Tecnologia militare. La guerra delle IA

Se la guerra fredda richiedeva solo un’analisi per un conflitto convenzionale (mare, cielo, terra), con eventuale escalation nucleare (tattico o strategico) oggi si deve affrontare una evoluzione crescente, pur tra nazioni civilizzate, con declinazioni simmetriche che vanno dalla guerra cibernetica alla manipolazione dei mercati finanziari o l’attacco normativo alle supply chain strategiche (pensiamo alle terre rare, al litio o al cobalto, minerali vitali in ambito di industria civile o militare). A questa complessità operativa, logistica e strategica molti governi occidentali e asiatici stanno pensando di far fronte con l’implementazione delle proto IA (algoritmi più o meno evoluti, spesso rinominati Low IA).

L’analisi dell’evoluzione delle tecnologie emergenti non può non tenere conto della tecnologia militare e della sua evoluzione. La guerra, in sé,  è un evento estremamente razionale, vissuto però in modo emotivo e alimentato da sentimenti irrazionali.

Una delle maggiori critiche mossa ai conflitti è l’importante costo, in termini di vite umane. Si parla, ovviamente, delle risorse umane dispiegate nello scenario del conflitto, a cui si aggiungono, ma di rado vengono conteggiate come un danno (spesso come un asset da usare come merce di scambio), quelle civili.

La tecnologia, nel tempo, ha ridotto l’utilizzo di umani sul campo di battaglia.

Resta tuttavia il problema che, soprattutto con i governi democratici, il costo di vite umane è un tema politicamente caldo. Gli ultimi decenni hanno visto l’evoluzione della “democrazia dei droni”: il massiccio utilizzo di unità militari a controllo remoto, la cui distruzione sul campo di battaglia non ha impatto sull’umore dei cittadini elettori.

Oggi siamo giunti ad un ulteriore “evoluzione”: l’industria militare sta investendo nel mondo delle proto IA (algoritmi più o meno evoluti, spesso rinominati Low IA, quindi “basse intelligenze artificiali).

La tecnologia e quelli che vengono definiti “teorie del gioco” bellico sono, negli ultimi anni, divenuti molto più complessi. Questa complessità richiede, almeno in scenari simmetrici (guerre formali tra nazioni “civilizzate”), decisioni veloci che contemplino l’analisi di dati molteplici che si estendono su differenti scenari. Se la guerra fredda richiedeva solo un’analisi per un conflitto convenzionale (mare, cielo, terra), con eventuale escalation nucleare (tattico o strategico) oggi si deve affrontare una evoluzione crescente, pur tra nazioni civilizzate, con declinazioni asimmetriche che vanno dalla guerra cibernetica alla manipolazione dei mercati finanziari o l’attacco normativo alle supply chain strategiche (pensiamo alle terre rare, al litio o al cobalto, minerali vitali in ambito di industria civile o militare).

Sul tema di guerra asimmetrica un’illuminante lettura scritta nel 1999 (ma attualissima) è “guerra senza limiti”. Scritta da due generali dell’esercito popolare cinese è da molti considerata “L’Arte della guerra 2.0”.

A questa complessità operativa, logistica e strategica molti governi occidentali e asiatici stanno pensando di far fronte con l’implementazione delle proto IA (algoritmi decisionali, che tuttavia son ben distanti dall’essere un Intelligenza artificiale, stante il test di Turing).

Tecnologie militari AWS (Autonomy in Weapon System)

Con queste premesse si può cominciare a discutere di AWS il cui acronimo sta per Autonomy in Weapon System (attenzione dunque a non confondere l’acronimo con il più famoso servizio di cloud di Amazon Web Services – AWS).

Gli AWS nascono, ufficialmente, nel 2012 con un mandato del dipartimento della difesa USA per esplorare e implementare tale settore. In questa nuova disciplina bellica vengono raccolti una serie di soluzioni, hardware e software, che abbiamo conosciuto tutti negli ultimi anni (in Tv quanto meno): sentinelle robotiche, droni di ricognizione o ingaggio, sottomarini autonomi, software di coordinamento, unità C3 etc..

