Cos’è il futures thinking e come applicarne i principi

Il futures thinking è una disciplina per pensare al futuro in modo strutturato, con tecniche per l’esplorazione dei futuri alternativi. I profondi cambiamenti in atto nel sistema socio-economico a livello globale hanno spinto i governi, le aziende, le comunità e le persone in tutto il mondo a pensare al futuro in modi diversi, con obiettivi diversi per capire quali scenari si prospetteranno loro innanzi nel corso dei prossimi anni.

La posta in gioco è molto alta e comprende profondi cambiamenti su temi fondamentali come il lavoro, la gestione economica, le relazioni interpersonali e le inevitabili ricadute sociali che tutto questo inevitabilmente comporta. Cambierà radicalmente, ancora una volta, il nostro modo di comunicare, lavorare e vivere. Cambieranno i mercati, alla cui domanda le aziende dovranno trovare nuovamente una risposta. Cambieranno le esigenze dei cittadini, costringendo, ancora una volta, i governi a ripensare globalmente l’offerta dei servizi pubblici.

In una prospetta di cambiamento a livello globale, la capacità di pensare con un approccio visionario e creativo ai futuri che potenzialmente ci attendono può fare la differenza nel tradurre il mondo attuale in un posto migliore o perdere dolorosamente la nostra sfida collettiva nei confronti del futuro che inesorabilmente si attualizzerà.

Di fronte ad uno scenario globale più che mai volatile, incerto, complesso e ambiguo, il futures thinking può offrirci il mind-set e gli strumenti adattati per pensare ai futuri con maggior consapevolezza, ai fini di prendere, oggi, le migliori decisioni per costruire il domani in cui vorremmo vivere.

Cos’è il futures thinking

Il futures thinking è una disciplina che consente di pensare al futuro in maniera strutturata, utilizzando approcci, metodi e tecniche per generare valore attraverso l’esplorazione dei futuri alternativi. Quanto ci si chiede nell’ambito del futures thinking non è “cosa succederà?”, come avverrebbe nel caso dei tradizionali studi previsionali, ma “cosa potrebbe succedere?

Nell’ambito del futures thinking si parla esplicitamente di futuri, volutamente al plurale, rifuggendo da qualsiasi logica di predeterminazione, per individuare una serie di scenari alternativi, ancor prima di entrare nel merito di quali abbiano effettivamente più probabilità di concretizzarsi.

Il futures thinking è una disciplina relativamente giovane che viene spesso associata ai futures studies, gli studi di futuri, da cui eredita parte dei presupposti teorici, cercando di renderli operativi. Attraverso una serie di metodi e tecniche specifiche, il futures thinking si pone quale obiettivo quello di aiutare le organizzazioni pubbliche e private ad individuare i possibili scenari che si prospettano nel medio e lungo termine (generalmente dai 10 anni in su), ai fini di prendere decisioni più consapevoli nel presente.

Sulla base di questa premessa, è importante precisare due aspetti. Le differenze tra il futures thinking rispetto ai modelli previsionali e il mind-set che rende realmente efficace un’attività rivolta all’indagine sui futuri alternativi.

Foresight (futures thinking) vs forecast (analisi predittive)

Gli scenari futuri non costituiscono certamente un argomento inedito per le organizzazioni. Ogni giorno le aziende acquisiscono grandi quantità di dati, che analizzano con strumenti sempre più avanzati e dotati di funzioni di Intelligenza Artificiale, per formulare previsioni sempre più accurate sul futuro, inteso solitamente nel breve termine.

Le tecniche previsionali, che nella letteratura anglosassone vediamo spesso associate al forecast, basano la loro attività su uno storico di dati, analizzando le correlazioni tra le variabili riferibili ad un contesto, per generare report e insight utili a prendere decisioni in maniera più informata e consapevole. Le tecniche di forecast vengono attualmente impiegate in moltissimi ambiti previsionali, dalla manutenzione alla generazione degli ordini per le forniture di una supply chain e, più in generale, per prevedere nel modo più accurato possibile la domanda di mercato.

L’obiettivo del forecast è prevedere il futuro in maniera certa, sulla base della conoscenza disponibile nel presente, che rimane la dimensione temporale su cui ci si focalizza.

