Concerto virtuale a Notre Dame: il Capodanno di Parigi a ritmo di techno e virtual reality

L’impossibilità di realizzare i grandi eventi in presenza ha costretto enti pubblici e privati a ricorrere alle esperienze virtuali. È il caso di Welcome to the other side, il concerto di Capodanno realizzato dalla Città di Parigi, che si è tenuto all’interno di una Notre Dame in 3D, teatro di ben due esperienze trasmesse in contemporanea: a video e in realtà virtuale.

TAKEAWAY

  • Welcome to the other side, concerto virtuale di Jean Michel Jarre, è stato l’evento ufficiale di Capodanno della Città di Parigi. L’UNESCO ha sostenuto e offerto il patrocinio ufficiale per la scelta della location 3D: la cattedrale di Notre Dame, attualmente inagibile dopo l’incendio del 2019.
  • La scelta di contestualizzare il concerto-evento di Jarre a Notre Dame affianca una leggenda vivente dell’arte transalpina con uno dei simboli più amati dai francesi e si configura quale duplice reazione: la riscoperta funzionale di Notre Dame e la rinascita di una popolazione chiamata a superare la gravissima crisi causata dalla pandemia.
  • L’evento è stato prodotto in un filmato in streaming su Youtube e in realtà virtuale su VRChat.
  • Scopriamo il backstage degli eventi virtuali prodotti da Virtual Room con l’intervista esclusiva allo sviluppatore e influencer Antony Vitillo.

Concerto virtuale di Capodanno in virtual reality: è accaduto a Parigi, che ha deciso di organizzare il suo evento all’interno del simbolo più amato, Notre Dame. Le spettacolari navate in 3D della cattedrale parigina hanno ospitato “Welcome to the other side”, concerto-evento della leggenda della techno Jean Michel Jarre, tra i più popolari artisti viventi in Francia.

Gravemente ferito da un incendio nell’aprile 2019, dopo le prime opere di consolidamento strutturale, l’edificio è tuttora in attesa degli ulteriori interventi di restauro. Interdetta all’accesso del pubblico, la cattedrale di Notre Dame è stata riaperta soltanto nella circostanza eccezionale del concerto di Natale 2020, rigorosamente senza pubblico, con i coristi regolarmente dotati di tuta ed elmetto da cantiere.

La scelta di connotare l’evento di Capodanno 2021 all’interno di una Notre Dame virtuale porta con sé un duplice segnale di reazione: per il simbolo di Parigi, chiamato alla rinascita funzionale, e per la popolazione, chiamato a superare il drammatico periodo a livello globale.

Da Assassin’s Creed al concerto virtuale: Notre Dame rinasce in 3D

Per il concerto virtuale di Jean Michel Jarre l’intera performance è stata realizzata in 3D, all’interno del modello di Notre Dame realizzato da Ubisoft per il videogioco Assassin’s Creed Unity (2014). La software house transalpina, oltre a rendere disponibile gratuitamente il gioco per un certo periodo, aveva deciso di donare il modello a supporto di tutte le attività legate al recupero della cattedrale.

Il concerto virtuale Welcome to the other side è stato reso accessibile a tutti, in forma gratuita, in due formati originali: su Youtube, con una proiezione tradizionale, pre-renderizzata, e su VRChat, dove tutti coloro che sono in possesso di un visore VR hanno potuto vivere lo stesso evento in maniera interattiva, insieme ad altri avatar virtuali, con cui l’esperienza è proseguita nell’after party che ha seguito lo show.

A livello globale, lo show è stato distribuito su molte piattaforme. Oltre a Youtube e VRChat, il concerto virtuale di Jean Michel Jarre è andato in onda su TV e radio internazionali, oltre a canali social come Facebook, Twitter, Weibo, Bilibili e Douyin. Ciò è stato possibile grazie a un accordo di distribuzione che la EBU – European Broadcasting Union ha concesso gratuitamente ai suoi media partner. In totale, Welcome to the other side è stato visto da oltre 75 milioni di spettatori in tutto il mondo (fonte Grateful web): uno spot molto efficace per la capitale francese.

