Violazione dei diritti umani: le tecnologie 3D a supporto degli investigatori nella ricostruzione delle dinamiche degli eventi

Forensics Architecture è un’agenzia investigativa inglese che utilizza le tecnologie 3D in ambito architettonico per risolvere indagini relative alla violazione dei diritti umani e ai danni ambientali. Un team multidisciplinare e l’utilizzo consapevole di un ampio parco di tecnologie innovative, consente al team fondato nel 2010 dal professor Eyal Weizman di formare delle prove oggettive in grado di smentire categoricamente le versioni ufficiali di comodo con cui governi, forze di polizia, militari e lobby cercano puntualmente di insabbiare le loro violazioni.

TAKEAWAY

  • Forensics Architecture è un’agenzia investigativa inglese che utilizza le tecnologie 3D in ambito architettonico per costruire l’impianto probatorio di episodi di violenza e violazione dei diritti umani, oltre ad un’ampia tipologia di reati ambientali.
  • Tra le investigazioni risolte vi è l’esplosione del porto di Beirut, che nel 2020 è costata la vita ad oltre 200 persone. L’episodio vede le autorità locali libanesi sul banco degli imputati.
  • Forensics Architecture si basa sull’attività di un team multidisciplinare composto da architetti, sviluppatori, giornalisti, videomake, artisti ed avvocati.
  • Tra le tecniche e le tecnologie utilizzate figurano: modellazione 3D, machine learning, sincro e analisi audio-video, data mining, fotogrammetria e realtà virtuale.

La violazione dei diritti umani e i danni ambientali trovano nelle tecnologie 3D un prezioso alleato, in grado di supportare le agenzie investigative nella ricostruzione degli eventi e, dunque, nella ricerca della verità (spesso scomoda). Vediamo in che modo.

Era il 4 agosto 2020, quando una spaventosa esplosione nel porto di Beirut ha letteralmente scatenato l’inferno nella capitale libanese. Oltre 200 morti, 6000 feriti. Una ferita aperta, per certi versi impossibile da rimarginare e resa ancora più dolorosa dall’evidente mancanza di impegno da parte delle autorità libanesi nel risalire alle responsabilità alla base del tragico episodio. 

Accogliendo l’invito della testata indipendente egiziana Mada Masr, Forensics Architecture (FA) ha accettato la sfida di ricostruire l’esatta dinamica degli eventi, per accertare le evidenti responsabilità del governo locale, reo di una reiterata negligenza nel mancato rimedio ad una situazione di estremo pericolo, una vera e propria bomba ad orologeria, puntualmente scoppiata, con conseguenze che si sarebbero potute evitare.

Sulla base delle moltissime immagini e video pubblicati online dai testimoni locali, FA ha iniziato un processo di matching con il modello 3D open source della città, in modo da ricreare una scena tridimensionale in cui posizionare tutte le informazioni dell’esplosione e dei detriti, a supporto di tutte le perizie digitali necessarie per risalire all’accaduto. La quantità di informazioni processate ed ulteriori video ottenuti grazie a The New York Times a lavori in corso, hanno consentito di ricostruire la scena nel dettaglio sia all’esterno che all’interno del magazzino in cui si è generato l’incidente.

Grazie alla consulenza dell’esperto di esplosivi Garrett Collett, i tecnici di FA sono riusciti a ricostruire l’esatta dinamica della deflagrazione e delle sostanze coinvolte nel sinistro. L’esito delle indagini ha confermato la presenza di oltre 2750 sacchi di nitrati di ammonio, in compresenza di materiali facilmente infiammabili come 1000 pneumatici e 23 tonnellate di fuochi d’artificio. Un semplice episodio combustivo è stato in grado di scatenare un potenziale esplosivo devastante.