Rispetto al forecast, il futures thinking si pone agli antipodi, rifiutando a priori l’ipotesi di un futuro predeterminato. Il futures thinking si basa infatti su una tecnica differente: il foresight, che concretizza un approccio votato ad immaginare ciò che potrebbe accadere in futuro, in modo da consentire una pianificazione strategica nel presente, più consapevole, adattiva e flessibile nei confronti delle possibili alternative di un domani incerto, che corrisponde sempre di più a quello che in letteratura viene definito un contesto VUCA (Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity).

L’obiettivo del futures thinking non consiste nell’individuare con certezza il futuro che ha più probabilità di verificarsi, ma individuare una serie di scenari alternativi entro cui collocare le proprie previsioni, le proprie strategie o le proprie politiche innovative, con tutta la flessibilità del caso a fronte dell’effettiva piega che gli eventi potranno assumere nel corso degli anni successivi.

In altri termini, il futures thinking cerca di vedere molto lungo per distaccarsi visionariamente dai vincoli del presente, rimanendo paradossalmente ben ancorato al presente, in quanto le ipotesi di scenario formulate vengono attualizzate per cercare di comprendere quale possa essere oggi la decisione strategica più funzionale nei confronti di un possibile futuro. Questo è uno dei motivi per cui sentiamo spesso dire che il futures thinking, quale approccio moderno dei Future Studies, è una disciplina nativamente votata ad anticipare il cambiamento.

Il mind-set del futures thinking

Ancor prima di prendere in esame i modelli, i metodi e le tecniche più indicate per affrontare un progetto di futures thinking, è opportuno focalizzarsi sul mind-set alla base dello studio dei futuri alternativi. In primo luogo, si rende auspicabile un approccio focalizzato sugli aspetti possibili, in maniera il più possibile disinteressata dagli aspetti reali, tipici del presente, in modo da svincolarsi da qualsiasi possibile condizionamento derivante da uno storico situazionale.

Da questo punto di vista, i facilitatori delle sessioni di futures thinking devono essere abili e preparati nel coinvolgere gli stakeholder, offrendo visioni di futuri al di fuori dai contesti che le persone assocerebbero facilmente alla situazione più probabile, sulla base delle loro esperienze pregresse.

L’obiettivo di questo approccio è mirato ad individuare scenari realmente innovativi per esplorare pionieristicamente nuove opportunità di business, scoprendo ad esempio nuovi mercati potenziali, che al momento non sarebbero nemmeno ipotizzabili, ma potrebbero tranquillamente diventarlo in futuro, quando potrebbero verificarsi le condizioni necessarie affinché un determinato scenario trovi un’applicazione concreta nella realtà.

Un altro aspetto chiave del mind-set alla base del futures thinking risiede in un pensiero votato alla comprensione di un contesto che non vede i suoi elementi quali attori isolati, ma necessariamente interconnessi, in grado di influenzarsi a vicenda nella loro evoluzione nel tempo. Il cambiamento non andrebbe visto come una serie di possibili episodi, anche si rivelassero delle geniali intuizioni, ma come un sistema teorizzabile sulla base di metodi e attività di progettazione collaborativa. Il design thinking richiede pertanto un approccio scientifico.

Secondo questa prospettiva, il futures thinking diventa un processo permanente, radicato nel pensiero di chi guarda al futuro cercando nuovi e possibili scenari alternativi, svincolati da ciò che sarebbe esclusivamente fattibile sulla base del contesto attuale. Per il future thinker si tratta di qualcosa di analogo allo spirito di osservazione del design thinker, ma orientato verso la visione di un futuro che ora non c’è.

Un future thinker preparato, come vedremo, è pertanto un professionista competente sul piano tecnico e metodologico in merito alla disciplina che pratica, oltre che dotato di una cultura multidisciplinare nei confronti del contesto socio-culturale, tecnologico, politico ed economico entro cui opera. Soltanto attraverso la comprensione profonda di questi fattori è possibile comprendere gli impatti che potrebbero avere determinati eventi se proiettati lungo una timeline evolutiva.

