Il valore sociale del metaverso

La collaborazione nei mondi virtuali implica l’emergenza di un valore sociale del metaverso, da cui derivano inevitabilmente un serie di importanti riflessioni, che spaziano dalla scarsa consapevolezza generale sull’argomento alle grandi sfide che andranno affrontate per sviluppare le sue applicazioni.

TAKEAWAY

  • La pandemia Covid-19 ha reso necessaria la collaborazione in ambienti virtuali, enfatizzando l’esigenza di integrare al mondo reale dei mondi virtuali 3D persistenti, interattivi e accessibili da qualsiasi luogo in qualsiasi momento. Si tratta di una sfida tecnologica e sociale che comporta importanti riflessioni.
  • Vari studi e ricerche evidenziano una notevole confusione e una scarsa consapevolezza sull’effettivo significato del metaverso, mentre le sue tecnologie abilitanti iniziano a entrare con una certa presenza nell’immaginario collettivo.
  • Il valore sociale del metaverso si esprime mediante una serie di importanti sfide, che vanno dalla dicotomia tra applicazioni centralizzate (Web 2.0) e decentralizzate (Web3) a importanti riflessioni sul fronte tecnologico, economico, etico, esperienziale, inclusivo e sugli impatti in termini di sostenibilità.

Parlare del valore sociale del metaverso significa fare riferimento a una serie di sfide che andranno affrontate da qui a venire. Ma prima di focalizzarci su queste, ricordiamo che il metaverso promette di fondere il mondo reale con i mondi virtuali in 3D, ai fini di consentire esperienze in grado di superare i limiti fisici entro cui siamo abituati a interagire.

Nel contesto di una serie di interviste recentemente svolte dal WEF (World Economic Forum), Peggy Johnson, CEO di Magic Leap, ha identificato un aspetto essenziale: «Oggi molte esperienze XR (Extended Reality) sono single-user e single-platform. Gli strumenti e le piattaforme crescono e consentono di creare esperienze condivise nel metaverso, utilizzando vari dispositivi in un modo non soltanto desiderabile, ma necessario per connettere i lavoratori insieme e rivoluzionare il modo di lavorare in vari settori».

Il passaggio dall’esperienza immersiva singolare, soprattutto nell’acerbo contesto tecnologico della realtà virtuale, a nuove applicazioni in grado di fare collaborare più persone nello stesso spazio virtuale condiviso rappresenta una situazione che segna per molti versi il punto di passaggio tra la condizione di proto-metaverso a quella del metaverso propriamente inteso, che attualmente vive la propria fase di early adoption.

La più recente connotazione di metaverso ha raggiunto una notevole popolarità nel corso degli ultimi dodici mesi, da quando nell’ottobre 2021 Mark Zuckerberg annunciò il rebranding di Facebook in Meta, presentando il suo programma per costruire, in una prospettiva di medio termine, il successore del web attuale, un grande social network in 3D dove ogni utente si identifica attraverso il proprio avatar.

Tale concetto non costituisce una novità assoluta, in quanto esperienze ludiche come Second Life, già negli anni 2000, hanno ampiamente anticipato l’eventualità di un mondo distopico e alternativo, dove è possibile vivere un’esperienza parallela rispetto a quella del mondo reale, per certi versi più appagante, grazie alla possibilità di dare libero sfogo all’immaginazione.

L’osservazione di Peggy Johnson, riferita nello specifico alle applicazioni utilizzate in ambito lavorativo, evidenzia tuttavia il vero punto di svolta dell’attualità, che ha preso vigorosamente forma durante la pandemia Covid-19. Se prima dei lockdown l’esigenza collaborativa attraverso strumenti digitali era vista come un qualcosa di accessorio, da un giorno all’altro è diventata assolutamente necessaria, anche per soddisfare le funzioni fondamentali della nostra quotidianità.

Il metaverso, inteso quale luogo virtuale di collaborazione tra le persone mediante le loro identità digitali, assume a tutti gli effetti un valore sociale, in grado di condizionare non soltanto i mondi distopici, ma il mondo stesso in cui viviamo, consentendoci di superare i confini dello spazio fisico in cui comunque continuiamo a interagire.

Se ai tempi di Second Life tutto questo, anche volendo, non sarebbe stato possibile, oggi le tecnologie per farlo iniziano ad essere sufficientemente mature per aprire una serie di riflessioni sui possibili scenari evolutivi.

