L’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti di Gartner pone l’attenzione su tre macro-temi relativi alle tecnologie immersive, all’intelligenza artificiale e agli ecosistemi dei dati. Tra le 25 tecnologie immersive selezionate fa la propria comparsa il metaverso, con una prospettiva di lungo termine.

TAKEAWAY

  • L’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti di Gartner individua tre macro-temi di sviluppo da tenere in grande considerazione nell’ambito delle tecnologie immersive, dell’intelligenza artificiale e degli ecosistemi di dati;
  • Il metaverso entra nella celebre curva di Gartner nella sua connotazione più classica, che lo vede quale un ambiente digitale persistente, generato dalla fusione tra mondi reali e mondi virtuali, in cui è possibile vivere esperienze immersive;
  • Il precedente della realtà virtuale insegna come un fenomeno come il metaverso sia molto difficile da contestualizzare, come dimostra l’attuale asincronia tra la grande aspettativa mediatica in atto e la fase di palese inverno tecnologico che stiamo vivendo.

Puntuale come ogni anno è arrivato l’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti di Gartner, uno degli strumenti più popolari e diffusi per orientare gli investimenti nell’ambito dell’innovazione tecnologica. L’edizione di quest’anno segna un punto di rottura abbastanza evidente rispetto alle uscite che l’hanno preceduta, orientando la propria attenzione verso tre macro-temi fondamentali.

In un contesto che vede la prevedibile quanto massiccia presenza di intelligenza artificiale e cloud computing, la principale curiosità è costituita dal metaverso, inserito a sorpresa in qualità di singola tecnologia emergente nel più ampio contesto delle tecnologie immersive.

I tre macro-temi dell’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti: tecnologie immersive, automazione AI e ecosistemi di dati

L’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti di Gartner ha individuato tre macro-temi a cui gli investitori, i CIO e gli IT leader aziendali dovrebbero dedicare nello specifico le loro attenzioni nell’ambito della trasformazione digitale.

Tema 1: Evolving/expanding immersive experiences

Le tecnologie immersive continuano a manifestare un profondo interesse in vari ambiti di business, e continuano a farlo soprattutto perché appaiono ancora piuttosto lontane dalla loro maturità tecnologica.

Il beneficio identificato da Gartner per le tecnologie immersive coincide con la capacità di garantire agli individui un maggior controllo sui loro dati e sulle loro identità digitali, espandendo il range di esperienze nei mondi virtuali.

Tali tecnologie consentono alle aziende di raggiungere i propri consumatori sfruttando nuovi canali o potenziando la capacità di coinvolgimento delle esperienze attualmente implementate.

Nell’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti, Gartner ha selezionato alcune tecnologie nell’ambito dell’espansione delle esperienze immersive, che sono:

  • Digital twin of the customer (DToC)
  • Decentralized identity (DCI)
  • Digital humans
  • Internal talent marketplaces
  • Metaverse
  • Non-fungible token (NFT)
  • Superapp
  • Web3

Tema 2: Accelerated AI automation

L‘intelligenza artificiale sta dimostrando un’integrazione sempre più profonda nell’ambito di varie applicazioni. Il nodo ora risiede nel renderla più efficiente possibile, funzionalmente agli obiettivi di business da soddisfare.

La crescita della AI adoption rappresenta un momento critico per l’evoluzione dei prodotti, dei servizi e delle soluzioni digitali e risiede in molte attività, tra cui la creazione di modelli AI specializzati, nel miglioramento delle procedure di training dei modelli AI stessi, rendendo tali tecnologie disponibili per un’ampia varietà di pubblico, anche non tecnico.

Secondo quanto emerge dall’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti, l’automazione dei processi legati all’intelligenza artificiale consentirà, in senso ampio, di svolgere previsioni più accurate nell’informare e supportare consapevolmente le decisioni dell’uomo, sulla base dell’enorme quantità di dati che abbiamo a disposizione.