Quali sono i vantaggi del futures thinking

L’adozione di un percorso di futures thinking offre alle organizzazioni una serie di significativi vantaggi, sia nell’ambito di un’iniziativa autonoma, sia in combinazione con altri approcci disciplinari. Sono sempre più frequenti le ibridazioni tra il futures thinking e il design thinking, dove il primo agisce in primo luogo per individuare i problemi (problem finding), che il secondo prova a risolvere grazie all’approccio creativo (creative problem solving) tipico del design.

Tra le principali leve favorevoli all’innovazione che il futures thinking consente di toccare, possiamo sintetizzare:

Superamento degli schemi abituali

Proiettare il pensiero oltre 10 anni rispetto alla condizione attuale crea una linea di rescissione nei confronti del presente, per favorire una visione libera dai vincoli e delle barriere all’innovazione che esistono oggi. La perdita dei legami con il presente costituisce dunque una condizione essenziale per superare gli schemi abituali e immaginare scenari futuri non condizionati, a prescindere dalla probabilità che si verifichino.

Anticipare il cambiamento

Lo studio dei futuri consente di individuare scenari in primo luogo assolutamente inediti, entro cui provare a immaginare quali aspetti potrebbero cambiare rispetto alla situazione attuale, per individuare nello specifico i driver del potenziale cambiamento ed anticiparli con strategie utili a sfruttare nel miglior modo possibile le novità che si prospettano.

Atteggiamento proattivo nei confronti degli imprevisti

Lo sviluppo di un’attitudine alla valutazione di scenario facilita intrinsecamente l’adozione di un atteggiamento proattivo nei confronti dei possibili eventi futuri, tra cui rientra una grande varietà di situazioni impreviste. Un costante esercizio di futures thinking consente alle aziende e alle istituzioni pubbliche di farsi trovare pronte di fronte alle possibili criticità.

Nuove opportunità di business

In coerenza con quanto sostenuto in funzione di anticipare un cambiamento, le aziende possono intercettare varie situazioni utili allo sviluppo di nuove opportunità di business, sia in relazione allo scenario potenziale che alle esigenze che si profilano per raggiungere la condizione ipotizzata.

Futures thinking per un miglior comprensione del contesto

I metodi e le tecniche del futures thinking consentono di analizzare il contesto dei futuri a cui si fa riferimento, identificando le possibili implicazioni a livello socio-economico, culturale e tecnologico. Tale aspetto facilità il “ritorno al presente”, offrendo, oggi, una miglior comprensione per quegli scenari che si profilano molto distanti non soltanto per il tempo che ci separa da essi, ma anche per quanto concerne i fattori che ne delineano i principali sistemi.

Coinvolgimento di differenti competenze e culture

Il futures thinking consente di riunione attorno a un tavolo i principali stakeholder di un processo di cambiamento, favorendo una progettualità condivisa e realmente partecipativa. Attorno al tavolo dell’innovazione aziendale, a pensare ai futuri che si prospettano, siedono attori dotati di competenze e culture multidisciplinari, capaci di garantire una pluralità di punti di vista differenti per formare visioni di scenari alternativi il più possibile rappresentative. I processi di foresight possono risultare tanto più strategici, maggiore è l’eterogeneità di coloro che li partecipano.

Stimolare la creatività con il futures thinking

Alcuni strumenti di foresight, come l’horizon scanning, sono concepiti nello specifico per esplorare le implicazioni di determinati trend nei contesti futuri. Il futures thinking dispone infatti di un autentico arsenale di soluzioni in grado di garantire un approccio creativo alla ricerca e alla soluzione dei problemi, integrandosi alla perfezione con le tecniche e i metodi utilizzati dal design thinking. Anche in questo caso risulta essenziale coinvolgere attivamente una varietà di punti di vista multidisciplinari, per favorire la contaminazione e l’inclusione di tutte quelle diversità che possono creare un valore aggiunto enorme nella ricerca dei futuri che si prospettano. Ricordiamo che il futures thinking non cerca nello specifico risposte ai problemi, ma si pone l’obiettivo di mettere dei possibili problemi sul tavolo di chi dovrà risolvere, in quanto si fa riferimento a situazioni del tutto ignote nel momento in cui vengono formulate. In questo contesto, un approccio creativo e multidisciplinare non può che aumentare il potenziale della ricerca.