Le autorità locali sono ora sotto accusa per aver ignorato molti avvisi circa la pericolosità di quel sito e non avervi mai posto alcun rimedio nel corso degli anni. Le prove raccolte da FA assumeranno certamente un ruolo chiave nei procedimenti giudiziari in corso. Insabbiare la verità questa volta sarà certamente più complesso anche per il migliore degli avvocati.

violazione dei diritti umani
L’interfaccia di Blender ci rivela la ricostruzione 3D dell’area di Beirut interessata dall’esplosione del 4 agosto 2020. All’interno sono posizionate le camere virtuali che coincidono con i punti di ripresa delle immagini e dei video utilizzati per far coincidere le dinamiche delle simulazioni con i fatti realmente accaduti (credit: Forensics Architecture).
violazione diritti umani
Il campo centrale dell’immagine mostra la perfetta coincidenza (matching) tra il video della testimonianza e il modello 3D utilizzato per le simulazioni all’interno di Blender. Le ricostruzioni descrivono alla perfezione il momento dell’incendio iniziale e la potentissima deflagrazione finale (credit: Forensics Architecture).
violazione diritti umani
Un aspetto fondamentale delle indagini è costituito dal layout dei materiali presenti nel deposito. A sinistra la situazione del Warehouse 12 del porto di Beirut, a confronto con le ipotetiche situazioni normative previste dalle normative inglese (in centro) ed australiane (a destra) in merito allo stoccaggio. In entrambi i casi risulterebbe evidente una palese difformità (credit: Forensics Architecture).
violazione diritti
Il layout dell’interno del magazzino è stato ottenuto grazie a una serie di materiali documentali risalenti al gennaio 2020, pochi mesi prima del tragico incidente. Secondo le indagini degli atti documentali, negli anni precedenti, la magistratura avrebbe più volte ordinato di porre rimedio alla situazione, ma le richieste sono state clamorosamente ignorate da parte delle autorità locali (credit: Forensics Architecture).

Chi è Forensics Architecture? Perché i suoi metodi e le sue ricerche sono in grado di restituire risultati tanto sorprendenti, al punto da ottenere una credibilità così elevata in così poco tempo, considerato che l’agenzia è stata fondata soltanto nel 2010?

Violazione dei diritti umani e Forensics Architecture: investigazione multidisciplinare e approccio open source

Forensics Architecture è un’agenzia di ricerca collocata a Londra, impegnata nell’investigazione sulle violazioni dei diritti umani, a partire da violenze e soprusi commesse da stati, forze di polizia, militari e corporazioni di vario genere. Il nome, equivalente in italiano di Architettura Forense, deriva dall’originale filone accademico basato sulla produzione e sulla presentazione di prove architettoniche, che fanno riferimento ad edifici ed ambienti urbani, coinvolti in casi di interesse legale.

Forensics Architecture è composta da un team multidisciplinare composto da architetti, sviluppatori, videomaker, giornalisti investigativi, artisti, scienziati ed avvocati, diretti dal fondatore Eyal Weizman, docente di Cultura Visuale e Spaziale presso Goldsmiths, University of London.

Le investigazioni in tema di violazione dei diritti umani sono basate sulla ricerca e la produzione di una varietà documentale molto ampia, composta da: foto, video, audio, testimonianze dirette, ricerche documentali, cartografia, modelli fisici e digitali, animazioni 3D e ricostruzioni in realtà virtuale.

Lo spunto per fondare la pratica dell’architettura forense è derivato dalla crescente quantità di conflitti e violenze in ambito urbano, diventati un territorio molto ricco a livello mediatico grazie alla diffusione degli user generated content sui social e sui siti internet, che consentono di avere un occhio in grado di vedere in situazioni altrimenti impossibili. Forensics Architecture ha dunque intuito la possibilità di mettere le tecnologie 3D in ambito architettonico al servizio del giornalismo investigativo, per provare in maniera certa gli spunti di indagine derivante dai fatti di cronaca contestati.