Le tecnologie emergenti individuate da Gartner nell’ambito dell’accelerare la AI automation sono le seguenti:

Tema 3: Optimized technologist delivery

In tale macro-tema rientrano tutte le tecnologie orientate a favorire lo sviluppo di prodotti, servizi e soluzioni digitali. L’esempio più rappresentativo è costituito dai cloud data ecosystem, che garantiscono la disponibilità e la gestione di una grande varietà di dati, per alimentare tutti i possibili carichi di lavoro aziendali.

Cloud computing e Big Data rappresentano un punto di svolta epocale nella storia della tecnologia e la capacità di analizzare i dati costituisce il principale abilitatore della trasformazione digitale.

In tale contesto interviene un’enorme varietà tecnologica e non è assolutamente un caso che il terzo tema dell’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti si presenti quale il più numeroso dal punto di vista delle tecnologie emergenti coinvolte:

  • Cloud data ecosystems
  • Augmented FinOps
  • Cloud sustainability
  • Computational storage (CS)
  • Cybersecurity mesh architecture (CSMA)
  • Data observability
  • Dynamic risk governance (DRG)
  • Industry cloud platforms
  • Minimum viable architecture (MVA)
  • Observability-driven development (ODD)
  • OpenTelemetry
  • Platform engineering
L’Hype Cycle per le Tecnologie Emergenti 2022 di Gartner (fonte: Gartner, Inc.)
L’Hype Cycle per le Tecnologie Emergenti 2022 di Gartner (fonte: Gartner, Inc.)

Il metaverso di Gartner nell’Hype Cycle 2022 per le tecnologie emergenti

A nostro avviso la scelta dei tre macro-temi, a cui fanno riferimento le 25 tecnologie emergenti selezionate da una lista iniziale che ne prevedeva oltre 2000, appare pienamente giustificata dagli obiettivi generali dello studio che ogni anno Gartner propone agli investitori e ai C-Level per orientare le loro attenzioni.

Chi si è avvicinato al metaverso nell’ultimo periodo potrebbe rimanere sorpreso da una collocazione nell’ambito delle tecnologie emergenti, in quanto nella sua contestualizzazione attuale viene quasi sempre presentato quale termine ombrello capace di includere anche il macro-tema in cui è inserito, ossia le tecnologie immersive.

La scelta di Gartner appare anche in questo caso condivisibile, in quanto il celebre analista si riferisce al suo significato originale, ossia quello di uno

spazio virtuale 3D collettivo condiviso, creato dalla convergenza tra la realtà fisica virtualmente avanzata e la realtà digitale. Il metaverso è persistente e garantisce esperienze immersive avanzate”.

Tale definizione equivale alla fusione tra mondi reale e mondi virtuali persistenti che fa da sempre riferimento alla AR cloud. In tal senso, appare corretta anche l’associazione temporale scelta da Gartner, che prevede una permanenza sulla curva di almeno dieci anni, in quanto gli elementi tecnologici necessari per abilitarla non saranno certamente mature prima di allora.

In tal senso, ciò che dovrebbe piuttosto sorprendere gli stakeholder è il fatto che Gartner ha deciso di inserire soltanto adesso una dimensione tecnologica che esiste ormai da moltissimi anni ed è già stata oggetto di laute previsioni di business ben prima che Zuckerberg la rendesse mainstream nello scorso mese di ottobre, annunciando al mondo il metaverso di Facebook: Meta.

Una motivazione logica arriverebbe associando il concetto di tecnologia emergente a quello di tecnologia embrionale. Secondo Melissa Davis, VP Analyst di Gartner:

Tutte queste tecnologie si trovano allo stato iniziale, alcune in fase embrionale, e vi è grande incertezza sulla loro possibile evoluzione. Le tecnologie embrionali presentano i maggiori rischi in termini di sviluppo ma potenzialmente anche maggiori benefici per gli early adopter”.

Il metaverso prospettato da Gartner rappresenta, in termini di business, un punto a capo rispetto alla sua pluriennale, per quanto immatura, tradizione tecnologica. La scelta di etichettare il già noto AR cloud come metaverso appare un evidente endorsement per indirizzarlo all’attenzione degli investitori con una connotazione tecnologica capace di andare oltre l’effimera buzzword con cui si sta guadagnando un confusionario hype mediatico.