Favorire un design più efficace in risposta ai problemi futuri (feat. design thinking)

Se implementato in maniera concreta ed efficiente, il futures thinking può precedere in maniera ottimale l’azione del design thinking, rispetto al quale si profila come una disciplina assolutamente complementare.

Comprendere questa prospettiva è più semplice di quanto possa sembrare. Se si progetta per il futuro esclusivamente sulla base di un contesto attuale e delle conoscenze pregresse, il rischio, o meglio, la pressoché certezza è quella di generare prodotti e soluzioni che nascono già vecchie, soprattutto considerata la velocità con cui il mercato varia la propria domanda.

Implementare tecniche di futures thinking all’interno dei processi di design facilita i progettisti a guardare oltre la prospettiva abituale, cercando di anticipare il cambiamento con soluzioni che oggi apparirebbero premature, se analizzate con la fredda razionalità della valutazione di scenario attuale. Si tratta di rispondere ad una domanda che il mercato non propone ancora, ma che deriva dagli studi di futuri. Occorre rischiare, proprio perché si rifugge dalle certezze consolidate, ma pensare a lungo termine può favorire l’innovazione arrivando prima sul mercato, per ottenere un importante vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza, con la possibilità di dominare la scena per lungo tempo a venire.

Dal Design Thinking al Futures Thinking - La transizione che porta al cono dei futuri ideato da Hancock e Bezold nel 1994
Dal Design Thinking al Futures Thinking – La transizione che porta al cono dei futuri ideato da Hancock e Bezold nel 1994

Come applicare i principi del futures thinking

Nel corso degli anni, il futures thinking ha acquisito un crescente interesse, generando un impulso allo sviluppo di molti modelli operativi, che vengono quotidianamente utilizzati nelle organizzazioni di tutto il mondo per favorire la visione degli scenari futuri che interverranno nel medio e nel lungo termine. Tra i framework di futures thinking più popolari possiamo citare:

  • Il Foresight-Insight-Action del Institute for the Future (IFTF) di Palo Alto (California, USA), autentico monumento dei futures studies, inaugurato nel 1968, su iniziativa di Paul Baran, Arnold Kramish e Frank Davidson che lo hanno fondato quale spin-off della RAND Corporation, l’organizzazione statunitense che nel secondo dopoguerra ha sostanzialmente dato i natali al futures thinking che attualmente intendiamo come tale;
  • Il Generic Foresight di Joseph Voros, fisico australiano, docente e ricercatore presso la Swinburne University of Technology, universalmente riconosciuto tra i più noti futuristi ed esperti di foresight al mondo. Studioso poliedrico, negli anni Novanta ha lavorato anche per Netscape, prima di intraprendere una visionaria iniziativa di traduzione del World Wide Web in Esperanto. Già membro autorevole delle più importanti associazioni di futures studies, come World Futures Studies Federation, Association of Professional Futurists e International Big History Association, Joseph Voros scrive da anni sulle principali pubblicazioni scientifiche del settore: Foresight, European Journal of Futures Research, The Journal of Futures Studies e The Journal of Big History;
  • Il Futures Literacy Framework dell’UNESCO, a cura dell’omonimo istituto, con sede a Parigi, diretto da Riel Miller, autorità riconosciuta nell’ambito della teoria e della pratica dei futures studies, con l’obiettivo di orientare il cambiamento delle persone. Dal 2012 ricopre il ruolo di Head of Foresight presso l’UNESCO;
  • Gli strumenti del Competence Centre of Foresight della Commissione Europea, di recente fondazione (2018) con l’obiettivo di favorire “una cultura strategica, anticipatrice e orientata al futuro” all’interno della Commissione Europea, per sostenere i processi decisionali nell’ambito della pubblica regolamentazione. Il Competence Centre of Foresight ha adattato molti dei più popolari strumenti di foresight per favorire la loro implementazione da parte degli enti pubblici e delle organizzazioni non commerciali. Si tratta di una risorsa preziosa, anche per il fatto che è pubblicamente disponibile sul sito ufficiale della Commissione Europea.

