L’Intelligenza Artificiale è il cervello tecnologico del metaverso: la visione egocentrica di Meta AI

Dopo aver presentato Meta, Mark Zuckerberg è tornato sull’argomento metaverso per svelare come il suo sviluppo sia indissolubilmente legato all’Intelligenza Artificiale. Dalla traduzione simultanea a interfacce conversazionali sempre più umane nel loro comportamento, il metaverso si avvia ad essere un ambiente digitale egocentrico, realmente a misura d’uomo, a patto di saper indirizzare in maniera corretta e condivisa i presupposti etici delle tecnologie abilitanti.

TAKEAWAY

  • Meta AI (già Facebook Research) è da molti anni attiva nello sviluppo di tecniche di Intelligenza Artificiale per contrastare i contenuti nocivi generati dagli utenti sui social network del gruppo. Tali funzionalità vengono ora estese alle capacità generative dell’AI, per creare i contenuti del metaverso.
  • Intelligenza artificiale e metaverso costituiranno un binomio cardine per il social network di prossima generazione, sempre più coinvolgente e immersivo grazie alla sinergia con tecnologie 3D interattive come la realtà virtuale e la realtà aumentata.
  • Come sempre accade quando c’è di mezzo Zuckerberg, non mancano le perplessità su temi come la privacy degli utenti. Ne emerge un dibattito utile a mettere in evidenza le criticità da affrontare e normare, in funzione dell’esperienza che i popoli del mondo reale vivranno nel metaverso.

L’evento corporate “Meta Inside the Lab: costruire il metaverso con l’AI” è stata l’occasione rivolta al grande pubblico per rivelare con chiarezza il percorso strategico che la società di Mark Zuckerberg sta seguendo per costruire l’enorme ecosistema del suo metaverso. L’evento, durato circa tre ore, non si è rivelato il consueto mix di marketing e futurologia utile ad attirare l’attenzione degli investitori con l’esca dell’hype, ma ha ricordato molto da vicino le occasioni divulgative dell’ormai ex Facebook Research, offrendo moltissimi esempi pratici e spunti di riflessione sulle tecnologie che ci attendono nei prossimi anni. Il focus della ricerca di Meta AI è orientato alla costruzione di un ecosistema di tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale, per sostenere tutte le applicazioni necessarie alla creazione e al controllo degli asset che popoleranno i mondi virtuali del metaverso.

I famigerati User Generated Content (UGC), che già oggi costituiscono la linfa vitale dei social network, diventeranno sempre più rilevanti, dando luogo a quegli ambienti digitali dove si prospettano esperienze sempre più immersive e coinvolgenti. Una situazione di grande innovazione, tuttavia non esente da rischi, che ci porta verso uno scenario in cui non potremo pretendere che siano i big tech a farsi carico in maniera esclusiva di una situazione che li vede in perenne conflitto di interessi.

Un duplice obiettivo per l’Intelligenza Artificiale: combattere i contenuti nocivi e gettare le basi per il metaverso

Il pubblico generalista potrebbe essere rimasto sorpreso quando, alla fine del 2021, Mark Zuckerberg ha annunciato il rebranding della holding Facebook, cambiando la targa in Meta. Tale circostanza ha per molti messo sulla carta geografica il fenomeno del metaverso, una dimensione digitale capace di fondere il mondo reale con le esperienze virtuali abilitate dalle tecnologie immersive, come la realtà virtuale e la realtà aumentata.

Fatto Meta, occorre fare il metaverso e sarà tutt’altro che una passeggiata, in quanto le ambizioni della visione che Zuckerberg ci prospetta non hanno precedenti nella storia delle tecnologie digitali. Il progetto in realtà parte molto più da lontano, quando ancora il metaverso non costituiva di certo una priorità. L’impiego dell’Intelligenza Artificiale è arrivato sulla base di esigenze differenti, pur sempre focalizzate sul controllo dei contenuti generati dagli utenti all’interno delle piattaforme social che ogni giorno coinvolgono ben 3,8 miliardi di persone. Tali sono i numeri dell’utenza attiva delle sole applicazioni della holding Meta.

