Dall’aspetto di diagramma a forma di cono, il Futures Cone (o Cono dei Futuri) è uno strumento descrittivo utile ai futuristi nel rappresentare visivamente la varietà dei futuri alternativi (potenziali).

In quanto metodo, ha una propria storia. A fare riferimento per la prima volta a un grafico a cono – definito nei suoi scritti «cono di plausibilità» – fu, nel 1990, il filosofo canadese Charles Taylor. Il suo cono «definiva una gamma di futuri plausibili estesa su un lasso di tempo esplicito, inclusa una sorta di “cono posteriore” nel passato» spiega il futurista australiano Joseph Voros in un breve excursus storico sul tema.

Ma fu nel 1994, per mano dei futuristi Trevor Hancock e Clement Bezold, che il Futures Cone venne impiegato per teorizzare la prima tassonomia dei futuri potenziali, elaborata da Norman Henchey nel ’78 – allora professore di scienze dell’educazione alla McGill University di Montréal – il quale distinse tra futuri possibili, plausibili e probabili quali materia di studio dei Futures Studies. E, nel rappresentarla graficamente, la tassonomia originaria fu ampliata con l’inserimento dei “futuri preferibili”.

Infine, a partire dal 2000, Voros iniziò a impiegare il diagramma dei coni nell’ambito dell’insegnamento e della pratica del foresight, per poi arrivare, nel corso degli anni, a reinterpretarlo aggiungendo più classi di futuri alle quattro già delineate e mettendo così a punto la versione più recente del Cono dei Futuri, come egli stesso illustra nel manuale dell’anticipazione “Handbook of anticipation: Theoretical and applied aspects of the use of future in decision making” a cura di Roberto Poli, direttore del Master in Previsione Sociale presso l’Università di Trento e presidente dell’Associazione Futuristi Italiani. Ma andiamo più in profondità.

Cos’è il Futures Cone

Dunque, il Futures Cone di Hancock e Bezold del ’94 è la prima rappresentazione grafica delle quattro tipologie di futuri potenziali all’epoca individuate (possibili, plausibili, probabili e preferibili), dove la punta del cono (collocata a sinistra del diagramma) è il “presente” e la sua base (a destra) visualizza i futuri.

Futures cone: alcune rivisitazioni tratte dal cono dei futuri di Hancock e Bezold del 1994
Futures cone: alcune rivisitazioni tratte dal cono dei futuri di Hancock e Bezold del 1994

Si tratta di un modello che, per primo, ha fatto da guida nella comprensione del significato di “futuri” al plurale, incentrato sulla tesi in base alla quale c’è più di un singolo futuro da esplorare.

All’interno del loro diagramma – osserva Joseph Voros nel suo scritto “A primer on Futures Studies, foresight and the use of scenarios” – i due futuristi indicano gli “scenari” come

«regioni comprese nel regno “plausibile”. Sono visibili anche le “Wild Card”, le “carte jolly”, ossia quegli eventi o quei mini scenari a bassa probabilità – e, per questo, al di fuori del regno del probabile – che, se si verificassero, avrebbero un impatto molto elevato. Gli esempi potrebbero includere lo scontro tra un asteroide e la Terra, ritenuto plausibile, oppure un viaggio nello spazio interstellare ad altissima velocità, ritenuto possibile» [oggi, gennaio 2023, mentre scriviamo, esempi attuali di Wild Card sono la pandemia da Covid e la guerra in Ucraina – ndr].

In particolare, riguardo alla quarta classe di futuri graficamente descritta nel cono di Hancock e Bezold (i futuri preferibili), nel porre in evidenza come questa faccia riferimento a ciò che l’individuo o l’azienda “vogliono che accada”, con l’accento sulla natura emotiva e, per tale ragione, soggettiva di questa tipologia di futuro, Voros cita una conquista storica dell’umanità, divenuta un esempio classico nell’ambito dei Future Studies, ovvero lo sbarco dell’uomo sulla Luna.

