Terapie Digitali e Digital Health, dalla farmacologia classica a un nuovo approccio al trattamento della malattia

Se nelle terapie farmacologiche il principio attivo è una molecola, chimica o biologica, nelle Terapie Digitali è un software, un algoritmo, che si presenta al paziente nelle forme di un’app o di un videogioco. Insieme a Giuseppe Recchia, Co-Founder e CEO daVinci Digital Therapeutics e Vice President Fondazione Smith Kline, vediamo in che modo questo nuovo approccio al trattamento della malattia agisce sui pazienti e quali scenari futuri apre.

Le Terapie Digitali – o Digital Therapeutics – rappresentano l’evoluzione del trattamento farmacologico, quel passaggio in cui il farmaco classico, pur mantenendo il proprio ruolo, non è più strumento esclusivo della terapia.

Ramificazioni della Digital Health, la nuova frontiera della sanità, di cui l’emergenza da Covid ha accelerato il movimento, le Terapie Digitali rappresentano, oggi, una nuova classe di interventi che il medico può prescrivere, con l’obiettivo di correggere i comportamenti disfunzionali del paziente alla base della malattia.

Paese di riferimento, nel mondo, sono gli Stati Uniti, con ben cinque dei sei Digital Therapeutics introdotti in commercio dal 2017. In Europa, dove le Terapie Digitali sono classificate tra i dispositivi medici, ma non sono menzionate come tali in nessun documento regolatorio, il paese di riferimento è la Germania, che ha sviluppato una terapia digitale prima ancora degli USA.

Mentre, la Francia, lo scorso giugno, ha approvato il primo Digital Therapeutics. E, nel Regno Unito, il sistema sanitario, fin dal 2018, ha iniziato a effettuare valutazioni formali delle Terapie Digitali e a rimborsare alcune di queste, per specifiche categorie di pazienti.

E il nostro Paese? Indietro nella cultura digitale, l’Italia è in ritardo anche nel settore delle Terapie Digitali, osserva Giuseppe Recchia, Co-Founder e CEO daVinci Digital Therapeutics e Vice President Fondazione Smith Kline. E aggiunge:

In Italia – dove nessun Digital Therapeutic è ancora presente – direi che il 2020 sia l’anno 1. L’anno in cui si comincia a parlare di questa materia in modo abbastanza diffuso tra addetti del settore, imprese del farmaco e anche presso alcune Istituzioni, prima fra tutte l’Istituto Superiore di Sanità e poi l’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco

Vediamo insieme a lui che cosa sono le Terapie Digitali, come agiscono sul paziente e quali finestre aprono sul futuro dei trattamenti terapeutici.

Giuseppe Recchia, Co-Founder e CEO daVinci Digital Therapeutics e Vice President Fondazione Smith Kline

Dottor Recchia, iniziamo col dire che cosa differenzia un’app per il benessere, scaricabile liberamente dal web, dalle Terapie Digitali o Digital Therapeutics?

Le app per il benessere sono concepite per persone sane, che intendono rimanere tali o che desiderano stare ancora meglio, migliorando alcune funzioni dell’organismo. Le Terapie Digitali, invece, vengono studiate per “pazienti”, per persone malate, e rispondono a indicazioni terapeutiche precise. Sono anch’esse applicazioni, in forma di app o di videogioco, ma, per scaricarle, occorre la ricetta del medico. 

È possibile fare risalire a un momento preciso la nascita delle Terapie Digitali e la definizione del loro manifesto?

Negli anni passati, giravano dei software con finalità terapeutiche, sviluppati solo per pc e non per dispositivi mobili. Ma non si chiamavano Terapie Digitali. Tra questi, anche un’app tedesca, commercializzata a partire dal 2009 e tuttora in commercio, sviluppata per il trattamento della depressione. Il vero anno di nascita dei Digital Therapeutics è, però, considerato il 2017, quando la FDA – Food and Drug Administration, Ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici – approva Reset, la prima Terapia Digitale da prescrizione medica, indicata per il trattamento della dipendenza da sostanze da abuso. Ecco, quel preciso momento ha stabilito che, proprio come accade per le terapie farmacologiche, anche le Terapie Digitali devono essere sviluppate attraverso sperimentazione clinica controllata, devono essere autorizzate da Enti regolatori, possono essere prescritte solo dal medico e devono poter essere rimborsabili.

Il principio attivo delle terapie farmacologiche è una molecola, chimica o biologica. Qual è, invece, il principio attivo delle Terapie Digitali?

Nei Digital Therapeutics il principio attivo è un software, un algoritmo, che si presenta al paziente nelle forme di un’app o di un videogioco. Un algoritmo, ma non un sistema di intelligenza artificiale. L’autorità regolatoria, infatti, intende valutare la terapia e il suo principio attivo sulla base di qualcosa di stabile, di ben definito, che non cambia. E, invece, un algoritmo di Machine Learning, ad esempio, data la sua abilità nell’apprendere dati in maniera autonoma, erogherebbe una terapia continuamente diversa. E se il principio attivo è un software, gli eccipienti delle Terapie Digitali sono quei moduli software in grado di indurre il paziente a “restare” in terapia, in grado di motivarlo, di coinvolgerlo, portandolo a utilizzare l’applicazione il più a lungo possibile. Possono essere, ad esempio, moduli di reminder, che gli ricordano di fare qualcosa a una data ora, oppure moduli che lo premiano quando raggiunge determinati obiettivi. O, ancora, moduli di supporto sociale, grazie ai quali il paziente coinvolge amici o conoscenti nel suo percorso di terapia.