Tecnologie militari - Droni da ricognizione
Tecnologie militari – I soldati utilizzano droni da ricognizione in una operazione militare

Sul lato della logistica il Pentagono ha lanciato il progetto JEDI.

Ma è sul campo che le novità si stanno manifestando con maggior velocità. L’idea è di creare un’intera infrastruttura digitale che colleghi la logistica (lo JEDI) fino all’ultimo soldato sul campo di battaglia. Una sorta d’industria 4.0 in versione militare.

L’esempio banale potrebbe essere: quando un soldato, collegato a una stazione di battaglia, finisce i proiettili, un drone di logistica parte da una base avanzata e gli scarica le munizioni in zona.

Il sogno di avere tutti i dati (Big Data ma in versione militare) dei 5 scenari di battaglia è ormai una necessità: mare, terra, cielo, spazio, cyberspazio sotto un’unica visione. Di qui la nascita dello JADC2 (dove il due sta per Commando e Controllo).

Considerate per un momento di avere sotto un’unica console i dati che provengono da questi 5 campi di battaglia frammentati e aggregati in grappoli per: piano di battaglia, intelligence operativa, logistica, comunicazioni, operazioni tattiche etc., il tutto fornito non solo dalle unità biologiche sul campo ma anche da unità a base silicio, dai droni sino alle unità di acquisizione dati agganciate come moduli aggiuntivi a unità militari (carri armati, aerei etc.). La capacità di acquisire, razionalizzare, valutare questi dati è alla base delle azioni di un qualunque decisore umano. La nozione di avere computer pensanti ( ai tempi non si usava il termine AI) per decidere la guerra è vecchia.

Compressione del tempo e dei calcoli

I 5 scenari sopra descritti (acqua, terra, cielo, spazio, cibernetica), a cui si potrebbero aggiungere combinazioni tra uno o più di questi campi di battaglia con altri completamente asimmetrici (attacchi finanziari, gestione di profughi, forzature climatiche localizzate etc.), in passato si evolvevano in settimane.

Oggi gli stessi si evolvono in pochi giorni, se non ore o minuti. Solo soluzioni di calcolo avanzate, sostengono i vertici militari, possono compensare questo sbilanciamento temporale. In pratica a fronte di un massivo aumento di dati da processare dai 5 scenari primari e secondari, un aumento di capacità di calcolo è auspicabile.

Se durante lo scenario di una guerra nucleare il tempo di reazione era intorno ai 30 minuti (considerando gli ICBM) oggi la tecnologa missilistica convenzionale e nucleare dispone di vettori di lancio ipersonici. Le unità ipersoniche abbassano il tempo a 5 minuti. Un tempo estremamente breve che può rendere difficile per un semplice umano, prendere una decisione che possa includere, per esempio, le più classiche teorie dei giochi.

Il concetto base che è divenuto, negli ultimi tempi, vitale per ogni promozione di soluzioni di calcolo autonomo presso i politici ( o chiunque debba sganciare fondi per il Pentagono) è che queste soluzioni di calcolo possono offrire un “menù di scelte per il decisore umano”. Un concetto, abilmente ricco di semantica, che permette di avere la percezione (da parte dei politici, che rappresentano i cittadini) di poter convenire che la decisione ultima sarà sempre in mano agli umani.

Il JADC2

Diversamente dallo JEDI di cui si sa molto il JADC2 è in parte un mistero.

Si può, tuttavia, elencarne, almeno in parte, sistemi di controllo e fornitori che parteciperanno, a vario titolo. Essi possono offrire alcune indicazioni di massima.

L’Aviazione (USAF) sta lavorando a stretto contatto con uno dei sui fornitori storici la Lockheed Martin a cui si sono aggiunti altri fornitori. Tra le soluzioni in sviluppo avanzato c’è il Advanced Battle Management System (ABMS), una piattaforema di acquisizione e distribuzione dati pensata per fornire ai piloti aggiornamenti in tempo reale sul campo di battaglia. Un altro componente chiave del progetto è il Integrated Air and Missile Defense Battle Command System (IBCS), dell’esercito. Progettato per connettere i sistemi radar alle batterie anti-aeree e anti-missile per dare un puntamento più efficace. I due sistemi (ABMS e IBCS) probabilmente confluiranno in un unica soluzione, una sorta di “internet of things” in versione militare. Per verificare l’efficacia di questo progetto, sono stati testati, in Germania, dall’esercito Americano alcuni degli elementi che comporranno lo JADC2. Tra i programmi di calcolo che hanno “preso parte” all’esercitazione c’erano anche il Advanced Field Artillery Tactical Data System (AFATDS) dell’Esercito.