Da futuro solo desiderato, “preferito”, dal presidente americano John Kennedy, ma inizialmente (siamo ne 1961) non considerato plausibile a causa della mancanza di sapere, di conoscenze e di mezzi per renderlo un obiettivo concretamente raggiungibile, nell’arco di tempo che condurrà al 1969 divenne dapprima «futuro plausibile, poi probabile e poi realizzabile come realtà».

Questo esempio – sottolinea Voros – costituisce un aspetto importante nella creazione degli scenari futuri:

«il giudizio su quanto è possibile, plausibile e probabile dipende dall’ “essere nel tempo” e tende a cambiare con il passare del tempo stesso».

Questo significa che i futuri preferibili possono essere tanto desiderati da attivare, nel tempo, le conoscenze necessarie a realizzarli, a renderli fatti concreti.

«È questa capacità di immaginare e, quindi, di muoversi verso futuri “preferiti” o, al contrario, di allontanarsi consapevolmente da futuri indesiderabili, che offre all’umanità la sua più grande possibilità di ulteriore sopravvivenza» commenta il futurologo.

Le tipologie di futuro nel futures cone

Dal Futures Cone/cono dei futuri ideato da Hancock e Bezold alla versione di Joseph Voros del 2003 che, in totale, include sette tipologie di futuri alternativi, da lui stesso considerati

«giudizi soggettivi, basati su “idee” di futuro fondate sul momento presente, che possono ovviamente cambiare col passare del tempo, come insegna l’esempio dell’allunaggio dell’Apollo XI».

Di seguito, in breve sintesi, le categorie di futuro rappresentate dal cono di Voros.

Potenziale (Potential)

Per “potenziale futuro” si intende tutto ciò che va oltre il “qui ed ora” e che aderisce all’idea di un futuro non determinato, non meccanicistico, né fisso ma, al contrario, aperto, dinamico e in evoluzione, come è nel significato profondo dei Future Studies. Tutto può accadere oltre il momento presente.

Assurdo (Preposterous)

Questa tipologia comprende quei futuri «che giudichiamo “ridicoli”, “impossibili” o che “non accadranno mai”» scrive Vorosnell’articolocitato. E viene concepita quale omaggio al futurista James Dator e alla sua Seconda Legge del Futuro («qualsiasi idea utile sul futuro dovrebbe apparire ridicola») e allo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke e alla sua Seconda Legge del Futuro, che recita: «l’unico modo di trovare i limiti del possibile è superarli nell’impossibile».

Possibile (Posssible)

È possibile il futuro che pensiamo “potrebbe accadere”, a condizione, però, che vengano acquisite conoscenze che ancora non si possiedono, ma che un giorno potrebbero essere nostre. «Rientrano in questa categoria tutti quei tipi di futuro che, al presente, è solo possibile immaginare, non importa quanto inverosimili o improbabili» precisa Voros.

Plausibile (Plausible)

Al contrario del futuro possibile – che punta alla conoscenza futura – è plausibile il futuro che pensiamo potrebbe verificarsi in base alle conoscenze attuali riguardo al mondo, a determinate dinamiche, processi, leggi della fisica o tecnologie.

Previsto (Projected)

Concepito quale variabile del futuro probabile, il futuro previsto è, nella concezione di Voros, «il “futuro di riferimento”, inteso quale continuazione del passato attraverso il presente».

Probabile (Probable)

Il futuro probabile è quello che, in parte, affonda le proprie radici nel presente, nelle tendenze attuali. Ma tali tendenze – avverte Joseph Voros – «non sono necessariamente continue nel tempo e possono subire discontinuità. Alcune possono, addirittura, svanire improvvisamente, mentre ne possono emergere di nuove inaspettatamente».

Preferibile (Preferable)

Come già accennato, il futuro preferibile rimanda a quello che vorremmo accadesse. Parallelamente a questa tipologia, esiste anche quella contraria, data dal futuro che “non vorremmo” si verificasse (i futuri non-preferibili), tra cui, ad esempio, gli scenari del cambiamento climatico globale.