Chi sviluppa – e in che modo – il principio attivo dei Digital Therapeutics?

Esiste un team di progetto, all’interno del quale è fondamentale la presenza di pazienti affetti dalla patologia per la quale si intende sviluppare la terapia. In particolare, sono presenti, nel team, coloro i quali vivono la malattia e sono in grado di raccontarla e quei pazienti che, non solo la vivono, ma che l’hanno anche approfondita, che si sono documentati. Nel team vi sono, poi, medici generici, medici specialisti della specifica patologia, ingegneri, programmatori, analisti, esperti di user experience interface, oltre a psicologi, in quanto, in molte di queste terapie, vengono utilizzate tecniche psico-terapiche. Questo è il gruppo che individua tutti i passaggi che vanno a definire l’intervento terapeutico. Dopodiché, si passa allo sviluppo del software da parte di ingegneri e programmatori, ai quali viene chiesto di trasformare in algoritmo tutte le indicazioni ricevute dal team di progetto, garantendo che vengano rispettati criteri di privacy, di sicurezza e di etica.

Qual è il passaggio che va dallo sviluppo del software ai Digital Therapeutics veri e propri?

I Digital Therapeutics vengono sottoposti – come accade per i farmaci – a tutta una serie di valutazioni. Dopo il test di usabilità, per accertare che il software messo a punto “si faccia usare” dal paziente, segue lo studio clinico pilota con pazienti che soffrono della patologia in questione: se questo conferma che c’è una tendenza al miglioramento clinico, si procede con la sperimentazione clinica randomizzata e controllata, con finalità confirmatoria, condotta in genere su centinaia di pazienti, per una durata di diversi mesi. Se questa conferma che il software in esame migliora la salute del paziente, segue l’approvazione dell’autorità regolatoria e la marcatura CE.

Come agiscono sul paziente le Terapie Digitali? E per quali patologie sono indicate?

Le Terapie Digitali sono interventi terapeutici per il trattamento di quei comportamenti che non sono funzionali alla salute, frutto di stili di vita errati – come fumo, alimentazione sbagliata, abuso di sostanze, ritmo di sonno disordinato – e in molti casi responsabili dell’insorgere o del peggioramento di alcune patologie. Attraverso le dinamiche delle app o del videogioco, queste terapie agiscono sui comportamenti del paziente, arrivando a modificare i suoi stili di vita. Le loro indicazioni riguardano soprattutto il trattamento di patologie della sfera neuro-psichiatrica, tra cui depressione, schizofrenia, autismo, disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, ansia e disturbi del sonno. E poi patologie metaboliche quali diabete e ipertensione, dipendenze da sostanze da abuso e trattamento dei sintomi associati alle neoplasie. Esistono, poi, modalità terapeutiche che prevedono sia l’utilizzo della tecnologia digitale sia la presenza di un coach. Tra queste, figurano le terapie per l’insonnia, il diabete e il trattamento dei sintomi associati alle neoplasie.

Quali sono, ad oggi, le Terapie Digitali approvate dalle Autorità regolatorie?

Sono otto e, oltre a Reset, la prima Terapia Digitale ufficiale, approvata dall’FDA USA nel 2017 per il trattamento della dipendenza da sostanze da abuso, e a due terapie in circolazione alcuni anni prima e successivamente approvate – l’app tedesca dal 2009 per il trattamento della depressione e una terapia per l’insonnia del 2013 – comprendono terapie per la dipendenza da oppiacei, per i sintomi associati a neoplasia, per l’insonnia cronica, per il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività nel bambino e per la dipendenza da fumo. E, in fase di sviluppo avanzato, ce ne sono tre: una per l’ipertensione arteriosa, in sviluppo in Giappone da parte della stessa società che ha sviluppato il farmaco per la disassuefazione dal fumo; una per il disturbo dello spettro autistico, basata su un video-gioco, in sviluppo da parte della stessa società che ha messo a punto quella per il disturbo dell’attenzione nel bambino e poi una terapia per la schizofrenia, in via di studio da parte della stessa società USA che ha sviluppato Reset.

Quale sarà lo scenario futuro di queste terapie?

Si andrà verso l’erogazione di Terapie Digitali per altre tipi di patologie, tra cui, ad esempio, i sintomi da ansia generalizzata, il disturbo dell’adattamento e i disturbi dell’alimentazione, anoressia e bulimia. Riguardo, invece, all’intelligenza artificiale, anche se al momento non è utilizzata nei Digital Therapeutics, lo è, invece, nella diagnosi delle malattie per le quali queste sono concepite, con algoritmi di IA che spingono verso la medicina predittiva. E, in futuro, potremo avere una sempre migliore capacità diagnostica, attraverso sistemi di intelligenza artificiale in grado di profilare il paziente e, dunque, di proporre terapie sempre più personalizzate. Ma non solo. In futuro, l’IA potrebbe aiutare a modificare l’algoritmo e, più in particolare, il principio attivo delle Terapie Digitali.

Lei che cosa si aspetta nei prossimi anni?

Che, in Italia, le Terapie Digitali, da sole, in aggiunta o in combinazione con un farmaco, possano diventare la prima opzione terapeutica offerta dal medico a pazienti affetti da patologie croniche o da disturbi da abuso di sostanze. Quanti anni ci vorranno? Mi aspetto tale evoluzione entro la fine di questo decennio. Ma è probabile che già tra cinque anni, nel 2025, saranno approvate molte nuove terapie digitali che, dunque, dovranno essere concepite, al massimo, entro il 2021.

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Paola Cozzi
Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente si dedica al Giornalismo Digitale ed esplora nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione

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