Le investigazioni avvengono quasi sempre in collaborazione con partner autorevoli, tra cui spiccano la nota agenzia di giornalismo investigativo Bellingcat, attivisti quali Amnesty International, HumanRights360 e Greenpeace International, piuttosto che organi di informazione come BBC, The Guardian, Le Monde, Der Spiegel e The New York Times. A loro si aggiungono i legali e le associazioni che sostengono le vittime a livello locale, cui va il pieno supporto delle prove prodotte da Forensics Architecture.

Per far fronte ad una casistica estremamente eterogenea, Forensics Architecture ha sviluppato una pipeline estremamente articolata, che ha come obiettivo quello di ricreare uno scenario 3D fedele ai luoghi originali, in modo da poter verificare e ricostruire la dinamica degli eventi. A seconda delle esigenze viene impiegata una varietà di tecniche e tecnologie decisamente articolata, tra cui: 

  • modellazione 3D
  • machine learning
  • analisi audio
  • data mining
  • fluidodinamica
  • geolocalizzazione
  • analisi morfologica
  • analisi dei pattern
  • Fotogrammetria
  • Sensoristica (IoT)
  • Sincronizzazione audio e video
  • Realtà virtuale

Tra le varie attività, ove possibile, vengono privilegiati il lavoro di ricerca sul campo, la verifica delle testimonianze dirette ed indirette, oltre alla ricerca per la ricostruzione storica.

I risultati delle indagini vengono sempre pubblicati sul sito ufficiale, dove chiunque può scaricare anche gran parte del materiale documentale utilizzato, in modo da poter confermare in piena autonomia gli esiti o procedere verso ulteriori livelli di indagine. L’approccio open source, oltre a confermare la piena trasparenza dell’operato dell’agenzia britannica, mira dichiaratamente ad incentivare la diffusione di questa tipologia di pratica forense.

violazione diritti
Il modello 3D del warehouse 12 del porto di Beirut, che ritrae il sito nel momento precedente all’esplosione, è disponibile per il download, insieme a molti file che compongono la scena complessiva. I file 3D sono disponibili nelle estensioni per i software 3D Blender e Cinema4D (credit: Forensics Architecture).

I casi risolti: un impegno costante alla ricerca delle verità scomode

Il caso del porto di Beirut è soltanto uno degli ultimi in ordine cronologico, per un’attività che Forensics Architecture porta avanti con incessante impegno da ormai 10 anni, lavorando su decine di casi in tutto il mondo, affrontando tipologie molto differenti tra loro, aventi un denominatore comune: una scena analizzabile dal punto di vista spaziale ed architettonico.

Si parla di delitti celebri, come quelli che hanno visto tra le vittime Zineb Redouane, Adama Traorè, Muhammad Al-Arab, Mark Duggan, Muhammad Gulzar o Pavlov Fyssas.

Allo stesso modo vengono indagate le circostanze alla base della brutalità della polizia in varie situazioni, come le note proteste relative al Black Lives Matter, piuttosto che incidenti lungo le tratte dei migranti, tra cui naufragi e respingimenti nei pressi delle frontiere. Celebre l’indagine che ha portato al ribaltamento della versione della guardia costiera libica nell’episodio che ha visto coinvolta la nave Sea Watch.

L’attività di Forensics Architecture è inoltre orientata alle indagini relative alla distruzione del patrimonio architettonico ed ambientale, come nel caso del genocidio dei Yazidi da parte dell’ISIS, dove sono stati distrutti molti edifici di culto, o di moltissimi incendi dolosi in varie aree del pianeta, dall’Indonesia al Sudamerica.