In questa sede non ci soffermeremo sulle possibilità che i social VR di Meta possano o meno diventare lo standard esperienziale nel futuro che si prospetta nel metaverso, come è stato per Facebook, Instagram, Whatsapp e Oculus nel web 2.0 in cui stiamo navigando mentre leggiamo queste righe.

Ad oggi non è dato sapere come andrà a finire e giocare a fare gli indovini non aggiunge nulla in termini di consapevolezza. Cercheremo pertanto di capire perché l’Intelligenza Artificiale è e sarà sempre più cruciale nel costruire e gestire gli ambienti di relazione online come i social network, a prescindere da ciò che accadrà nel metaverso.

Uno dei problemi storici dei social network è il filtro dei contenuti nocivi, quelli che violano apertamente le policy e i regolamenti sottoscritti al momento della creazione dell’account e, in senso più ampio, le leggi e le normative vigenti negli stati entro cui ricade la sovranità delle pubblicazioni, a cominciare dagli aspetti relativi al copyright. Dal “lontano” 2013, Facebook ha intrapreso importanti investimenti sull’Intelligenza Artificiale, per sviluppare applicazioni in grado di riconoscere ed eliminare i contenuti nocivi che gli utenti propongono ogni giorno in buona e cattiva fede.

Inutile girarci attorno. L’adozione della AI risulta tecnicamente l’unica opzione possibile, data l’enorme quantità di dati da analizzare, miliardi di contenuti testuali e visuali che vengono prodotti ogni giorno, in una varietà e una complessità che superano nettamente le capacità di filtro di qualsiasi organizzazione basata sulle capacità umane. Grazie agli strumenti di controllo basati sulla AI, Meta sta progressivamente risolvendo il problema dello stress traumatico cui vengono sottoposti i dipendenti che si occupano di censurare immagini e video in grado di generare un forte shock emotivo, con le inevitabili conseguenze in termini di salute psicofisica.

Tale argomento è stato e costituisce attualmente una questione di sicurezza sul lavoro e non ha mancato di far visita alle aule dei tribunali. Si tratta di una situazione che una realtà come Meta intende lasciarsi definitivamente alle spalle, insieme alle roventi polemiche che l’hanno di recente travolta con lo scandalo Cambridge Analytica e la pubblicazione, su tutti i principali media americani, dei Facebook Papers, un dettagliato report accusatorio redatto da ex dipendenti di Zuckerberg per denunciare gravi violazioni e condotte eticamente inammissibili che si sono susseguite negli anni.

Per Meta era ora di voltare pagina, in tutti i sensi, e il metaverso ha costituito l’occasione perfetta per evadere in una nuova dimensione distopica, anche rispetto ai problemi e ai vizi che le si prospettano del mondo reale.

Una nuova generazione di assistenti virtuali: il cognitive computing immersivo di CAIRaoke

Uno degli aspetti fondamentali per cui Meta sta lavorando sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale è la dichiarata volontà di creare ambienti immersivi in cui l’utente possa godere di una conversazione naturale con gli assistenti virtuali delle varie applicazioni. Nel metaverso che immagina e ci descrive Zuckerberg, le applicazioni devono cambiare prospettiva rispetto a quelle tradizionali, per iniziare a vedere il mondo dal nostro punto di vista, in prima persona, e assisterci passo dopo passo nelle nostre operazioni.

Per dare forma a questa egocentrica concezione di metaverso, Meta ha presentato Project CAIRaoke, un ecosistema di funzioni capace di interagire end-to-end con le persone durante la loro esperienza online.

Le due tecnologie fondamentali per abilitare questa visione sono l’Intelligenza Artificiale e la realtà aumentata. Nel primo caso, risulta decisiva l’azione del cognitive computing, il cervello sintetico che anima le interfacce conversazionali imitando l’approccio del pensiero umano. La realtà aumentata ha invece il compito di generare i contenuti 3D e le interfacce utente che “aumentano” il mondo reale delle informazioni contestuali capaci di guidare l’uomo nelle applicazioni del metaverso.

