Pari diritti tecnologici e sviluppo di un’economia nature-positive: il WEF esorta alla cooperazione globale

Tra i temi globali al centro della Davos Agenda 2022, anche l’inclusività tecnologica e lo sviluppo di un’economia che “faccia del bene” all’ecosistema, in cui la cooperazione tra i diversi stakeholder è la chiave del cambiamento concreto, contro il bla bla bla delle iniziative sterili.

TAKEAWAY

  • L’accesso alle tecnologie digitali è un diritto di tutti i paesi, anche di quelli più fragili dal punto di vista socio-economico. Dai partecipanti al World Economic Forum di Davos 2022, il monito alla cooperazione fatta di concretezza, che includa anche investimenti per consentire la connettività laddove non esiste.
  • È diventata urgente l’esigenza di iniziative e progetti mirati a produrre benessere per il pianeta. Tra questi, l’agricoltura rigenerativa, che abbandona la chimica a favore di metodi naturali tesi a nutrire i suoli sfruttati e impoveriti
  • Settore finance e aziende private dovrebbero sempre più cooperare nell’accelerare un’economia nature-positive, senza attendere che siano i governi a dettare le linee della sostenibilità ambientale.

È stata un’altra edizione in modalità virtuale, segnata dagli effetti dell’emergenza da Covid ancora in corso, quella che si è conclusa venerdì 21 gennaio a Davos, dove si è svolto il World Economic Forum 2022, quest’anno incentrato sulle questioni globali urgenti, che includono, in particolare, la lotta ai cambiamenti climatici, la decarbonizzazione, la ripresa economica dalla pandemia, l’inclusività e lo sviluppo sostenibile per l’intero ecosistema.

Ricchi, come di consueto, il panel dei relatori e l’agenda in programma, che hanno visto la presenza, nelle dirette streaming, dei rappresentanti delle Istituzioni di tutto il mondo, tra cui – solo per citare alcuni nomi – il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping.

Inclusività e sviluppo sostenibile: la tecnologia deve essere accessibile a tutti

«Lo sviluppo sociale ed economico inclusivo guarda a tutti i paesi, soprattutto a quelli a Sud del mondo, più fragili sotto il profilo delle risorse a disposizione. E deve potersi basare sulla cooperazione, a livello globale, volta a rendere accessibili a tutti le stesse opportunità offerte dal digitale e dalla connettività»: ha esordito così Samir Saran – presidente dell’Observer Research Foundation (ORF), con sede in India – moderatore della sessione virtuale “Technology cooperation in the fourth industrial revolution”, interamente focalizzata sulla necessità, nel 2022, di pari diritti tecnologici, senza i quali si rimane ai margini di quella che è definita la quarta rivoluzione industriale.

Dovremmo – aggiunge Saran – trarre spunto dalla campagna di vaccinazione globale, il più grande esempio di “collaborazione estesa”, atto a fare sì che, nel mondo, «nessuno venga lasciato indietro».

Concetto rimarcato ancora con maggiore enfasi da Hans Vestberg, presidente e CEO dell’americana Verizon Communications, il quale ha parlato di 3 miliardi di persone, nel mondo, non ancora nelle condizioni di accedere a Internet: «Un divario, oggi, inaccettabile, specie se pensiamo all’importanza di restare connessi in un momento come questo, segnato da un’epidemia mondiale. Sono state proprio le tecnologie digitali a permetterci di sopravvivere al primo grande lockdown, due anni fa, consentendoci di continuare a lavorare, andare a scuola, fare acquisti, “vederci” nonostante le distanze fisiche imposte».

Essere connessi non è un dovere, ma un diritto umano – osserva – indipendentemente da dove si è nati, dal proprio status sociale e dal reddito. A causa dell’impossibilità di avere accesso alla connettività, troppi bambini, ragazzi e giovani, nel mondo, non possono usufruire della didattica a distanza. E questo è responsabile di un gap dalle proporzioni enormi sotto profilo dell’istruzione.