Un ulteriore filone di indagine – che rientra nell’ambito della violazione dei diritti umani – è costituito dalle detenzioni e dalle torture illegali, in realtà come il Camerun, il Burundi, la Palestina e la Siria, dove Forensics Architecture è continuamente attiva per raccogliere e ricostruire, grazie alla realtà virtuale, le terribili testimonianze di coloro che sono riusciti a sfuggire da situazioni come la prigione di Saydnaya, dove hanno perso la vita decine di migliaia di civili, vittime delle repressioni e della strategia di terrore del governo di Assad.

ricostruzione 3D
Ricostruzione 3D della prigione siriana di Saydnaya, ottenuta grazie ad un complesso procedimento che ha utilizzato le fotografie aeree per determinare i vincoli dimensionali e le testimonianze dei sopravvissuti per ipotizzare la partizione interna. Il software 3D utilizzato è Rhinoceros (credit: Forensics Architecture).
analisi delle ricostruzione 3D
Una delle fasi di collaborazione tra i tecnici di Forensics Architecture e un sopravvissuto alle torture della prigione di Saydnaya. Le testimonianze sono state condotte con un procedimento finalizzato a ridurre le ambiguità derivanti dalla memoria dello spazio e la memoria del devastante trauma subito dai sopravvissuti (credit: Forensics Architecture).
rendering delle celle della prigione siriana
Un rendering concettuale utile a descrivere la situazione in una delle celle della prigione di Saydnaya, la principale sede delle atrocità del regime di Damasco nei confronti della popolazione civile (credit: Forensics Architecture).
violazione diritti umani
Se nel caso di Saydnya sono stati determinanti le testimonianze delle vittime, nell’indagine di Hebron la collaborazione fondamentale è arrivata dai “carnefici”, ossia gli ex militari israeliani che hanno confessato le violenze condotte ai danni del popolo palestinese nei territori occupati. Nonostante il fermo diniego del governo di Israele a concedere l’accesso ai luoghi oggetto dell’indagine, Forensics Architecture è riuscita a ricostruire sia il sito che le dinamiche relative ad un violento pestaggio ai danni della popolazione civile (credit: Forensics Architecture).
realtà virtuale e ricostruzione 3D
Dopo aver ricostruito la scena urbana in 3D, grazie alla realtà virtuale è possibile spazializzare le dinamiche dell’accaduto in prima persona, dal punto di vista dei testimoni, con un’efficacia decisamente superiore rispetto alla semplice descrizione verbale. Questo filone d’inchiesta è stato reso possibile grazie al coraggio dei militari che si sono allontanati dalle forze armate israeliane, ritenendo insostenibili le continue violenze ai danni della popolazione civile palestinese. Dal loro impegno di redenzione, attualmente oggetto di persecuzione, è nata l’associazione Breaking the Silence. L’immagine vede ritratta la testimonianza di una delle vittime del pestaggio di Hebron, Muhammad Amar, che ha collaborato all’inchiesta insieme all’ex militare israeliano Dean Issacharoff (credit: Forensics Architecture).

Forensics Architecture è finanziata in parte dai fondi per la ricerca del governo britannico, in parte da mostre, eventi e pubblicazioni, oltre ai proventi di sponsorizzazioni regolate da un codice etico, che impedisce di fatto a qualsiasi donatore un coinvolgimento diretto e possibili conflitti di interesse con l’operato dell’agenzia. Un requisito essenziale per mantenere il livello di credibilità ed imparzialità alla base della solida reputazione costruita in questi anni.

Nel contesto della redazione del presente articolo abbiamo scelto di non allegare i video integrali dei making of dei casi citati, in quanto contengono immagini e descrizioni in grado di urtare la sensibilità di molti lettori.

Per saperne di più sulle attività di Forensics Architecture, suggeriamo dunque la consultazione del ricchissimo archivio documentale presente sul sito ufficiale dell’agenzia britannica.

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Francesco La Trofa
Da vent’anni attivo nella ricerca relativa alle tecnologie 3D, divulgatore sul tema delle applicazioni enterprise di tali tecnologie e autore di “VR Developer. Il creatore di contenuti in realtà virtuale ed aumentata” (2018), edito da Franco Angeli (vrdeveloper.info).
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