Tali funzioni adesso potrebbero apparire del tutto superflue, ma risulteranno con buona probabilità decisive quando inizieranno a diffondersi a livello consumer gli occhiali in realtà aumentata (AR glasses), al punto che Meta si dice intenzionata a diffondere CAIRaoke sulla maggior varietà di device possibile.

Sulla base delle vicende che hanno per anni coinvolto Facebook, è facile presagire che tali implementazioni non mancheranno di suscitare polemiche in merito alla privacy degli utenti. Un sistema come CAIRaoke, o quel che sarà nella sua versione finale, è in grado di tracciare in maniera incredibilmente dettagliata molti dati di natura comportamentale, oltre a risultare condizionante nella sua azione propositiva.

Un assistente virtuale intelligente e socialmente evoluto come quello che prospetta Zuckerberg sarà facilmente in grado di instaurare una solida relazione emotiva con le persone, influenzandone le decisioni. Tale applicazione dell’AI, se utilizzata in maniera eticamente impropria, potrebbe agevolare interessi non favorevoli alla collettività, oltre a incrementare lo sfruttamento dei dati di interazione, spesso utilizzati per finalità commerciali del tutto estranee rispetto all’applicazione in cui sono stati acquisiti. Un film già visto, che rischia di arricchirsi di sequel dalla regia piuttosto problematica.

Il metaverso: un luogo dove tutti parlano la loro lingua, grazie all’AI

La visione del metaverso che ci propone Zuckerberg è un luogo in cui l’utente vive un’esperienza naturale, in quanto è l’applicazione a doversi finalmente adattare alle sue esigenze, a cominciare dal punto di vista soggettivo. Il metaverso diventa un’esperienza egocentrica, resa possibile grazie al livello di comprensione del cognitive computing, le cui applicazioni imitano il modo di pensare e di vedere le cose dell’uomo.

Un esempio tangibile di quanto espresso da Zuckerberg è dato dalla principale barriera culturale nella comunicazione: la presenza di lingue differenti. Meta AI è da tempo attiva nello sviluppo di un modello di Intelligenza Artificiale che possa finalmente consentire a tutti gli utenti che popolano un social network una traduzione simultanea delle loro conversazioni. Nel metaverso ognuno deve essere libero di parlare la propria lingua, comprendendo ogni messaggio senza doversi preoccupare di quella che parlano gli altri avatar.

Per raggiungere questo risultato, occorre cambiare radicalmente la logica dei tradizionali traduttori multilingua, che traducono i contenuti di qualsiasi lingua in inglese per tradurli nuovamente nella lingua desiderata dall’applicazione. Tale metodo, oltre che lento e inefficiente in termini qualitativi, non risulta affatto naturale in un contesto conversazionale.

Grazie all’Intelligenza Artificiale, Meta AI intende sviluppare un sistema nativamente inclusivo, attivo su oltre 100 lingue, in cui la traduzione avviene in modalità many-to-many, senza una lingua intermedia di riferimento. Allo stesso modo, sarebbero già in fase avanzata delle ricerche che sfruttano nuove funzionalità AI per eliminare, quanto non necessaria, la componente testuale e consentire finalmente una traduzione voice-to-voice dei contenuti.

La logica di traduzione simultanea vocale che Meta AI immagina per il suo metaverso consente inoltre di utilizzare un unico modello di Machine Learning per la parte di comprensione e quella di interazione delle interfacce conversazionali di CAIRaoke.

Senza entrare nei tecnicismi, ci basti sapere che il workflow su cui sta lavorando Meta AI per CAIRaoke appare molto più snello, naturale ed efficiente nella comunicazione rispetto a quello attualmente impiegato dalle tradizionali interfacce conversazionali basate sul Machine Learning. Tale semplicità nell’interfaccia di relazione con l’utente si traduce in una complessità elaborativa tutt’altro che trascurabile ed è tra le ragioni che per cui Meta, come vedremo, ha deciso di investire nell’allestimento di un supercomputer dedicato esclusivamente al calcolo delle funzionalità AI del suo ecosistema.