Il panel della sessione “Technology cooperation in the fourth industrial revolution” in tema di inclusività e sviluppo sostenibile.
Il panel della sessione virtuale “Technology cooperation in the fourth industrial revolution” in seno al World Economic Forum di Davos 2022

Dalle big company ci si attende investimenti finalizzati alla connettività globale

In tema di inclusività e sviluppo sostenibile, Sunil Bharti Mittal, presidente del Gruppo indiano Bharti Enterprises, tocca – in modo assai concreto – la questione relativa alle infrastrutture di rete che, laddove ancora non esistono, vanno costruite, quale «unico modo per consentire a tutti i paesi di avviare la propria quarta rivoluzione industriale e sconfiggere la povertà».

Nel dettaglio, Mittal fa riferimento alla “connettività satellitare in orbita bassa” (in inglese “Low Earth Orbit” – LEO), a suo avviso, attualmente, l’unico strumento strategico per poter connettere le comunità più remote ed economicamente fragili, impossibili da raggiungere mediante la banda larga in fibra o per mezzo delle reti radio tradizionali.

Dunque, almeno dal punto di vista della tecnologia da utilizzare, la soluzione per la connettività globale esiste. Ma il costo per la costruzione di nuove infrastrutture di rete è elevato. Si stima – spiega Mittal – che, per fornire di connettività 3 miliardi di persone nel mondo, nel prossimo decennio siano necessari 425 miliardi di dollari. Un investimento al quale tutte le big company dovrebbero contribuire come “strategia aziendale” (come sta facendo Bharti Enterprises), perché – come sottolineato all’unisono dai relatori – «tutti abbiamo delle responsabilità e tutti dobbiamo fare qualcosa per migliorare la condizione dei più fragili. Non è il singolo paese, né il singolo governo che può risolvere tali problematiche».

La stessa Verizon Communications (fornitore di banda larga) – annuncia Vestberg – ha in programma di investire, nei prossimi tre anni nel mercato USA, 3 miliardi di dollari nel settore education.

Inclusività e sviluppo sostenibile: l’esempio della cooperazione a sostegno del Ruanda

In tema di inclusività e sviluppo sostenibile, Paula Ingabire, Ministro dell’informazione, delle tecnologie della comunicazione e dell’innovazione del Ruanda, pone l’accento sull’importanza – nel dotare un paese delle tecnologie necessarie al suo sviluppo – anche di un corpo di regole e di normative sulle quali poter basare la governance relativa al loro concreto utilizzo. E lo fa citando proprio il caso della sua terra che, negli scorsi anni, si è dotata di droni per garantire l’assistenza sanitaria (attraverso il trasporto tempestivo di medicine) nelle zone rurali più remote del paese. Tuttavia, a causa della mancanza di un impianto regolatorio per la gestione di tali velivoli e la definizione dello spazio aereo al quale possono avere accesso, questi mezzi hanno rischiato di rimanere inutilizzati.

È stato grazie alla collaborazione col World Economic Forum che il governo del Ruanda è riuscito a colmare il proprio vuoto regolatorio, mettendo a punto normative «sufficientemente agili da adattarsi alle mutevoli esigenze di un paese caratterizzato da condizioni socio-politihe non sempre stabili».

Questo è un esempio concreto di cooperazione internazionale atta a fare avanzare le agende digitali dei paesi a Sud del mondo. E, a tale riguardo, Samir Saran conclude facendo notare come, nel creare le basi di queste cooperazioni, una parte la giochino i governi locali dei paesi in via di sviluppo – ai quali spetta l’identificazione delle problematiche sulle quali agire – e un’altra parte le aziende private, alle quali – secondo il moderatore – spetterebbe la creazione di un quadro multi-stakeholder e di un modello di business che vadano nella direzione del profitto aziendale e, parimenti, del «maggior bene sociale».

Accelerare un’economia “positiva per la natura” investendo sulla salute del pianeta

La sessione “Accelerating a nature-positive economy for people and planet” – moderata da Andrew Steer, presidente e CEO di Bezos Earth Fund (fondo voluto dal patron di Amazon per sostenere la lotta ai cambiamenti climatici e le sfide legate all’ambiente) – ha invece affrontato il tema dello sviluppo di un’economia “positiva per la natura”, perché – esordisce Steer – «il mondo intero non deve solo diventare “a emissioni zero” entro il 2030, ma “fare del bene” all’ecosistema, fermando la perdita di biodiversità e la deforestazione e inaugurando un approccio che guardi alla rigenerazione e alla circolarità del pianeta».