La produzione VR è stata realizzata da un team multidisciplinare capitanato da VRRoom, agenzia francese diretta da Louis Cacciuttolo, che al suo attivo poteva già vantare altri due grandi eventi in realtà virtuale: Alone Together, dello stesso Jean Michel Jarre e Venice VR Expanded, a supporto dell’apposita sezione del Festival del Cinema di Venezia.

Lo sviluppo di eventi in realtà virtuale

Per scoprire i dettagli di una produzione in VR, abbiamo rivolto alcune domande a Antony Vitillo, sviluppatore e popolare conduttore del blog The Ghost Howls, uno dei principali punti di riferimento per le tecnologie e il business legati alle tecnologie immersive. Vitillo è stato coinvolto attivamente nello sviluppo di Welcome to the other side. A lui la parola.

Gli eventi virtuali, anche nella forma del concerto virtuale, hanno avuto una decisa impennata grazie ai lockdown: cosa è successo esattamente nel corso del 2020?

Prima c’era curiosità, tanti chiedevano, volevano capire come funzionavano gli eventi online, a prescindere che fossero in realtà virtuale o “in 2D”, ma erano davvero pochi i progetti che partivano. Dopo l’emergenza Covid sono arrivati i primi incarichi concreti, per far fronte alla situazione contingente.

Nello specifico della realtà virtuale, ci si colloca nella nicchia della nicchia degli eventi online? Qual è la dimensione di questo contesto produttivo?

La realtà virtuale è un media dalle enormi potenzialità ma ancora poco diffuso, soprattutto a livello consumer. I visori VR diffusi sono ancora pochi, per cui al tempo stesso non c’è un grande bacino d’utenza. Al di là di quanto accade in ambito enterprise, che costituisce un mondo a sé, nel caso dei grandi eventi virtuali è più frequente assistere a soluzioni ibride, che affiancano un evento online accessibile in streaming tramite un semplice browser web ad un’esperienza immersiva, per cui è necessario disporre di un visore VR.

Come è avvenuto l’incontro con Louis Cacciuttolo, il deux ex machina di VRRoom?

Ci conoscevamo virtualmente per via dei rispettivi blog, ma sinceramente non avevo la più pallida idea del fatto che fosse un produttore e distributore di opere creative immersive. Un giorno mi ha presentato la sua idea per realizzare eventi in VR, chiedendomi di affiancarlo in un percorso di ricerca. Louis ha un grande entusiasmo nel fare le cose e soprattutto un notevole background nell’organizzazione degli eventi, un mondo in cui sa muoversi alla perfezione. In breve tempo abbiamo organizzato un team internazionale, con artisti e sviluppatori italiani, francesi e russi, con cui collaboriamo regolarmente in remoto.

A un certo punto arriva la grande occasione: Alone Together, concerto virtuale di Jean Michel Jarre prodotto su VRChat. Mi hai spesso confidato di un’esperienza particolarmente “traumatica”: puoi svelarci alcuni retroscena?

Certamente, al di là delle battute, questo concerto virtuale è stato una “prima assoluta”, con tutto ciò che ha comportato. Tre settimane per produrre qualcosa che nella logica sarebbe dovuta avvenire in tre mesi, per lo più con un budget molto limitato. Inizialmente c’era scetticismo, ma ci siamo decisi ad affrontare questa follia, soprattutto per dimostrare cosa fosse possibile fare con la realtà virtuale, in occasione di un evento che avrebbe avuto una notevole visibilità mediatica. I problemi sono stati di natura prevalentemente tecnica, anche perché VRChat, la piattaforma che abbiamo scelto, non nasce certamente per gestire questo genere di eventi. Nonostante gli imprevisti, che hanno causato ben più di una critica, c’è stata una notevole soddisfazione da parte dei committenti e abbiamo ricevuto buoni feedback anche dal pubblico. Dopo Alone Together eravamo soddisfatti ma consapevoli che si poteva e si doveva migliorare molto.