È pertanto impossibile dire quale sia il framework migliore per le pratiche legate al futures thinking. Ogni modello propone strumenti e metodi ormai consolidati ed applicati con successo in moltissime organizzazioni. I future thinker più esperti personalizzano la loro cassetta degli attrezzi, selezionando di volta in volta gli strumenti più adeguati in relazione all’organizzazione che intendono facilitare. Non è raro assistere a percorsi di futures thinking in cui vengono adottati anche tecniche e metodi che abitualmente ricondurremmo al design thinking.

I modelli di futures thinking sono profondamente strutturati e vengono continuamente perfezionati grazie all’evoluzione della disciplina nelle sue fasi applicative. I framework sono in ogni caso accomunati da alcuni elementi chiave, come il riferimento al medio-lungo periodo (da 10 a 50 anni), con esercizi collaborativi in grado di coinvolgere una platea di stakeholder molto eterogenea in organizzazioni di qualsiasi natura e dimensione. Il loro obiettivo comune consiste nel facilitare la comprensione degli scenari nel futuro per favorire le decisioni nel presente.

Per comprendere lo spirito applicativo del futures thinking è pertanto fondamentale conoscere cosa si intende per futuri e quali sono i principi con cui si ci accinge ad esplorarne gli scenari alternativi.

Le tre leggi dei futuri

Molto spesso il foresight cade nel pregiudizio di coloro che la intendono quale una pratica sì visionaria, ma in senso dispregiativo, ossia disconnesso da una funzione e da un’effettiva utilità nella quotidiana pratica delle cose. In realtà, chi afferma ciò, è probabilmente rimasto influenzato dall’azione di alcuni incompetenti che si spacciano per futuristi senza possedere le competenze e l’esperienza per svolgere questa professione in maniera deontologicamente corretta.

Il futures thinking non è un gioco con la sfera di cristallo, ma una disciplina scientifica con anni di studi e ricerche sul campo a dimostrarne l’effettiva praticità, a patto di rivolgersi a professionisti realmente competenti, per implementarla in maniera corretta. Esattamente come si farebbe con qualsiasi altro processo in una realtà aziendale degna di questo nome.

I future thinker seri non si propongono come apprendisti stregoni in grado di prevedere il futuro, ma basano la propria attività consulenziale su anni di studi ed esperienze sulle tecniche e i metodi che si sono consolidati in decenni di continua ricerca sul tema. Per comprendere meglio di ciò che si tratta, è utile citare quelle che vengono identificate come le tre leggi dei futuri, opera di Roy Amara, già presidente dell’Institute for the Future (IFTF) di Palo Alto. Era il 1981, quando Amara teorizzò tre principi fondamentali degli studi di futuri.

A seguire vi proponiamo una versione più attuale delle tre leggi dei futuri, recentemente adattata dall’inconfondibile creatività di Joseph Voros, nel suo celebre foresight primer, pubblicato per la prima volta nel 2001 sulle pagine del Foresight Bulletin della Swinbourne University of Technology (Melbourne, Australia).

Il futuro non è predeterminato

Nel livello più basilare della natura, i processi fisici che regolano l’universo sono intrinsecamente indeterminati (principio di indeterminazione di Heisenberg). Detto questo, come potrebbe un futuro derivante dai processi fisici del presente essere qualcosa di non indeterminato? Pertanto, non esiste e non può esistere un singolo futuro predeterminato. Piuttosto, si dovrebbe considerare il fatto che possano esistere molti potenziali futuri alternativi.

Il futuro non è prevedibile

Anche se questo enunciato suona simile alla precedente legge, si tratta di qualcosa di molto diverso, per il seguente motivo. Anche se il futuro fosse predeterminato, non potremmo mai raccogliere sufficienti informazioni su di esso con un livello arbitrario di accuratezza (ad esempio, con un numero infinito di cifre decimali) per costruire un modello completo relativo a come questo potrebbe svilupparsi. Ad un certo punto, gli errori causati dall’assenza di informazioni precise farebbero deviare eccessivamente il modello dalla realtà, qualunque essa possa essere. Dal momento che il futuro non è predeterminato, prevederlo risulta doppiamente impossibile. Ciò ci costringe a dover scegliere tra tanti potenziali futuri alternativi.