Metaverso e realtà virtuale: storia di un déjà vu

Nel contesto delle tecnologie immersive, il metaverso è stato preceduto nell’Hype Cycle di Gartner dalla realtà virtuale e dalla realtà aumentata, che sono ormai entrate da diversi anni nell’ambito del plateau of productivity, che segna l’uscita dalla curva stessa.

Nel caso della realtà virtuale, appare evidente come, da un lato, abbia trovato la sua connotazione nell’industria entertainment ed enterprise, dove viene ampiamente utilizzata nell’ambito delle simulazioni virtuali 3D, in primo luogo per il training. Le previsioni di business trilionarie a cui i vari analisti fanno riferimento, in coincidenza con la sua adozione a livello mainstream, sono tuttavia ben lungi dall’essere raggiunte.

In altri termini, la realtà virtuale attraversa tuttora la fase emergente della propria storia tecnologica, e per vari aspetti addirittura embrionale. Per alcune tecnologie emergenti l’Hype Cycle rappresenta un percorso esauriente in funzione della loro maturazione e adozione a livello mainstream, per altre non è sufficiente, soprattutto dal punto di vista dell’evoluzione temporale, troppo complessa per pensare di poter essere ricondotta ad un semplice andamento lineare.

Lo strumento analitico di Gartner svolge pienamente il proprio obiettivo in termini di orientamento di business, ma non va erroneamente assunto come qualcosa che non è e non ha alcuna intenzione di essere. L’indice di maturità tecnologica che emerge dall’uscita della curva costituisce un aspetto secondario rispetto all’obiettivo principale per cui tale strumento è stato concepito: suggerire agli stakeholder dell’innovazione aziendale le tecnologie più dirompenti su cui porre la propria attenzione, rimandando ovviamente ad indagini più approfondite, che lo stesso Gartner svolge quale consulente.

Le tecnologie emergenti dalla portata più dirompente, tra cui figurano tra le altre anche l’intelligenza artificiale, la robotica, la blockchain, l’IoT e la realtà aumentata, sono contrassegnate da cicli evolutivi che possono durare molto più dei dieci anni inquadrati dall’Hype Cycle di Gartner, rimanendo a tutti gli effetti emergenti anche dopo il loro primo periodo di grande aspettativa, disillusione e presunta maturazione. Si tratta di un fenomeno ampiamente noto come le estati e gli inverni della tecnologia.

Attualmente, sia la realtà virtuale che il metaverso, dal punto di vista tecnologico, attraversano una fase invernale, senza particolari novità tecnologiche all’orizzonte e con l’enorme spada di Damocle della recensione sul proprio capo.

Un’immagine diventata un’icona: l’Hype Cycle della realtà virtuale

Per chiarire cosa sta accadendo oggi al metaverso possiamo citare un precedente molto concreto, di cui conosciamo già il finale. Un finale molto aperto. La realtà virtuale è uscita dall’Hype Cycle nel corso del 2017. Allora come ora vi era lo zampino di Mark Zuckerberg.

Nel 2014, Facebook aveva acquisito in toto Oculus per 2,3 miliardi di dollari. La start-up fondata da Palmer Luckey era specializzata in visori per la realtà virtuale, così come la sua storica concorrente, la cinese HTC Vive. I big money di Facebook parevano essere la consacrazione per una tecnologia che, secondo i media generalisti, di lì a breve avrebbe dovuto rivoluzionare i canoni esperienziali della comunicazione sociale.

Le cose sono andate molto diversamente e tuttora i tempi per un’implementazione di massa della realtà virtuale appaiono ben remoti. Oggi la realtà virtuale è una tecnologia enterprise utilizzata in ambiti specialisti. Nella sua controparte entertainment, le piattaforme come Meta e Playstation VR stanno facendo progressi, ma l’evoluzione tecnologica appare molto lenta e la loro quota di mercato, nell’ordine di pochi milioni di utenti, è tuttora assolutamente marginale per business come Meta, Google e Apple, che ragionano con tre zeri in più. Ragion per cui il brand della mela morsicata non ha tuttora ufficializzato il proprio esordio in questo particolare mercato.