Intelligenza artificiale e metaverso: tecnologie open source per coinvolgere la ricerca accademica e le start-up

Per colmare il gap che intercorre tra la tecnologia e le applicazioni, Meta ha deciso di rendere open source molti degli strumenti che sta sviluppando da anni, finalmente maturi per essere utilizzati su larga scala da soggetti dotati di competenze eterogenee. Tale decisione consentirà all’azienda di Zuckerberg di incrementare la propria community, con il fondamentale contributo di chi ne condivide gli obiettivi ma non ha ovviamente a disposizione le risorse necessarie per sviluppare tecnologie proprietarie. Tra i progetti che Meta ha deciso di rendere open source ritroviamo:

  • EGO4D: dataset che comprende oltre 4000 ore di contenuti video in prima persona e costituisce la risorsa più ampia attualmente disponibile nel contesto di quelli che vengono definiti i dati egocentrici, fondamentali per il training dei modelli AI nel percepire il mondo dal punto di vista di chi lo osserva soggettivamente
  • DIGIT: sensore tattile low cost per applicazioni robotiche di manipolazione assistite, supportate dal Machine Learning
  • PyTouch: libreria Python per ML a support delle applicazioni touch, utili a sviluppare, attraverso l’utilizzo degli avatar 3D, quelle situazioni tattili di fatto riconducibili a quelle percepite nel mondo reale
  • TorchRec: libreria per sistemi di raccomandazione, di cui sono stati rilasciati i codici sorgenti, sia per un fattore di condivisione tecnologica che per dimostrare un approccio trasparente nei confronti di quelle applicazioni capaci di influenzare molto direttamente le decisioni umane
  • Habitat: simulatore per il training di robot e assistenti virtuali operativi in ambienti reali. A fronte della notevole complessità simulativa, Habitat gira con sufficiente profitto su una workstation dotata di una scheda video mid range

È lecito attendersi che altre tra le centinaia di tecnologie che Facebook Research ha sviluppato negli ultimi dieci anni vengano condivise con la community, con l’obiettivo di supportare lo sviluppo di nuove applicazioni per il metaverso.

In tema di intelligenza artificiale e metaverso, la svolta open source di Meta è finalizzata a coinvolgere maggiormente il mondo della ricerca accademica, troppo spesso autoreferenziato nella produzione di paper che trovano di rado un seguito nell’economia reale, che costituisce invece il principale motore delle start-up innovative che cercano di dare forma a nuove idee imprenditoriali basate sulle tecnologie emergenti, tra cui la realtà virtuale e la realtà aumentata. Il supporto tecnologico di un colosso come Meta potrebbe favorire la loro azione nell’interesse comune di accelerare lo sviluppo delle applicazioni del metaverso.

Un supercomputer nuovo di zecca, la Generative AI e altri costosi giocattoli per costruire il metaverso

Per supportare l’enorme fabbisogno computazionale di cui necessitano tutte le applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale, Meta è da tempo attiva nella costruzione del AI Research SuperCluster (RSC), un supercomputer che dovrebbe essere acceso entro il 2022, con i presupposti di essere il più potente elaboratore disponibile sul pianeta.

Nei piani di Meta, RSC consentirà di risolvere la priorità più pressante: utilizzare la AI per individuare e bloccare i contenuti nocivi, ma è stato dichiaratamente progettato anche per sostenere la ricerca del metaverso, soprattutto per quanto concerne la generazione dei contenuti da parte degli utenti.

In tema di intelligenza artificiale e metaverso, l’intenzione di Meta dovrebbe essere quella di strutturare una pipeline AI multi-modale in grado di elaborare dati testuali, vocali e visuali. In particolare, per questi ultimi si prevede un apprendimento semi supervisionato, con l’obiettivo di ridurre progressivamente la mole di dati richiesta nel training dai modelli supervisionati. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere finalmente una generalizzazione apprezzabile, oltre a ridurre il bias dei risultati,, tipico delle soluzioni supervisionate.