Gli esiti futuri possono essere influenzati dalle nostre scelte nel presente

Anche se non siamo in grado di determinare quale tra l’infinita varietà di futuri possibili in effetti si verificherà, possiamo influenzarne la forma che questo prenderà in base alle scelte che facciamo, riguardo alle nostre azioni (o all’assenza di azioni) nel presente (anche non agire è una scelta). Queste scelte hanno inevitabilmente delle conseguenze e devono essere condotte con tutta la saggezza di cui disponiamo.

In particolare, la riflessione che ci propone Voros nell’ambito del suo studio sulle leggi dei futuri è rivolta a mettere in evidenza la necessità di assumersi una responsabilità nei confronti del nostro futuro. Tale aspetto risulta particolarmente incisivo nel passo che vi proponiamo, in cui si rivela il ruolo che le persone assumono nei confronti di quelli che Voros definisce il futuro attuale e i futuri potenziali alternativi. In questo contesto emerge in maniera significativa la visione positivista del ricercatore australiano.

Il futuro attuale (singolare) che si verifica e in cui vivremo e sperimenteremo come “il presente” in quel dato momento, sarà necessariamente governato dalle nostre azioni (o non azioni) in questo presente, insieme alle scelte che abbiamo effettuato tra molti futuri potenziali alternativi (plurale). Le nostre scelte e il passare del tempo riducono il campo delle infinite potenzialità ad un’unica realtà sperimentata, che diventa storia e non può più essere variata […] Possiamo quindi avere un’influenza sulle potenzialità di ciò che “deve ancora essere”, mentre non possiamo fare assolutamente nulla per “ciò che è già stato”. Dovremmo cercare di creare un presente migliore scegliendo in modo saggio e responsabile tra i nostri potenziali futuri alternativi.

I futuri potenziali e il cono dei futuri (futures cone)

L’atlante dei futuri potenziali riprende le definizioni formulate per la prima volta dal professor Norman Henchey nel 1978 che ha individuato i futuri possibili, i futuri plausibili e i futuri probabili quali principali soggetti degli studi di futuri. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono, oltre a contestualizzare un’ulteriore opzione, costituita dai futuri preferibili, condizione che si pone volontariamente in contrasto con le prime tre.

Futuri possibili (possible futures)

I futuri possibili comprendono sostanzialmente tutti i futuri potenziali alternativi, coinvolgendo tutti i futuri che possiamo immaginare, senza minimamente preoccuparci delle probabilità con cui potrebbero effettivamente verificarsi. Libero spazio all’immaginazione, poi si vedrà. Si tratta di scenari che potrebbero infatti necessitare di conoscenze e tecnologie che nel momento in cui avviene lo studio non sono ancora disponibili, non sono stati immaginati o, nei casi più estremi, potrebbero comportare palesi contraddizioni con le leggi delle fisica al momento note e universalmente riconosciute. A prescindere dai loro contenuti, i futuri possibili rimangono condizionati da una serie di conoscenze ignote nel momento in cui li ipotizziamo.

Futuri plausibili (plausible futures)

I futuri plausibili comprendono i futuri che potrebbero verificarsi sulla base delle nostre attuali conoscenze. In questo caso si ragiona spesso per esclusione. Se un futuro non è precluso rispetto alle conoscenze disponibili, in primis quelle tecnologiche, viene considerato plausibile, a prescindere dalle effettive probabilità di verificarsi. I futuri plausibili sono quindi il risultato di ipotesi formulate in coerenza con le leggi della fisica e tutto il background di conoscenza che le scienze sono state in grado di accumulare in svariati secoli di attività. Per tale ragione, i futuri plausibili corrispondono ad una condizione più ristretta rispetto ai futuri possibili.

Futuri probabili (probable futures)

I futuri probabili, come il nome stesso suggerisce, si riferiscono ai futuri per cui vi sono concrete possibilità che si verifichino, soprattutto perché si collocano in continuità con le situazioni del presente, a prescindere dall’orizzonte temporale in cui vengono collocati. La continuità non è infatti relativa alla conseguenza nel tempo, ma all’affinità tra le tendenze in atto. Gli scenari relativi ai trend sono tuttavia soggetti ad importanti variazioni nel corso del tempo. Una simulazione di futuro svolta oggi sulla base delle conoscenze e dei trend attuali potrebbe inevitabilmente diventare oggetto di revisione in un secondo momento, in quanto la variazione dei trend potrebbe generare delle importanti discontinuità, che renderebbero del tutto inattendibile la probabilità che il futuro da noi ritenuto probabile possa concretamente verificarsi. Lavorare sui futuri probabili non comporta soltanto il prendere atto di tutta la conoscenza di cui attualmente disponiamo, in quanto occorre una lungimiranza più specifica, che non può essere idealizzata eccessivamente, in quanto non può dissociarsi dalle probabilità effettive che un futuro si verifichi.

