla ricerca considera preminenti gli interventi e le scelte che riguardano la sostenibilità ambientale, mentre il 38% quelli focalizzati sulla qualità di vita delle persone. Solo un 16% afferma sia, invece, prioritaria la crescita economica del Paese. Ma indicativo è il 62% che non coglie la circolarità tra le tre priorità citate, ossia ambiente, benessere dei cittadini ed economia, lasciando intendere che non è ancora chiaro che cosa le lega e perché.

Sostenibilità digitale: meno si conoscono le tecnologie, più le si temono e più ci si allontana da queste

Se la sostenibilità è un’idea, che cosa pensano, invece, gli italiani delle tecnologie atte a supportarla?

Lo studio a cura della Fondazione per la sostenibilità digitale rileva che, se per il 92% degli italiani il digitale rappresenta un’opportunità, per un’altra grossa fetta (il 65%) questo è motivo di preoccupazione e di timore, legato, in particolare, alla perdita di posti di lavoro e, dunque, al rischio di disoccupazione.

I sentimenti negativi nei confronti delle tecnologie si intensificano col diminuire delle competenze in merito. Ma non solo. Preoccupazione e timore riguardo al digitale portano a considerarlo quasi una “minaccia” dalla quale allontanarsi. Il che accade – solo per citare due esempi molto vicini a noi – con i servizi digitali utilizzati nell’ambito della didattica a distanza e dello smart working (dove il 71% di coloro che guarda negativamente alle tecnologie li usa raramente) e nel commercio e turismo, dove soltanto il 20% degli intervistati che vedono il digitale come una minaccia ne fa uso, contro il 35% che, al contrario, lo ritiene un’opportunità e che se ne avvale regolarmente.

Al di là dello stretto ambito lavorativo, allontanarsi dalle tecnologie digitali, oggi, significa essere esclusi da numerose attività del quotidiano, comprese quelle che toccano da vicino la sostenibilità ambientale e sociale. Si tratta di un rischio di cui Governi e Istituzioni devono tenere da conto nel momento in cui intraprendono politiche che mirano a elevare i livelli di competenza digitale e di consapevolezza da parte degli italiani.

Grafico che illustra qual è il livello di conoscenza e di adozione, da parte degli italiani, circa gli strumenti digitali per la sostenibilità ambientale.
Il livello di conoscenza e di adozione, da parte degli italiani intervistati, degli strumenti digitali per la sostenibilità ambientale (Credit: Fondazione per la sostenibilità digitale).

Il digitale come strumento concreto di sostenibilità: ancora troppo pochi lo sfruttano

Il sondaggio in tema di sostenibilità digitale pone l’accento su un atteggiamento contraddittorio degli italiani. In sostanza, coloro che sanno, che sono consapevoli circa il ruolo delle tecnologie a supporto della sostenibilità ambientale, non fanno, non agiscono. Come se la conoscenza – da sola – non fosse sufficiente a dare vita al cambiamento di condotta.

Nonostante la maggioranza netta degli intervistati, infatti, reputi “urgenti” le questioni globali relative al cambiamento climatico (74%) e all’inquinamento (76%) e veda nel digitale uno strumento determinante nel farvi fronte, solo una minoranza di questi afferma di “mettere in pratica” le tecnologie, ovvero di utilizzarle nel quotidiano come strumento concreto di sostenibilità.

E scavando in questi dati, affiorano numeri che fotografano uno stile di comportamento che lascia spazio a critiche: solo il 29,4% del campione ricorre regolarmente ad applicazioni finalizzate alla riduzione dei consumi (il 17,5% ammette di farlo raramente), mentre il 5,6% addirittura si dice ignorante sulla questione e il 47,5%, al contrario, sa dell’esistenza di queste applicazioni ma, ciononostante, non le adotta.

Lo stesso quadro emerge quando si passa alle tecnologie e alle applicazioni in materia di gestione del ciclo dei rifiuti (il 19% non le conosce e il 33,5% le conosce ma non le usa) e di prevenzione dello spreco di cibo (il 21,9% ne ignora l’esistenza e il 51,4% ne ha conoscenza ma non le utilizza).

In particolare, le tecnologie più adottate ai fini della sostenibilità ambientale sono quelle che hanno a che vedere con i servizi volti al monitoraggio e alla riduzione dei consumi, con il 19,6% degli italiani che possiede elettrodomestici intelligenti, il 15,5% che ricorre a termostati intelligenti, il 16,4% che fa uso di lampadine gestibili per mezzo di un’assistente vocale e il 12% di sistemi di riscaldamento e di climatizzazione a gestione remota.

Grafico che illustra qual è l’utilizzo, da parte degli italiani, delle tecnologie a supporto della sostenibilità nel settore Energia.
L’utilizzo, da parte degli italiani, delle tecnologie a supporto della sostenibilità nel settore Energia (Credit: Fondazione per la sostenibilità digitale).

Il digitale è energivoro, ma ne abbiamo reale coscienza?

Infine, la ricerca condotta dalla Fondazione per la sostenibilità digitale ha preso in considerazione anche la percezione che gli italiani hanno dei consumi dei servizi digitali e dell’impatto che questi hanno sull’ambiente, rilevando che, per il 51% del campione, questo è “abbastanza forte”. Ma, di questo gruppo, solo il 22.8% è in grado di calcolare il livello reale dei consumi del digitale e un altro 77,2% (la maggioranza, quindi) pensa che il loro impatto energetico sia inferiore a quanto è realmente.

Quindi c’è contezza del fatto che le tecnologie digitali sono energivore, ma sul peso del fenomeno gli intervistati non hanno coscienza, indipendentemente da variabili quali le competenze digitali possedute e il fatto di guardare alle tecnologie con occhio positivo o, al contrario, negativo.

Questa ennesima scarsa consapevolezza riporta la riflessione sulla generale poca attenzione, da parte del campione preso in esame, nei confronti del binomio sostenibilità ambientale e digitalizzazione.

Dovendo fare un’analisi conclusiva dei dati che sono stati raccolti, non si intravvede un nesso tra l’utilizzo di determinate tecnologie che vanno nella direzione della sostenibilità ambientale e il grado di conoscenza degli intervistati sulla materia. Questi sembrano animati (e motivati) più da punti di vista, da convinzioni personali che da una percezione reale circa la gravità delle questioni clima e inquinamento e dei rischi che l’umanità corre.

Ed è questa tendenza a riflettersi, poi, negativamente sugli atteggiamenti e sui comportamenti delle persone, sul “non cambiamento” di abitudini e sull’ostinarsi – pur conoscendo i mezzi a disposizione – a non fare nulla per l’ambiente.

Dunque, il grande lavoro che Governi, Istituzioni, organizzazioni e aziende sono chiamati a svolgere per sollecitare i cittadini a un comportamento più responsabile, attento e attivo nei confronti della sostenibilità ambientale, deve tenere di questa lacuna motivazionale, derivante dalla mancanza di uno sguardo “largo” sul mondo.

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Paola Cozzi
Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente si dedica al Giornalismo Digitale ed esplora nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione
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