L’evento Meta Inside the Lab ha, inoltre, reso tangibili le potenzialità delle partnership avviate dalla società di Zuckerberg con NVIDIA e Microsoft, altri due brand molto attivi nella ricerca e sviluppo di tecnologie utili ad alimentare i rispettivi ecosistemi di soluzioni hardware/software per il metaverso.

Meta ha, infatti, mostrato alcuni esempi sviluppati con Builder Bot, tool proprietario che utilizza le reti neurali avversarie per creare contenuti fotorealistici a partire da una semplice descrizione testuale (Text-to-Image) o da uno schizzo grafico concettuale (Draw-to-Image). Risultati di questo genere sono da qualche tempo possibili grazie alla tecnologia GauGAN2 di NVIDIA o a DALL-E di OpenAI, controllata da Microsoft e creatore del celeberrimo GPT-3, terza evoluzione del Generative Pre-training Transformer, che utilizza tecniche di Deep Learning per generare contenuti testuali simili a quelli prodotti dall’uomo.

Tra le meraviglie tecnologiche che da qualche mese GPT-3 ha reso disponibili a tutti, è impossibile non apprezzare le potenzialità del nuovo tool Codex che, sulla base del linguaggio naturale, genera automaticamente il codice utilizzato per sviluppare le applicazioni software. Tra qualche tempo, anziché alzarci al mattino, sederci davanti a un pc e iniziare a scrivere il codice, sarà possibile dire al nostro assistente virtuale preferito cosa intendiamo programmare e sarà l’Intelligenza Artificiale a sviluppare l’applicazione al posto nostro. Comodo vero?

Intelligenza artificiale e metaverso: quale etica per l’AI?

In tema di intelligenza artificiale e metaverso, quelli citati sono soltanto alcuni, anzi, una minima parte degli esempi di ciò che si potrà fare nel metaverso, l’affascinante luogo virtuale che Zuckerberg immagina a misura d’uomo e che descrive con uno storytelling tecnologico senza precedenti.

D’altro canto, gli scettici a oltranza, oltre a non credere a una sola parola di ciò che dice, per ora non riescono a levarsi dalla testa che il controverso fondatore di Facebook stia semplicemente investendo per creare nuove forme di controllo, in grado di rendere gli utenti delle risorse da sfruttare in maniera ancora più efficace rispetto a quanto avviene con i social network attualmente in capo alla sua holding.

Avendo ampiamente previsto questo scenario, in cui del resto continua a tardare un’azione di governance etica da parte dei governi soprattutto in merito ai criteri di sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, Meta ha giocato d’anticipo, con l’istituzione di Responsible AI. Si tratta di una specifica divisione aziendale, composta da figure multidisciplinari attive in cinque differenti aree tematiche: Privacy & Security, Fairness & Inclusion, Robustness and Safety, Transparency & Control, Governance & Accountability.

Responsible AI, nomen omen, ha il compito di verificare che l’Intelligenza Artificiale venga utilizzata in maniera responsabile nelle varie aree di business in cui la holding è attiva, ribadendo come le persone siano più che mai al centro del codice etico dell’azienda.

La strada che ci condurrà alla scoperta e all’esperienza nel metaverso sarà stimolante e al tempo stesso ricca di insidie, ma la sensazione è che ancora una volta la tecnologia stia correndo molto più veloce di chi è chiamato a governarla nell’interesse pubblico. Oggi più che mai, il ruolo etico dell’Intelligenza Artificiale costituisce l’ago della bilancia del futuro che intendiamo vivere.

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Francesco La Trofa

Da vent’anni attivo nella ricerca relativa alle tecnologie 3D, divulgatore sul tema delle applicazioni enterprise di tali tecnologie e autore di “VR Developer. Il creatore di contenuti in realtà virtuale ed aumentata” (2018), edito da Franco Angeli (vrdeveloper.info). Scrive di IT anche per il portale https://www.sergentelorusso.it/

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