L’esperienza sociale del metaverso implica necessariamente il fatto di dovere affrontare nuove sfide, sia nei termini della crescita economica che nell’emergenza di nuovi aspetti relativi all’etica, all’inclusione, alla sicurezza e alla governance di una dimensione che ancora non conosciamo nel dettaglio, essendo ampiamente in divenire, con i suoi rischi e le sue straordinarie opportunità.

Valore sociale del metaverso: una consapevolezza ancora da acquisire

Una ricerca pubblicata all’inizio del 2022 da Ipsos in merito a ciò che le persone sanno, o sostengono di sapere, riguardo al metaverso conferma una sensazione che gli addetti ai lavori avevano del resto già ampiamento intuito nel contesto della loro quotidiana esperienza con gli stakeholder.

L’indagine è stata svolta negli Stati Uniti, dove Ipsos ha rilevato come il 38% degli intervistati abbia dichiarato di conoscere il significato del metaverso. Una percentuale che sale fino al 53% nella fascia anagrafica compresa tra i 18 e i 34 anni, per calare inevitabilmente sotto il 20% nel caso degli over 55.

Il dato di popolarità del metaverso risulterebbe pertanto inferiore rispetto ad alcune delle sue tecnologie abilitanti, come la realtà virtuale (69%), la realtà aumentata (40%) o le criptovalute (56%), mentre si manterebbe in linea con gli NFT (37%) e l’IoT (35%).

In merito alla definizione di metaverso, soltanto il 16% degli intervistati lo identifica in modo corretto, quale un mondo virtuale in 3D in cui le persone possono socializzare, lavorare e comunicare tra loro.

Si tratta di meno della metà (42%) di coloro che sostengono di conoscerne il significato. Tra le definizioni rivedibili, il 10% riconosce come il metaverso sia una nuova piattaforma di social networking.

Il 9% identifica il metaverso come una tech company che ha sviluppato servizi in differenti aree consumer, mentre un ulteriore 9% crede il metaverso sia una nuova internet experience che connette più siti e piattaforme.

Al di là della pretesa analitica, questi dati confermano come la consapevolezza sul valore sociale del metaverso sia ancora un argomento oggetto di molta confusione, probabilmente per via della scarsa diffusione delle sue applicazioni, il che fa si che il metaverso venga confuso con altre esperienze digitali interattive.

I timori nei confronti del metaverso centralizzato e la sfida del Web3 decentralizzato

Trattare del valore sociale del metaverso, significa anche soffermarsi su un altro punto. L’evoluzione del metaverso nel suo primo stadio vede la profonda dicotomia tra i colossi del Web 2.0, fortemente centralizzato, che rappresenta il modello di comunicazione più diffuso a livello globale, e l’alternativa decentralizzata del Web 3.0 che, con l’avvento della tecnologia blockchain, è stato ridefinito e disambiguato quale Web3, secondo i disposti dell’omonima fondazione.

La questione è ormai ampiamente nota. Il Web 2.0, altrimenti noto come web delle piattaforme, ha visto giganti come Facebook (Meta) e Google conquistare rispettivamente il mercato dei social network e della navigazione nella rete, sia per quanto riguarda i motori di ricerca dei contenuti che i browser web utilizzati da miliardi di persone in tutto il mondo.

Ancora prima di rappresentare un’alternativa a livello tecnologico, il Web3 lancia una sfida di carattere prevalentemente etico, finalizzata a “restituire” agli utenti la proprietà e l’utilizzo nella rete dei propri dati, rendendoli in buona sostanza padroni del loro destino.

Il metaverso enfatizza questi concetti, per via dell’elevato livello di immersività e coinvolgimento che le esperienze nei mondi virtuali inevitabilmente comportano, aumentando in maniera drastica il volume di dati ceduti ai server dei provider centralizzati.

Se già oggi oltre il 92% del traffico nella rete è soggetto al controllo dei big tech, cosa potrebbe accadere quando saremo ulteriormente coinvolti nella nuova dimensione virtuale?

Il Web3, almeno nella sua teorizzazione ideale, propone applicazioni decentralizzate la cui governance è attribuibile agli utenti sulla base del modello organizzativo della DAO (Decentralized Autonomous Organization), che vede nella tecnologia blockchain uno dei propri cardini per quanto concerne il metaverso.

Tuttavia, l’oggettiva impossibilità – in primis in termini di risorse computazionali – di creare una rete alternativa globale basata sulla blockchain, attualmente colloca il Web3 nell’orbita di una serie di applicazioni e mondi virtuali decentralizzati, la cui maturità va poco oltre l’ambito della sperimentazione.