Nel caso di Venice VR Expanded, le cose sono invece andate decisamente meglio…

Abbiamo fatto tesoro della prima esperienza e soprattutto la stessa ha consentito a VRRoom di avere una demo in grado di garantire una commessa più importante, a cominciare dai tempi di produzione.

Cosa consente di fare un social VR rispetto a una tradizionale esperienza social online? Immaginiamo di doverlo spiegare ai non addetti ai lavori…

L’esperienza è più immersiva, perché grazie alla multipresenza gli utenti sono rappresentati da un avatar in uno spazio virtuale e hanno a disposizione molti più strumenti per interagire in 3D. Si ha la sensazione di essere trasportati in una dimensione alternativa, cosa che ovviamente con i social normali, così come con le piattaforme di meeting 2D non è possibile fare. Durante questo concerto virtuale, i miei familiari hanno assistito al video streaming su Youtube, poi sono venuti a vedermi mentre gestivo il concerto sul computer e hanno tutti commentato che era molto più bello sul PC. Si poteva godere della tridimensionalità delle animazioni artistiche, si poteva giocare con gli elementi in scena, e parlare con gli altri utenti nella stanza. Era un’esperienza attiva e interattiva decisamente superiore.

A livello tecnico, cosa significa produrre un evento virtuale su un canale social come VRChat?

Inizialmente abbiamo valutato una serie di alternative, dunque abbiamo scelto VRChat soprattutto perché al momento era quello che ci garantiva una miglior integrazione con Unity, un software di sviluppo 3D molto diffuso, con cui era più semplice trovare altre figure con cui interagire su un progetto su vasta scala. Parliamo di ambienti di sviluppo relativamente giovani, che nascono per realizzare mondi virtuali per 40 persone, non certo concerti per migliaia di spettatori. Per questo è necessario un approccio di continua ricerca, in cui migliorare esperienza dopo esperienza anche grazie al supporto diretto degli sviluppatori della piattaforma social. Per fare fronte ai limiti di capienza delle room virtuali ci sono tanti “trucchi” a livello di design che consentono di dare al pubblico la sensazione di essere in qualcosa di più grande di ciò che in realtà è, non solo virtualmente.

Gli eventi virtuali non sono certamente una prerogativa del mondo dello spettacolo. Ti è capitato di lavorare anche su esperienze di altro genere? Credi che gli eventi in realtà virtuale potranno caratterizzare uno standard di produzione anche in quello che si prevede poter essere il new normal?

Sì, abbiamo lavorato nella produzione di una serie di workshop, in cui era molto importante disporre di un ambiente collaborativo in realtà virtuale. Le potenzialità applicative della VR sono davvero molte. Spiace che sia stata necessaria una situazione traumatica come il Covid per accelerare lo sviluppo, mi auguro che le esperienze sviluppate in questo periodo abbiano reso tangibili i vantaggi che è possibile ottenere grazie alla realtà virtuale in molti ambiti di business. Credo che la prospettiva più probabile sia quella degli eventi ibridi, cui l’esperienza virtuale aumenta quella in presenza consentendo di raggiungere un pubblico maggiore e di coinvolgerlo in maniera molto più elevata rispetto a quanto avveniva in precedenza.


Per chi fosse interessato a rivivere le due versioni di Welcome to the other side, riportiamo la registrazione del brano Oxygene 19, disponibile sul canale Youtube ufficiale di Jean-Michel Jarre, e la differita integrale del concerto in realtà virtuale, con il live streaming su VRChat, registrato dallo youtuber Erik Hartley. 

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Francesco La Trofa
Da vent’anni attivo nella ricerca relativa alle tecnologie 3D, divulgatore sul tema delle applicazioni enterprise di tali tecnologie e autore di “VR Developer. Il creatore di contenuti in realtà virtuale ed aumentata” (2018), edito da Franco Angeli (vrdeveloper.info). Scrive di IT anche per il portale https://www.sergentelorusso.it/
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