Futures Cone - Il cono dei futuri - Diagramma del cono dei futuri, strumento utile che ci aiuta a capire che c'è più di un singolo futuro da esplorare. L’atlante dei futuri potenziali è da attribuire a Norman Henchey che nel 1978 ha individuato i futuri possibili, i futuri plausibili e i futuri probabili. Questa versione del cono dei futuri è Copyright di Joseph Voros (2017)
Futures Cone – Il cono dei futuri – Diagramma del cono dei futuri, strumento utile che ci aiuta a capire che c’è più di un singolo futuro da esplorare. L’atlante dei futuri potenziali è da attribuire a Norman Henchey che nel 1978 ha individuato i futuri possibili, i futuri plausibili e i futuri probabili. Questa versione del cono dei futuri è Copyright di Joseph Voros (2017)

Le classi di futuro graficamente descritte nel suo cono non sono considerate da Voros come qualcosa di rigidamente separato. Esiste fluidità tra una categoria di futuro e quella successiva, in quanto «ogni futuro è un potenziale futuro, compresi quelli che non è nemmeno possibile immaginare, perché ancora fuori dal cono, nella zona “oscura”».

Utilizzi e applicazioni del cono dei futuri

«Questa tassonomia dei futuri trova la sua massima utilità quando si intraprende la fase di Prospection del Generic Foresight Process, specie quando è presentata in ordine inverso, dalla categoria projected alla categoria preposterous»

afferma lo stesso Joseph Voros nel suo “The Futures Cone, use and history”, dopo aver descritto la propria versione del Cono dei Futuri.

Il riferimento è a quello che, oggi, è uno dei modelli più diffusi nell’ambito delle attività che fanno capo al foresight strategico, tese a sviluppare processi di previsione orientati alle aziende, per aiutarle a prendere decisioni più consapevoli sulla base dell’analisi dei futuri alternativi.

In particolare, il Generic Foresight Process – elaborato da Voros a partire dal 2000 e per il quale egli si è ispirato a precedenti lavori di alcuni colleghi della Swinburne University of Technology di Melbourne – rimanda a un impianto metodologico in cui è preponderante l’attenzione alla parte strategica.

Più nel dettaglio, la fase di “Prospection” di cui parla il futurista è un passaggio chiave all’interno del “Foresight work”, il secondo dei quattro elementi (dopo Inputs e prima di Outputs e Strategy) sul quale poggia il framework.

Dopo una prima analisi volta a identificare le tendenze emergenti, il lavoro di previsione del Generic Foresight Process si focalizza sulla loro interpretazione, sulla ricerca dei loro significati profondi. Il terzo passo (Prospection), infine, è quello del “guadare avanti”, in cui il Futures Cone interviene – mediante le classi di futuro che contempla – come una sorta di mappa grafica a supporto della rappresentazione visiva della pianificazione degli scenari.

Battezzato da Voros con un termine da lui stesso coniato – dove “pro” sta per “avanti”, “spect” per “guardare” e “tion” per la forma nominale dell’azione – Prospection è quello step del processo anticipatorio in cui «vengono create varie visioni di futuri alternativi, nel più ampio processo di foresight» precisa l’autore.

Il Cono dei Futuri trova applicazione anche in seno al Futures Thinking, disciplina che esplora gli scenari alternativi non con l’obiettivo di anticipare il futuro e fare previsioni, bensì con l’intento di stimolare il pensiero in merito a problemi e a dinamiche complesse, per immaginare nuove possibilità, nuove soluzioni e compiere scelte migliori nel presente o per rispondere alle sfide che si prospettano nel futuro.

In tale processo esplorativo (non anticipatorio), il Futures Cone si pone quale strumento in grado di guidare il futurista nell’individuare una serie di scenari alternativi all’interno dei quali teorizzare le proprie strategie e focalizzarsi su determinati segnali, forte anche della flessibilità e della fluidità delle categorie di futuro che rappresenta, in base alle quali ogni scenario esplorato non è fisso, né dato per sempre, ma è passibile di modifiche nel corso del tempo e degli eventi.

Scritto da:

Nicoletta Boldrini

Futures & Foresight Director | Direttrice Responsabile Tech4Future Leggi articoli Guarda il profilo Linkedin