Le principali sfide nella costruzione del valore sociale del metaverso

La costruzione del metaverso coinvolge molti temi fondamentali, che spaziano dagli aspetti tecnologici abilitanti fino alla necessità di normare le sue applicazioni. In particolare, potremmo identificare almeno le seguenti aree disciplinari, entro cui emerge il valore sociale del metaverso, ossia il valore della collaborazione tra le persone nei mondi virtuali 3D.

Tecnologia

Gartner e McKinsey connotano il metaverso tra le tecnologie emergenti, con una prospettiva di sviluppo nell’ordine di almeno dieci anni e con importanti prospettive in termini di valore economico.

Gli elementi abilitanti come realtà virtuale, realtà aumentata, blockchain o la stessa IoT sono distanti almeno una generazione tecnologica rispetto alla maturità necessaria per vedere le prime implementazioni massive nel metaverso nella sua definizione più pura.

Iniziative come il Metaverse Standards Forum e il lavoro su formati open source come il glTF e il USD costituiscono una base tecnologica fondamentale per formare una lingua comune, attraverso cui tutti i creatori di contenuti virtuali potranno interagire per popolare le applicazioni con gli asset 3D di cui necessitano.

Esperienza utente (UX)

Al momento, le applicazioni immersive in realtà virtuale e, a eccezione delle applicazioni mobile, della realtà aumentata non dispongono di standard di interfaccia consolidati, ma sono il continuo adattamento delle interfacce tradizionali.

In altri termini, le UI sono molto spesso la trasposizione in un ambiente tridimensionale degli input method bidimensionali. Un ulteriore aspetto è dato dall’ergonomia dei dispositivi, in particolare i visori in realtà virtuale, che non sono ancora pronti per una vera e propria implementazione a livello mainstream.

L’hardware e il software per l’esperienza immersiva necessitano di studi e di sperimentazioni, in attesa che inizino a delinearsi una serie di applicazioni standardizzate, in grado di accompagnare la maturazione della tecnologia in senso generale.

Valore sociale del metaverso: focus sull’etica

Il metaverso pare orientato al medesimo dibattito che ormai da alcuni anni interessa altre aree tecnologiche emergenti, come la robotica e l’intelligenza artificiale, soprattutto per quanto concerne le sue ricadute sociali e, più in generale, sugli impatti che le sue applicazioni comportano per la vita dell’uomo.

Alla già citata diatriba tra metaverso centralizzato e decentralizzato, si aggiunge infatti la questione dell’impiego delle tecnologie immersive per applicazioni potenzialmente distruttive, come quelle in ambito militare, soprattutto se utilizzate oltre gli scopi della legittima difesa.

Da queste valutazioni non sono esenti le applicazioni in ambito finanziario, in merito alle possibili discriminazioni e alle implicazioni speculative che potrebbero inevitabilmente scaturire anche nei mondi virtuali.

Inclusione

Il metaverso, soprattutto per quanto concerne le sue applicazioni decentralizzate, è tecnologicamente complesso e rischia di escludere coloro che, per via di competenze limitate o fattori ambientali sfavorevoli, non riescono a usufruire in maniera corretta delle sue applicazioni, avvantaggiando piuttosto coloro che perseguono finalità esclusivamente speculative.

Si tratta, per certi versi, di un paradosso, in quanto le applicazioni decentralizzate partono proprio con l’intenzione di assumere un risvolto più democratico rispetto agli attuali modelli di servizi. Il metaverso costituisce una grande opportunità in termini di inclusione, a patto che le sue applicazioni sfruttino le tecnologie a disposizione senza implicazioni discriminatorie. Un ulteriore aspetto riguarda la gestione delle identità digitali.

Sostenibilità e valore sociale del metaverso

Oltre agli aspetti di sostenibilità economica, il valore sociale del metaverso non può prescindere dagli aspetti ambientali, soprattutto nel particolare periodo storico in cui stiamo vivendo, a cominciare dagli aspetti infrastrutturali.

Realizzare il metaverso sarà, infatti, estremamente energivoro, in quanto necessiterà in primis di infrastrutture fondamentali per garantire la persistenza dei dati, in moltissimi data center in cloud.

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Francesco La Trofa

Da vent’anni attivo nella ricerca relativa alle tecnologie 3D, divulgatore sul tema delle applicazioni enterprise di tali tecnologie e autore di “VR Developer. Il creatore di contenuti in realtà virtuale ed aumentata” (2018), edito da Franco Angeli (vrdeveloper.info). Scrive di IT anche per il portale https://www.sergentelorusso.it/

Articoli: 87

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