Quello di un’economia “nature-positive” è un obiettivo globale che deve poggiare sulla cooperazione tra imprese, governi e Istituzioni finanziarie – ribadisce Matilda Ernkrans, Ministro per la cooperazione internazionale della Svezia – e le nuove generazioni, nel conseguirlo, hanno un ruolo di primo piano, come già è stato dimostrato.

Servono politiche efficaci, investimenti e strategie mirate, che trasformino il nostro rapporto con la natura. In questa direzione – viene ricordato – va il Leaders Pledge for Nature, promessa, “impegno”, firmato dagli Stati membri dell’ONU nel 2020, «a invertire la perdita di biodiversità entro il 2030».

Geraldine Matchett, Co-CEO e Membro del Consiglio Direttivo dell’olandese Royal DSM, a tale riguardo punta il dito su quella che, in questo momento, è considerata una priorità nell’ambito della produzione alimentare globale, ossia l’agricoltura rigenerativa, fondata su tecniche di coltivazione che, a differenza di quanto accade in tutto il mondo con l’agricoltura intensiva, non sfruttano né impoveriscono il suolo. Il terreno va rigenerato, nutrito e arricchito, mettendo al bando sostanze chimiche e pesticidi. È un primo importante passo verso l’adozione di misure nature-positive per il bene dell’umanità intera.

Il gruppo di relatori del live streaming “Accelerating a nature-positive economy for people and planet” in tema di inclusività e sviluppo sostenibile.
Il gruppo di lavoro del live streaming “Accelerating a nature-positive economy for people and planet”

Inclusività e sviluppo sostenibile: puntare sulla collaborazione tra settore finanziario e aziende private

Bill Winters, CEO presso la Standard Chartered Bank, rimarca la tesi già espressa in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26), tenutasi a novembre 2021 a Glasgow, e cioè che le organizzazioni, nell’accelerare un’economia nature-positive, dovrebbero sempre più prendere decisioni in autonomia, senza attendere che siano i governi a dettare le linee della sostenibilità ambientale. Dunque, maggiore intraprendenza, da parte delle aziende private di tutto il mondo, nell’investire su progetti che puntino al benessere dell’intero ecosistema.

Aziende sostenute dalle banche, com’è nell’impegno di Standard Chartered, che – ad esempio – supporta i propri clienti nel raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti dagli Accordi di Parigi. Ma non solo. La società finanziaria internazionale di cui è CEO detiene un ruolo attivo, che non è solo quello dell’appoggio economico. Mettendo a punto un proprio metodo per misurare le emissioni di CO2 nell’ambito dei progetti e delle attività che finanzia, partecipa essa stessa al conseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale.

E a proposito di metodi per la misurazione delle emissioni, Achim Steiner, amministratore dell’United Nations Development Programme (UNDP), porta il dibattito sull’importanza delle tecnologie – tra cui quelle che fanno capo all’ambito di studi dell’intelligenza artificiale – e dei dati per rilevare lo stato di salute dell’ecosistema, diventato il nuovo indicatore di progresso a livello globale.

In tema di inclusività e sviluppo sostenibile, il messaggio chiaro e forte che proviene, in generale, dal World Economic Forum di Davos 2022 e, più in particolare, dalle due sessioni citate è che, nell’attuazione di politiche inclusive, a favore delle popolazioni economicamente fragili, così come nel processo di accelerazione di un’economia che faccia del bene al pianeta, la cooperazione tra i diversi stakeholder è la chiave del cambiamento concreto, che mette al bando il “bla bla bla” delle iniziative sterili, puntando invece dritto ai fatti.

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Paola Cozzi

Giornalista dal solido background acquisito lavorando presso i più prestigiosi Editori italiani | Ventidue anni di esperienza nello sviluppo di prodotti editoriali b2b, cartacei e digitali | Vent'anni alla direzione di una testata b2b in tema di Sicurezza anticrimine di tipo fisico | Attualmente si dedica al Giornalismo Digitale ed esplora nuove tecniche e nuovi stili di comunicazione

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