Futuri preferibili (preferable futures)

Mentre i futuri possibili, plausibili e probabili sono condizionati dalla conoscenza, i futuri preferibili vengono definiti ponendo quale elemento di priorità la volontà che si verifichi effettivamente. In questo caso, la componente emotiva prevale su quella tipicamente cognitiva che guida i futuri precedentemente descritti. Essendo condizionati da un giudizio di valore dichiaratamente soggettivo, i futuri preferibili prospettano condizioni difficili da inquadrare in termini di effettiva probabilità, ma si rivelano utili quando si tratta di cercare degli obiettivi verso cui tendere.

Per spiegare il concetto dei futuri preferibili, Joseph Voros cita l’esempio dello sbarco dell’uomo sulla Luna (Apollo Moon Landing). Quello che nel 1961 è nato come un futuro preferibile del presidente Kennedy, è rimasto per diverso tempo un futuro possibile, prima di diventare plausibile, probabile ed infine autentico, quando Armstrong e soci misero finalmente piede sul satellite terrestre nel 1969.

Attualmente lo sbarco sulla Luna, con buona pace degli scettici, costituisce uno degli eventi più iconici della storia dell’umanità, ma si è verificato a partire da una visione di futuro assolutamente non fattibile nel momento in cui è stata formulata. Senza l’abilità di immaginare un futuro preferibile ed investire nella ricerca delle conoscenza utile a renderlo possibile, plausibile e probabile, molti progressi della nostra rimarrebbero inevitabilmente preclusi.

Per facilitare la visione contestuale dei futuri potenziali alternativi, nel 1994, Trevor Hancock e Clement Bezold hanno teorizzato il cono dei futuri (futures cone), un pratico strumento visuale che facilita la descrizione della varietà dei futuri. Rispetto alla versione originale, il cono dei futuri è stato sottoposto a numerose varianti ed adattamenti, utili a recepire gli studi svolti da altri studiosi sull’argomento.

Rispetto ai tre futuri originali, vi sono modelli che attualmente ne comprendono addirittura otto. Lo stesso Voros ha in passato proposto una sua versione, che oltre ai futuri preferibili, possibili, plausibili e probabili, include anche i futuri previsti (projected futures), quale variante dei futuri probabili, e i futuri assurdi (preposterous futures), dichiarato omaggio alla visione paradossale di alcuni studiosi, come Arthur C. Clarke, secondo cui la ricerca dei limiti del possibile risiede nel loro superamento in ciò che non è in alcun modo possibile.

Futures Cone - Il cono dei futuri - Diagramma del cono dei futuri, strumento utile che ci aiuta a capire che c'è più di un singolo futuro da esplorare. L’atlante dei futuri potenziali è da attribuire a Norman Henchey che nel 1978 ha individuato i futuri possibili, i futuri plausibili e i futuri probabili. Questa versione del cono dei futuri è Copyright di Joseph Voros (2017)
Futures Cone – Il cono dei futuri – Diagramma del cono dei futuri, strumento utile che ci aiuta a capire che c’è più di un singolo futuro da esplorare. L’atlante dei futuri potenziali è da attribuire a Norman Henchey che nel 1978 ha individuato i futuri possibili, i futuri plausibili e i futuri probabili. Questa versione del cono dei futuri è Copyright di Joseph Voros (2017)

I principi fondamentali del futures thinking: il ruolo dell’Institute for the Future

Uno dei documenti più interessanti nella storia dei future studies e del futures thinking è il Prospectus for an INSTITUTE FOR THE FUTURE, pubblicato nel novembre del 1966, quale documento programmatico per il nascituro ITFT, che avrebbero visto i propri natali meno di due anni più tardi.