Di quella grande stagione di Hype della realtà virtuale ci rimane un’immagine dalla straordinaria potenza comunicativa. Al Mobile World Congress di Barcellona del 2016, Zuckerberg ha tenuto un evento destinato ad entrare nella storia della tecnologia. L’allora presentazione del Samsung Gear VR, realizzato proprio da Oculus, fu l’occasione in cui il fondatore di Facebook affermò di voler portare la realtà virtuale sulla testa di miliardi di persone. Zuckerberg ha iniziato a farlo proprio in quella sala, a Barcellona, in una mite serata di febbraio, immergendo i presenti in una situazione distopica, mentre lui rideva soddisfatto e probabilmente del tutto inconsapevole di aver generato un’immagine che è diventata a tutti gli effetti l’icona dell’egemonia dei big tech nel controllo delle masse, prospettando scenari tutt’altro che edificanti per ciò che viene atteso dopo il famigerato Web 2.0: il metaverso, nella sua accezione più ampia.

Il sorriso di Mark Zuckerberg all’evento Facebook del Mobile World Congress del 2016 (fonte: Facebook – link: https://www.facebook.com/zuck/posts/10102665126861201?pnref=story)
Il sorriso di Mark Zuckerberg all’evento Facebook del Mobile World Congress del 2016 (fonte: Facebook – link: https://www.facebook.com/zuck/posts/10102665126861201?pnref=story)

Il metaverso nel 2022: un’aspettativa destinata ad un fisiologico ridimensionamento

La fine del 2021 è stata segnata da grandi annunci, tra cui lo storico evento in cui Zuckerberg ha annunciato il rebranding di Facebook in Meta. Ai proclami trionfalistici che presupponevano l’assunzione di 10mila dipendenti soltanto in Europa per sostenere la ricerca e lo sviluppo del metaverso, è subentrata una realtà ben più infelice, fatta di crolli in borsa, licenziamenti in tronco e una forte frenata nel ciclo di assunzioni previsto.

Mentre i media e, più in generale, gli ambienti legati al marketing continuano ad incrementare l’Hype attraverso la buzzword del metaverso, all’atto pratico sarebbe già in atto una fase di profonda disillusione. Secondo quanto affermato dallo stesso Zuckerberg il 27 luglio scorso attraverso una nota per gli investitori, Facebook avrebbe dimezzato il ritmo di assunzioni per le posizioni relative al metaverso. Apple gli ha fatto eco il giorno successivo, idem Alphabet (Google) di lì a breve.

In altri ambiti i big tech hanno intrapreso alcune campagne di licenziamento, orientate secondo parametri di redditività definiti e controllati dagli algoritmi, che suggeriscono chi licenziare o meno, senza farsi apparenti scrupoli. Sarà questo il new normal dell’HR?

Tornando al metaverso, la pesante recessione in atto e in divenire non ha certamente arrestato lo sviluppo, ma ne ha rallentato prudenzialmente le ambizioni. L’attuale domanda di mercato non è al momento in alcun modo in grado di sostenere l’esborso che i big tech stanno effettuando in termini di investimento, scarsamente supportato da nuovi investitori.

Secondo fonti pubblicate da Fiverr, marketplace di servizi freelance, sarebbe invece in aumento la produzione delle piccole realtà indipendenti, principalmente impegnate nella produzione di contenuti 3D per strutturare e popolare i mondi virtuali del metaverso. Un dato che non sorprende, dal momento che molte aziende stanno sperimentando le prime applicazioni immersive, anche su progetti di piccole dimensioni.

Tra aspettativa e disillusione, l’Hype Cycle di Gartner accende l’ennesimo riflettore su una delle dimensioni tecnologiche più coinvolgenti in assoluto, per via delle implicazioni su larga scala che il metaverso sta assumendo nell’ambito dell’intero sistema socioeconomico.

Scritto da:

Francesco La Trofa

Giornalista Leggi articoli Guarda il profilo Linkedin