Tra i prossimi test è in programma il Project Convergence. Il progetto dovrebbe includere anche le attività aeree (elicotteri, aerei, droni) in modo che ogni singola unita umana o meno possa “convergere” sul campo di battaglia in modo sinergico.

Nuove tecnologie militari, alcune problematiche

Se sino ad ora abbiamo dibattuto gli “aspetti positivi”, restano alcune importanti perplessità. Il primo problema, è la scalabilità di un sistema complesso automatizzato che connette numerose entità. In pratica il rischio è che se avviene un qualunque tipo di errore al vertice della catena di comando (automatizzata) esso rischia di venir replicato e amplificato sino alla base.

Se una ipotetica Intelligenza Artificiale di commando decide di lanciare un attacco sul terreno, la sua catena di commando replicherà l’ordine mandando, in caso di errore, al massacro uomini e mezzi. Una cosa già successa in passato con generali umani, ma, nella catena di comando partecipata solo da umani, la possibilità che gli ordini venissero infranti era elevate in caso di un ordine considerate illogico. Il caso Petrov è da manuale.

Secondo aspetto è che il sistema può rompersi o difettare (di conseguenza attivare la catena di eventi nefasti sopra descritti).

Mancanza di percezione della finzione. Un altro elemento umano, che gli algoritmi possono non contemplare. Persino oggi, i semplici algoritmi predittivi basati sul comportamento umano o la mimica facciale, hanno dato risultati scadenti. Si comprende quindi come la capacità delle unità di calcolo di comprendere la finzione o “l’animo umano” è ancora lontana.

Ad esso si lega il concetto dei bias cognitivi. In ambito militare il concetto di  “Worst-case thinking” è un esempio concreto di quanto un pensiero umano, se traslato in ambito di algoritmo, può dare luogo a bias cognitivi di magnitudine devastante.

L’idea di sostituire a decisori umani decisori digitali (Algoritmi o IA) in ambito civili, è già realtà. Con la sempre più crescente volontà dei fornitori civili (o militari) di vendere nuovi prodotti al cliente “pubblico-statale” il rischio di avere IA military è altamente probabile.


NOTA DEL DIRETTORE

Abbiamo scelto di pubblicare servizi come questo su un tema delicatissimo come quello della Guerra e delle tecnologie militari, affidandoci alla capacità di analisi ed approfondimento di Enrico, perché siamo profondamente convinti che la conoscenza delle tecnologie emergenti e l’analisi dei loro impatti non possa non tenere conto anche di questa tipologia di soluzioni. Fedeli dunque alla nostra vocazione (divulgare e promuovere la conoscenza delle tecnologie emergenti analizzandone i possibili impatti – rischi e vantaggi – su persone, aziende, società economico-politiche, ambiente…) ed al nostro obiettivo (incentivare un utilizzo etico, consapevole e responsabile delle tecnologie del futuro) espresso nel Manifesto di Tech4Future, ci assumiamo la responsabilità di indagare ed approfondire l’evoluzione delle tecnologie ed i loro impatti anche in ambito militare.

(Nicoletta Boldrini)


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Enrico Verga
Analista ed editorialista | Nasce comasco e diviene milanese, si laurea in Scienze politiche internazionali alla Università Cattolica del Sacro Cuore. Segue la sua ispirazione business e diventa consulente strategico e istituzionale per aziende italiane che vogliono innovarsi e accrescere il proprio business. Pubblica le sue analisi e osservazioni anche su il Sole 24 ore, Fortune, Forbes, Agi, Fomiche, Linkiesta, Manager Italia, Longitude. Lo trovate su Twitter: @EnricoVerga

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