Il Prospectus evidenzia con straordinaria lucidità i punti fondamentali che l’ITFT avrebbe dovuto assumere come linee guida per la propria attività. Tali principi corrispondono ancora oggi con la missione di una disciplina straordinariamente complessa e tutt’altro semplice da inquadrare operativamente come il futures thinking.

Tali principi, ad oltre cinquant’anni dalla loro formulazione, costituiscono ancora delle efficaci linee guide per implementare i processi di foresight e tutte le attività ad essi connesse:

  • Esso sarà a lungo termine e orientato al futuro”, esaminando i possibili futuri in termini di plausibilità degli step necessari per raggiungerli a partire dal presente. L’orizzonte temporale varierà, come ci si auspica per la materia in questione; raramente sarà inferiore a cinque anni e non supererà i cinquant’anni.
  • Esso avrà un focus soprattutto a livello nazionale”, comunque esteso nei confronti di problemi urbani, regionali e internazionali. Si concentrerà soprattutto su questioni di natura non militare, ma non le escluderà, soprattutto per prevenire o mitigare gli effetti dei conflitti attraverso azioni non militari.
  • Esso sarà soprattutto orientato all’operatività”, rimanendo entro i limiti della fattività prevista. Ove opportuno esprimerà, spiegherà e comunicherà i suoi risultati in termini operativi, con riferimento alle possibili decisioni tra le varie opzioni disponibili.
  • Esso sarà di portata globale”, facendo affidamento agli sforzi interdisciplinari di uno staff diversificato nelle competenze. I risultati dei suoi studi saranno coscienziosamente convalidati e interpretati, tenendo conto delle loro conseguenze economiche, psicologiche, politiche e di altra natura.
  • Esso sarà visionario per design”, incoraggiando gli ingegneri fisici e sociali, gli educatori, gli scienziati, gli scrittori e i filosofi politici e morali a contribuire con la loro visione creativa alla costruzione o alla sintesi di condizioni raggiungibili in futuro. L’analisi successiva esaminerà le proposte di fattibilità, desiderabilità sociale e le relative raccomandazioni di natura politica.
  • Esso sarà soggetto allo scrupoloso rispetto dell’integrità intellettuale”, rifiutando ogni influenza impropria, proveniente da qualsiasi fonte: scoraggiando lo sviluppo di ulteriori interessi acquisiti tra il proprio personale amministrativo e professionale; mediante la scelta di modalità di finanziamento con vincoli intellettuali minimi; rimanendo politicamente apartitico; sforzandosi di accertare i valori che verrebbero promossi o negati in conseguenza di possibili decisioni politiche alternative.

In oltre cinquant’anni di storia, come qualcuno ha fatto ironicamente notare, l’Institute for the Future ha addirittura superato i termini delle proprie proiezioni di futuro. Proprio in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione dell’IFTF, il suo direttore esecutivo Marina Gorbis, nell’eccellente riflessione Five Principles for Thinking Like a Futurist ha rimarcato, una volta di più, come l’obiettivo del futures thinking non sia la previsione del futuro, ma il coinvolgimento delle persone per pensare in maniera approfondita riguardo ai problemi complessi, per immaginare nuove possibilità, connettere segnali in modelli più grandi, connettere il passato con il presente e il futuro per fare scelte migliori oggi.

Ed è proprio con i cinque principi che Marina Gorbis auspica per essere dei buoni futuristi che intendiamo concludere, quale segnale di buon auspicio per tutti i futuri possibili, la nostra riflessione introduttive sul futures thinking:

  • Dimenticare le previsioni
  • Focalizzarsi sui segnali
  • Guardare indietro per vedere avanti
  • Scoprire nuovi modelli
  • Creare una community

Immagine predefinita
Nicoletta Boldrini

Giornalista e divulgatrice indipendente, autrice e speaker, con due anime: tecnologica e umanistica | Analizzo gli impatti delle tecnologie sul nostro futuro | Il mio motto: sempre in marcia a caccia di innovazione | #Tech4Good #Tech4Future

Articoli: 57

Newsletter Updates

Inserisci il tuo indirizzo email qui sotto per iscriverti alla nostra newsletter